AGI - Il divario di genere nelle tempistiche legate allo sviluppo di problemi cardiovascolari, documentato da dati storici e letteratura scientifica, è ancora significativamente a sfavore degli uomini, che tendono a sperimentare malattie cardiache con 10 anni di anticipo rispetto alle controparti femminili. Questo, in estrema sintesi, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul *Journal of the American Heart Association*, condotto dagli scienziati della Northwestern University Feinberg School of Medicine.
Il team, guidato da Alexa Freedman, ha analizzato i dati del progetto CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), a cui hanno partecipato adulti statunitensi di età compresa tra 18 e 30 anni, arruolati nel 1985-1986 e seguiti fino ad agosto 2020. La coorte comprendeva 5.112 partecipanti con un'età media di 24,8 anni al momento dell'arruolamento e un follow up mediano di 34,1 anni.
Incidenza e sottotipi di malattie cardiovascolari
Nel complesso, riportano gli autori, gli uomini hanno mostrato un'incidenza cumulativa significativamente più elevata di malattie cardiovascolari, raggiungendo un'incidenza del cinque per cento sette anni prima delle controparti femminili. La cardiopatia coronarica era il sottotipo più frequente, con un'incidenza del due per cento, una media di 10,1 anni prima della coorte femminile. Non sono state rilevate differenze significative nell'età associata alla comparsa di ictus e insufficienza cardiaca.
L'importanza della prevenzione precoce
Le variazioni, commentano gli scienziati, sono emerse nella quarta decade di vita e non sono state spiegate dopo aver tenuto conto delle differenze nella salute cardiovascolare. "Le differenze di genere nel rischio di malattie cardiovascolari sono evidenti già a partire dai 35 anni - sottolinea Freedman - il che evidenzia l'importanza di avviare strategie di valutazione del rischio e prevenzione fin dalla giovane età adulta".