I due ospedali italiani che hanno la sala cinema con poltrone e mega schermo

I due ospedali italiani che hanno la sala cinema con poltrone e mega schermo

Dopo un film "per il 30% dei pazienti c'è stata una riduzione dell'ansia e dello stress, per il 55% un miglioramento psico fisico, e per il 25% una riduzione della percezione del dolore" spiega all'AGI, Fulvia Salvi, la presidente di MediCinema

cinematerapia in italia in ospedale

 Medicinema

AGI - Il cinema come terapia, 'riposa la mente', diminuisce gli stati d’ansia, lo stress e anche la percezione del dolore. E per ogni patologia c'è un film 'più adatto' di un altro. Questa non è l’opinione di cinefili appassionati, ma il risultato di studi scientifici effettuati per la prima volta da MediCinema Uk, al Saint Thomas Hospital di Londra.

Dal modello inglese, nel 2013 è nata poi MediCinema Italia, l'associazione che utilizza il cinema come terapia e per percorsi riabilitativi. La sua fondatrice, la dottoressa Fulvia Salvi, ha raccontato all'AGI come si è sviluppata negli anni l'attività che ha basi sempre più solide e ha portato alla creazione di due grandi sale cinema, una nell'ospedale Niguarda di Milano e una al Policlinico Gemelli di Roma

"Realizziamo delle vere e proprie sale cinematografiche che proiettano i film in programmazione in questo momento. Quindi non un cineforum, ma film attuali proprio per indicare il fatto che la vita continua anche per chi è ricoverato". Il contenuto della pellicola è oggetto di una ricerca rigorosa, e la reazione dei pazienti viene misurata, attraverso delle schede che loro stessi compilano prima e dopo la proiezione, con le quali possono manifestare lo stato d'animo.

Per il 55% dei pazienti c'è un miglioramento psico fisico

Da questo monitoraggio è emerso che, dopo la visione, "per il 30% dei pazienti c'era stata una riduzione dell'ansia e dello stress; per il 55% un miglioramento psico fisico; e per il 25% una riduzione della percezione del dolore". I numeri mostrano chiaramente la valenza terapeutica della cinematerapia, cioè come la visione di un film crei sotto il profilo psicologico un “effetto pausa”, producendo uno stato di benessere riscontrabile a livello neurologico. 

"Facciamo ricerche cliniche - ha spiegato Salvi -, come qualsiasi attività di ricerca, e andiamo a misurare gli indicatori tipici di questo lavoro, che in ospedale sono la riduzione dell’ansia dello stress da ricovero, il miglioramento dello stato psicofisico e la riduzione della percezione del dolore". Sia su adulti che su bambini. Certo la programmazione, benché attuale, deve essere di un certo tipo. "C’è bisogno di film di contenuto e stimolo allo stesso tempo. No a dialoghi troppo lunghi e serrati. Il tema in ospedale è la ripresa, la resilienza. Dunque si fa una scelta accurata in questo senso".

 Per le donne malate oncologiche, per esempio, le aree su cui agire sono la riconquista di se stesse, la paura, la sofferenza. In questo caso alcuni dei film utilizzati, da tenere a mente per quando ci si sente giù, sono stati "Love is all you need, Inside Out, Quasi amici, Sette anime".

Per i malati di Alzheimer, invece, che fanno fatica a rimanere concentrati, "abbiamo costruito delle pillole filmiche, aiutati dalla fondazione cineteca italiana. Sono degli 'spezzoni' veloci, con un grandissimo contenuto di stimolo alla memoria che in questa patologia gradualmente si perde". E' il progetto “Ciack, curarsi insieme con il cinema kreativo”, realizzato ad hoc per pazienti con demenza cognitiva e i loro caregiver, coordinato dal Centro di neuropsicologia cognitiva dell'ospedale Niguarda, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi (centro Girola). 

Gli ambiti sono tanti, e con l’ospedale si fanno di continuo degli studi specifici su alcune patologie, adesso ce n'è "in corso uno sulla radiologia oncologica" e "un progetto di ricerca su bambini in cura palliativa, che sono bambini con malattie incurabili". Un lavoro, quello di MediCinema, in linea con quello portato avanti dall'associazione Qualia di Gabriella Bottini. Insieme, daranno presto vita a un centro per la 'cura con l'arte' intitolato a Milva, per volere della figlia, Martina Corgnati, che a questa causa ha contribuito con 30 meravigliosi abiti di scena ricevuti in eredità.