Che cosa serve perché il piano vaccinale funzioni senza intoppi

Che cosa serve perché il piano vaccinale funzioni senza intoppi

Dalla catena del freddo agli spazi per vaccinare decine di migliaia di persone, fino al personale necessario per le operazioni, molti i nodi da sciogliere. AGI ne ha parlato con un esperto

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© MEHMET ALI OZCAN / ANADOLU AGENCY / Anadolu Agency via AFP 
- Un vaccino sperimentale anti-Covid

AGI - Lo stoccaggio, la conservazione e il trasporto (con la questione della catena del freddo), ma anche la distribuzione in spazi adeguati e con il personale sufficiente. Il piano per la somministrazione dei vaccini anti-Covid dovrà essere necessariamente "elastico, intelligente, dovrà adattarsi a trovare soluzioni logistiche magari inedite ma necessarie in questa situazione emergenziale".

Lo sottolinea all'AGI Marco Vismara, medico e genetista, a capo della startup Light Science, premiata in questi giorni per un innovativo progetto sulle analisi di laboratorio. Primo tema, la catena del freddo: "Sappiamo che il vaccino Pfizer va conservato a -80 gradi - spiega - ma la stessa azienda ha creato degli scatoloni riciclabili in grado di garantire per un tempo sufficiente il mantenimento di una temperatura così bassa.

Anche perché nei laboratori ci sono freezer in grado di arrivare a quel livello, ma non certo in tutte le Asl o le strutture sanitarie in genere, quindi sarà comunque un tema da studiare con attenzione". Meno problemi darebbe il vaccino Moderna, "che necessita di una conservazione a -20 gradi, l'equivalente di un freezer casalingo", mentre per il vaccino AstraZeneca "addirittura servono un paio di gradi sopra lo zero, parliamo quasi di temperatura ambiente".

Gli spazi per vaccinare migliaia (o milioni) di persone

Altro tema, gli spazi: dove somministrare milioni di vaccini in sicurezza? "Credo dovremmo ragionare per gradi: nella prima fase saranno relativamente poche le dosi disponibili, e saranno riservate a categorie fragili e personale sanitario, a cui aggiungerei tutte le professioni a rischio, ad esempio i cassieri di supermercato. Sarà quando arriverà il momento della popolazione generale che gli spazi canonici, studi medici, Asl, ambulatori, ospedali, probabilmente non basteranno". 

Si potrebbe allora "pensare a utilizzare tutte quelle strutture sanitarie chiuse in questi anni di tagli, solo a Roma abbiamo il Forlanini, il Nuovo Regina Margherita... Grandi spazi che con poco tempo e spesa possono essere adattati per lo svolgimento delle vaccinazioni. Anche sul modello dei test drive: si può prenotare il vaccino e poi mettersi in fila in macchina, dove un operatore lo somministra. Sarebbe veloce e sicuro. In generale immagino una 'prima linea' in cui si utilizzano dove c'è possibilità ex strutture ospedaliere e caserme, ad esempio, e una seconda linea dove ogni spazio può tornare utile: parcheggi, piazzali, zone industriali, anche cinema e teatri vuoti, come suggerito da Ilaria Capua".

Chi si occuperebbe delle vaccinazioni?

Ma chi si occuperebbe delle vaccinazioni? "Il personale medico rischia di essere insufficiente - avverte Vismara - e penso che anche qui servirà elasticità. Zaia ha proposto di utilizzare i veterinari per fare i tamponi ed è stato criticato, mentre a me non sembra un'idea peregrina, ricordiamoci che siamo in emergenza. I biologi, diventati da poco professione sanitaria, potrebbero dare anche loro un contributo importante, ma servirebbero i corsi per diventare 'prelevatori', cioè per poter fare analisi e anche somministrare terapie o vaccini, ma sono rarissimi, praticamente non vengono fatti. Con il risultato che vengono richiamati i medici in pensione, con i rischi che questo comporta anche per la loro salute, e non si sfruttano categorie professionali che potrebbero contribuire alla grande campagna vaccinale che ci aspetta". Anche gli infermieri, ovviamente, devono essere della partita: "Per somministrare il vaccino basterebbe un solo medico a supervisionare in una grande stanza con 20 pazienti, mentre gli infermieri potrebbero occuparsi dell'iniezione e di tutto il resto, un modello simile a quello che succede con le sessioni di chemioterapia".  

In ogni caso, fa notare il genetista, "oltre al problema della vaccinazione dovremo occuparci della farmacovigilanza, ossia seguire i pazienti vaccinati per capire cosa succede dopo. Sono i cosiddetti studi di fase IV, e sono molto importanti soprattutto per dei prodotti studiati solo pochi mesi e basati, è il caso per esempio di Pfizer e Moderna, sulla tecnica del mRna messaggero che è un passaggio epocale, finora inedito".