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Il digiuno intermittente può far regredire il diabete di tipo 2

Il digiuno intermittente può far regredire il diabete di tipo 2

Lo studio dell'University di Changsha (Cina) ha visto il 90% dei partecipanti ridurre l'assunzione di farmaci specifici mentre il 55% di questi hanno assistito ad una remissione completa dalla malattia

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© CRISTINA PEDRAZZINI/SPL 
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AGI - Un intervento alimentare basato sul digiuno intermittente potrebbe favorire la remissione completa del diabete di tipo 2. Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sull'Endocrine Society's Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, condotto dagli scienziati dell'University di Changsha, in Cina. Il team, guidato da Dongbo Liu, ha coinvolto 36 pazienti con diabete di tipo 2, che sono stati sottoposti a interventi dietetici di digiuno intermittente per tre mesi.


Stando a quanto emerge dall'indagine, il 90% dei partecipanti ha ridotto l'assunzione di farmaci specifici e, di questi, il 55% ha raggiunto la remissione dalla malattia. Diventate popolari come metodo per perdere peso, le diete caratterizzate da digiuno intermittente prevedono l'assunzione di cibo in determinate finestre di tempo. Non mangiare per un certo numero di ore al giorno o ridurre il numero di pasti a settimana sembra infatti favorire il consumo di grassi, riducendo il rischio di diabete e malattie cardiache.

"Il diabete di tipo 2 - afferma Liu - non e' necessariamente una malattia permanente. La remissione e' possibile se i pazienti riescono a diminuire il peso corporeo e a svolgere sufficiente esercizio fisico. Il nostro lavoro dimostra che un digiuno intermittente puo' portare alla remissione del diabete di tipo 2". Il 65% dei partecipanti che hanno raggiunto la remissione, precisano gli esperti, conviveva con la malattia da oltre sei anni. "I farmaci per il diabete - conclude Liu - sono piuttosto costosi e rappresentano una barriera per molti pazienti che stanno cercando di gestire efficacemente la malattia. Il digiuno intermittente ridurrebbe del 77% l'onere economico della malattia".