(AGI) - Palermo, 25 ott. - "I minori non accompagnati sono sempre piu' una emergenza e uno degli aspetti piu' inquietanti e' la loro scomparsa. Il nostro sistema cosi' com'e' non e' in grando di gestire questo fenomeno. E' la nostra 'giungla'". E' l'allarme lanciato attraverso l'Agi da padre Sergio Mattaliano, energico direttore della Caritas di Palermo. Ieri l'ultimo sbarco nel capoluogo di oltre mille migranti; circa 4000 in tutta la Sicilia e fra loro 500 minori non accompagnati. Sono arrivati pure diciassette cadaveri, anche quelli di tre bimbi, compresa una femminuccia di sette anni morta calpestata sul barcone. Secondo le associazioni umanitarie, le strutture siciliane nel 2016 hanno dato ospitalita' a 6000 minori soli, circa il 40% del totale in Italia. Un mondo nel mondo, un dramma nel dramma nel quale spesso si brucia il destino dei piu' deboli. "Ci sono tanti ragazzi - racconta don Mattaliano - che scompaiono in trasferimenti paralleli rispetto a quelli ufficiali e inadeguati dello Stato. Il nostro sistema fa acqua da tutte le parti e loro spariscono per raggiungere i parenti spesso nel Nord Europa. Del resto non sono semplici ragazzini, sono minori che hanno lasciato il loro Paese, sono sopravvissuti al deserto, alle violenze della Libia e al Mediterraneo, senza padre, ne' madre, ne' fratelli: non sono piu' ragazzi, gli hanno gia' rubato la loro eta'. E chi puo' fermarli e soprattutto - si chiede inquieto - chi puo' seguirne la sorte a fronte di un sistema legale che non li accompagna?". Questi giovanissimi, incalza il sacerdote, "non aspettano i nostri tempi e le decisioni delle prefetture, del governo o del Parlamento, e partono inseguendo l'obiettivo del ricongiungimento con i familiari. Cosi' ne perdiamo le tracce. Non sappiamo che fine facciano. In quali traffici finiscano e viviamo nella paura terribile che cadano catturati nelle reti peggiori". Ricorda le facce e i nomi di molti, don Sergio, ma non puo' conoscere il destino di tutti. Alcuni magari si fanno vivi quando raggiungono la loro meta, "come l'altro giorno, quando un ragazzo ci ha chiamati al suo arrivo in Danimarca". L'unica strada, per don Mattaliano, "e' puntare sulla qualita' dell'accoglienza e sulla rapidita' delle scelte che passano attraverso l'effettiva possibilita', come avviene per gli adulti, di una redistribuzione tra i vari centri del Paese, in luoghi sottoposti a meno pressione e quindi piu' consoni, in grado davvero di sostenerli umanamente, psicologicamente, di accompagnarli". Solo a Palermo, calcola il direttore della Caritas diocesana, "ci sono mille minori non accompagnati che il sistema non e' in grado di gestire. C'e' un esubero che crea la normativa italiana che costringe i Comuni di approdo a farsi carico in tutto e per tutto, nei fatti, della gestione del problema. Non ce la possiamo fare e non possiamo garantire che questi poveri ragazzi, gia' feriti, non cadano in situazioni di sfruttamento e di sofferenza persino peggiori di quelle vissute". E' un fiume in piena don Sergio, che sente la responsabilita' di essere voce di coloro che forzatamente sono i piu' silenti di tutti: "Noi cerchiamo di aiutarli come possiamo, abbiamo creato anche una 'fattoria solidale', una coop di falegnami: cinque minori hanno uno stipendio, un alloggio. Ma e' solo una goccia nel mare. Cosi' l'alternativa, spesso, "e' tra il casermone dove sono raccolti e dove impigriscono e si intristiscono, stritolati dal loro dolore, o la fuga". Fuggire. Ancora fuggire, "attraversando nuovi territori esistenziali rischiosissimi. Alcuni raggiungeranno i loro cari. E gli altri?". (AGI)
Mrg