Cosa sta succedendo nel governo sulla questione trivelle

Manca l'accordo tra M5s e Lega e rischia di saltare il decreto sulle Semplificazioni. Le opposizioni insorgono

Cosa sta succedendo nel governo sulla questione trivelle

Senza un accordo quando si riuniranno la Conferenza dei capigruppo del Senato e, anche se la convocazione ufficiale non è stata ancora diramata, un Consiglio dei ministri che potrebbe servire da ulteriore istanza di chiarimento - lo stallo sul nodo trivelle finirà per travolgere l'intero decreto Semplificazioni.

Perché al momento solo su questo punto sembra di registrare una convergenza tra M5s e Lega: se non ci si mette d'accordo, meglio lasciare decadere il decreto che contiene il punto della discordia.

Manca l'accordo sulle trivelle

All'interno della maggioranza non è ancora stata trovata, infatti, un'intesa su autorizzazioni e canoni e questo ha comportato una serie di sospensioni e rinvii al Senato, fino al nulla di fatto registrato intorno all'ora di cena. E all'ulteriore inasprimento della situazione in tarda sera.

Le posizioni "restano distanti" e la trattativa è stata "sospesa" almeno fino a domattina, appunto fino alla Capigruppo di Palazzo Madama. Fonti leghiste spiegavano così l'impasse di stasera, con le commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato - che avrebbero dovuto proseguire l'esame del decreto Semplificazioni - sconvocate.

M5s tiene il punto

M5s ha fatto filtrare la propria intenzione di non arretrare di un centimetro sulla questione: oltre a sospendere le nuove prospezioni e ricerche di idrocarburi, fino all'approvazione del Piano per la transazione energetica sostenibile nelle aree idonee, si chiede anche di rideterminare i canoni di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi.

E qui è Matteo Salvini a marcare il punto: impegnato a trovare una soluzione per risolvere le divergenze, riferiscono fonti governative leghiste, il vicepremier e ministro dell'Interno "è determinato a non mollare sull'aumento dei canoni alle aziende, che deve essere compatibile con la sopravvivenza delle stesse e con la tutela di migliaia di posti di lavoro".

Le richieste dei leghisti

I leghisti, sempre a quanto si apprende, non si opporrebbero all'introduzione di una speciale moratoria di 18 mesi fino all'approvazione del Piano per la transazione energetica sostenibile nelle aree idonee, ma - ed è appunto qui che si sarebbe complicata la trattativa - spingerebbero per aumenti più ridotti dei canoni. "La moratoria sui 18 mesi può anche andare, ma bisogna anche tenere conto dell'aumento dei canoni che deve essere compatibile con la tenuta economica delle aziende coinvolte perché bisogna evitare che le aziende chiudano e se ne vadano", spiegano fonti governative del partito di Salvini.

La giornata era cominciata con la netta presa di posizione del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa: "Sono per il no alle trivelle. Le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale e io non le firmo. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei Carabinieri".

Botta e risposta

Pronta la risposta dal fronte leghista, con il viceministro all'Economia, Massimo Garavaglia, che puntualizzava: "Bisogna distinguere il piano, c'è un piano politico e un piano tecnico. Se il Parlamento politicamente prende una decisione, quale che sia, il ministro non può che prenderne atto. Lo stallo va risolto politicamente. Deciderà il Parlamento. Noi l'attenzione che poniamo è a trovare una posizione equilibrata che eviti la chiusura dei siti produttivi e quindi conseguentemente la perdita di posti di lavoro. L'importante è non fare danni".

Polemiche che hanno avuto immediato riflesso sui lavori al Senato: il decreto doveva infatti approdare in Aula nel primo pomeriggio ma il termine è slittato alle 17 per consentire alle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici di proseguire i lavori. Quando l'Aula si è riunita, la maggioranza ha chiesto di rinviare ancora l'esame del provvedimento e questo ha suscitato i malumori delle opposizioni.

Il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha convocato la Conferenza dei capigruppo per ridefinire il calendario. Le Commissioni si sono riunite alle 20, ma per certificare l'impasse, mentre la Conferenza dei capigruppo è stata aggiornata alle 9 di giovedì mattina.

Cosa dicono le opposizioni

L'Aula resta convocata alle 9,30, ma la polemica è ormai esplosa. Casellati ha richiamato a una maggiore regolarità dei lavori "per il rispetto che si deve all'istituzione del Senato e ai senatori tutti". Rispetto invocato anche dal senatore di FI Lucio Malan, secondo cui il fatto che si ritardi "per comprimere tutto in un giorno solo è molto grave".

Di umiliazione ha parlato il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci: "Il continuo braccio di ferro della maggioranza, questa volta sulle trivelle, blocca ed umilia ancora una volta il Parlamento. Assistiamo a un rinvio infinito, al lavoro delle Commissioni che viene costantemente reso inutile, siamo già oltre la democrazia rappresentativa".

Secondo le opposizioni, inoltre, il decreto si è trasformato in un provvedimento omnibus. Molti, effettivamente i temi affrontati dagli emendamenti: tra quelli approvati, si va dal tetto del 10% per i proprietari delle farmacie agli sconti immediati su Rc Auto con scatola nera, a una serie di novità per medici e professori universitari. Ancora aperto, oltre al tema trivelle, il problema dell'Ires al mondo del no profit, dopo che ieri sembrava vicino un accordo tra maggioranza e opposizione. 



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