Palermo - Vivere per raccontarla. E Giuseppe Antoci si sente un po' un sopravvissuto. "Se non fosse intervenuta la polizia oggi non sarei qui. So chi mi vuole morto, ma quei criminali si sbagliano se pensano che gli spari possano fermarmi. Sono scosso, ma il momento della paura e' passato e il nostro impegno continua piu' forte di prima perche' questa Sicilia possiamo cambiarla e quello che mi e' successo dimostra che siamo sulla strada giusta". Ce l'ha con la mafia dei pascoli il presidente del Parco dei Nebrodi, sfuggito all'agguato scattato nella notte: colpi d'arma da fuoco, di grosso calibro, esplosi contro di lui. A salvarlo la blindata, i poliziotti della scorta e gli uomini del commissariato di Sant'Agata di Militello che lo avevano seguito e che sono intervenuti, dando manforte contro il commando che aveva circondato l'obiettivo della missione di morte. Spietata e feroce organizzazione, quella del Messinese, che non ha mai rinunciato a fare affari con la terra e il cui nemico numero uno era diventato proprio Antoci che aveva fatto scelte e stretto intese che tagliavano le mani, in particolare quelle dell'antica mafia dei 'tortoriciani', protese sui campi e sulle ingentissime risorse europee e regionali a essi collegati. Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha annunciato di avere potenziato la scorta del dirigente: "C'e' stato un vero conflitto a fuoco, la scorta gli ha salvato la vita a pochi giorni dalla strage di Capaci, voglio ringraziare i ragazzi che ne facevano parte e che servono lo Stato a rischio della propria vita".
FOTO - Minacce e agguati, la mafia dei Pascoli
Antoci la racconta cosi': "Ero di rientro da Cesaro' per una manifestazione. Contro l'auto blindata, su cui viaggiavo insieme alla scorta, sono stati esplosi diversi colpi e ne e' seguito un conflitto a fuoco, a cui ha partecipato anche una seconda macchina della polizia giunta subito dopo, con a bordo il dirigente del commissariato di Sant'Agata Militello Daniele Manganaro. Se non fosse intervenuta la seconda macchina della polizia non sarei qui a riferire quanto accaduto. Hanno sparato anche gli uomini della mia scorta, ma ci aveva accerchiati e forse senza gli altri non ce l'avremmo fatta". Un episodio inquietante, culmine di una escalation di minacce e molotov che hanno contrassegnato gli ultimi anni. Rosario Crocetta, che con il presidente del parco ha condiviso decisioni e intimidazioni ("Finirai scannato insieme a Crocetta", si leggeva in una missiva del 2014), chiede provvedimenti drastici: "Le forze dell'ordine fanno un lavoro eccezionale, ma non basta: occorre procedere a dei rastrellamenti sui Nebrodi con l'esercito, per rompere questo controllo del territorio e questo ricorso alla violenza con cui si esercita' un vero e proprio colpo di Stato".
"L'attentato di questa notte riporta di drammatica attualita' la minaccia rappresentata dalla criminalita' mafiosa, contro la quale e' indispensabile non abbassare mai la guardia", commenta il presidente del Senato Pietro Grasso. Solidarieta' viene espressa pure dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dal premier Matteo Renzi. Avverte la presidente dell'Antimafia Rosy Bindi: "Antoci non deve restare solo, il suo coraggioso impegno contro le infiltrazioni mafiose va sostenuto con una piu' incisiva azione repressiva e assicurando un rigoroso controllo di legalita' sui finanziamenti e i fondi europei per l'agricoltura, in un territorio complesso come quello dello Stretto, in cui gravitano clan di Cosa nostra e della 'Ndrangheta". "Questa gravissima intimidazione rammenta a tutti noi - affermano Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, vicesegretari del Pd - che non possiamo abbassare la guardia e dobbiamo continuare con perseveranza nella lotta contro tutte le mafie". Sabato a Sant'Agata di Militello si svolgera' una manifestazione di solidarieta' alla presenza dei sindaci del comprensorio, di Tano Grasso della Federazione antiracket e delle scuole. Intanto, oggi riunione straordinaria del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza alla prefettura di Messina che ha tra l'altro deciso "una massiccia intensificazione dell'attivita' di controllo".
Proprio in prefettura il 18 marzo 2015 era stato siglato protocollo di legalita' finalizzato a rendere piu' incisivi i controlli antimafia nell'ambito delle procedure di concessione a privati di beni compresi nel Parco, a tutela delle imprese del comparto agricolo e della corretta e trasparente gestione degli aiuti comunitari. In virtu' delle previsioni contenute in tale accordo, che ha consentito di estendere le verifiche antimafia ad atti prima esclusi per limiti di valore (cosiddetti sottosoglia), sono state tra l'altro emesse numerose interdittive antimafia. Un fenomeno non limitato al Messinese. Nel novembre 2015 la prefettura di Enna aveva sollecitato e ottenuto la rescissione di tutti i contratti di affitto dei terreni demaniali del Comune di Troina, gestiti dall''Azienda speciale Silvopastorale' istituita quasi 70 anni fa dalla Regione, proprio per gestire il grande patrimonio terriero e immobiliare dell'amministrazione. Era stato il ministero dell'Interno a delegare alla prefettura il compito di nominare una commissione d'indagine per verificare eventuali forme di condizionamento. La commissione aveva accertato l'incombente presenza di personaggi legati alla criminalita' organizzata che sarebbero riusciti a impedire l'aumento dei canoni che sono rimasti tra i 15 ed i 30 euro per ettaro, a fronte di contributi comunitari per circa 300 euro per ettaro, ma anche a impedire che per gli affitti si procedesse a regolari bandi pubblici. (AGI)