AGI - I mirtilli selvatici non fanno bene solo al cuore, ma sembrano sostenere la salute dell'intero organismo, dal metabolismo al microbioma intestinale fino alle funzioni cognitive. È quanto emerge da una nuova revisione scientifica pubblicata sulla rivista 'Critical Reviews' in 'Food Science and Nutrition', che fa il punto su oltre vent'anni di ricerche cliniche sugli effetti cardiometabolici di questi frutti.
La revisione, guidata dalla nutrizionista Sarah A. Johnson della Florida State University e sviluppata a partire da un simposio internazionale promosso dalla Wild Blueberry Association of North America, analizza i risultati di 12 studi clinici condotti in quattro Paesi, insieme a numerose altre ricerche sperimentali e meccanicistiche.
Le evidenze più solide riguardano la funzione vascolare: diversi studi mostrano che il consumo di mirtilli selvatici migliora la capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi e rispondere agli stimoli, talvolta già poche ore dopo una singola porzione e in altri casi dopo settimane o mesi di assunzione regolare.
Risultati incoraggianti emergono anche per la pressione arteriosa, i livelli di colesterolo e trigliceridi e il controllo della glicemia, soprattutto in persone con un rischio cardiometabolico elevato, anche se gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi e controllati.
La revisione dedica ampio spazio al ruolo del microbioma intestinale: fibre e polifenoli dei mirtilli selvatici raggiungono il colon, dove vengono trasformati dai batteri in metaboliti bioattivi che possono spiegare una parte rilevante degli effetti osservati sul metabolismo e sulla circolazione. In uno studio clinico di sei settimane, ad esempio, il consumo quotidiano di mirtilli selvatici ha aumentato la presenza di batteri benefici come i 'Bifidobacterium'.
Secondo gli autori, questa interazione con il microbioma potrebbe contribuire fino al 40% dei composti attivi rilevati nel sangue dopo l'assunzione di alimenti ricchi di polifenoli. La revisione segnala inoltre possibili benefici cognitivi negli anziani, con miglioramenti in memoria e velocità di pensiero, probabilmente legati a un migliore stato circolatorio e metabolico generale.
"Ciò che rende i mirtilli selvatici particolarmente interessanti è che non agiscono attraverso un unico meccanismo, ma sembrano influenzare più vie biologiche contemporaneamente", spiega Johnson, citando il ruolo del segnale dell'ossido nitrico, della riduzione dell'infiammazione e dello stress ossidativo, e delle interazioni tra dieta e microbioma. Gli autori suggeriscono un consumo quotidiano di circa una tazza di mirtilli selvatici, facilmente reperibili anche surgelati, come parte di una dieta equilibrata. Nel complesso, la revisione rafforza l'idea che questi frutti possano rappresentare un supporto nutrizionale concreto per la salute cardiometabolica, pur evidenziando che gli effetti possono variare da persona a persona e che sono necessari ulteriori studi per identificare dosi ottimali e soggetti maggiormente responsivi.