Stanno aumentando tra i bambini i casi di malattia di Kawasaki

Stanno aumentando tra i bambini i casi di malattia di Kawasaki

È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato su The Lancet. I numeri sono però ancora troppo bassi per stabilire un legame certo tra il Covid-19 e questa rara malattia

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© VOISIN / Phanie 
- Pediatra

Analisi dettagliate dell'epidemia italiana di Covid-19 rivelano un aumento significativo dei casi della malattia di Kawasaki, una rara patologia caratterizzata da febbre prolungata, esantema, congiuntivite, infiammazione mucosa e linfoadenopatie, che colpisce i bambini da 1 a 8 anni. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet e condotto dai ricercatori dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, secondo i quali i bambini rappresentano comunque una minoranza dei casi di Covid-19 riscontrati.

Nello studio i ricercatori hanno riferito che tra il 18 febbraio e il 20 aprile scorsi hanno diagnosticato la sindrome di Kawasaki a 10 piccoli pazienti. Tanti se si considera che nei 5 anni precedenti questa stessa patologia è stata diagnosticata dai medici dell'ospedale bergamasco solo 19 volte. "Sembra che l'aumento di casi di questa patologia sia in qualche modo associata all'insorgere del coronavirus, ma è difficile trarre conclusioni definitive su un campione cosi' ristretto", spiega Lucio Verdoni dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

"Otto dei dieci bambini sono risultati positivi a Sars-CoV-2. Sono tutti in salute attualmente, ma sembrava che i sintomi della sindrome di Kawasaki fossero più severi in questo periodo rispetto agli anni precedenti", prosegue il ricercatore, aggiungendo che in genere un quarto dei bambini colpiti da questa rara malattia manifesta disfunzioni cardiache, ma, se trattata in modo adeguato in ospedale, la patologia non è fatale.

"Anche se questa complicazione rimane molto rara, il nostro studio fornisce ulteriori prove su come il virus possa agire nei bambini. Dopo il 18 febbraio, i bambini con la sindrome di Kawasaki erano mediamente di 4 anni più grandi rispetto ai pazienti degli anni precedenti, ma i sintomi sembravano più severi. La metà aveva i segni di shock tossico, una complicazione mai osservata prima", chiarisce Verdoni.

"Il nostro studio si basa su un numero limitato di pazienti, perciò saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare l'associazione tra Covid-19 e sindrome di Kawasaki, anche se stiamo verificando casi clinici simili in altre aree colpite dall'attuale pandemia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito", precisa Lorenzo D'Antiga, seconda firma dell'articolo.

"Secondo i nostri dati, la percentuale di bambini che sviluppa questa sindrome è piuttosto bassa, ma è importante il confronto internazionale per avere risposte e attuare strategie preventive per questa minaccia globale", commenta Annalisa Gervasoni, specialista in Pediatria presso l'ospedale di Bergamo e coautrice dello studio.

Commentando la ricerca bergamasca, Russell Viner, presidente del Royal College of Paediatrics and Child Health sottolinea che i bambini sembrano comunque meno a rischio infezione da coronavirus. "Studiare le complicazioni nei bambini potrebbe aiutarci a definire le risposte immunitarie a Sars-CoV-2 e a sviluppare un vaccino efficace", conclude Viner.