Ma due termovalorizzatori così in Italia è davvero impensabile averli?

Sull'impianto di Copenagnen una pista da sci, mentre a Stoccolma il riciclaggio funziona così bene che il governo deve importare rifiuti

Ma due termovalorizzatori così in Italia è davvero impensabile averli?
Foto: Lorenzo De Simone / Aurimages / Lorenzo De Simone / Aurimages
 

A distanza di due settimane continuano a fare rumore le dimissioni di Walter Ricciardi, ex presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. Una convivenza impossibile quella che denuncia dalle pagine del Corriere della Sera o, per essere più precisi, una collaborazione “mai decollata”.

“Su molti argomenti – dice - alcuni suoi esponenti hanno sostenuto posizioni ascientifiche o francamente antiscientifiche”, e tra questi argomenti troviamo le posizioni ambigue riguardo i vaccini, lo smaltimento dei fanghi in agricoltura, la legge di bilancio e l’annoso problema dei rifiuti; e proprio su quest’ultimo punto entra a gamba tesa contro le scelte dell’attuale Governo: “Dire che i termovalorizzatori sono una cosa di altri tempi, come ha fatto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, non ha senso. A Copenaghen e Stoccolma si usano termovalorizzatori di ultima generazione, efficientissimi e nel massimo rispetto dell’ambiente”.

L'impianto Copenhill

Effettivamente i due casi citati da Ricciardi rappresentano quanto di meglio possa aver ideato l’uomo circa lo smaltimento dei rifiuti. In Danimarca il progetto per il termovalorizzatore lo hanno affidato al pluripremiato studio di architettura danese Biarke Ingels Group, è costato circa 660 milioni di dollari e sorge a soli 5 km dal centro della città. Si chiama Amager Bakke, ma lo hanno rinominato Copenhill, “Collina verde”, ed è stato varato nel settembre del 2017, quando è stato mandato in pensione il precedente inceneritore per aver raggiunto i 45 anni di vita.  

L’impianto non è soltanto all’avanguardia per ciò che riguarda la propria meccanica, arrivando a liberarsi di circa 70 tonnellate di rifiuti l’ora (circa 400mila l’anno), ma con un sofisticatissimo sistema di filtraggio riesce a farlo riducendo le emissioni del 99,5%.

Ma due termovalorizzatori così in Italia è davvero impensabile averli?
Foto: Lorenzo De Simone / Aurimages / Lorenzo De Simone / Aurimages 

Insomma, un incenerimento quasi del tutto privo di fumi inquinanti. Ma non è tutto: è praticamente in fase di conclusione il progetto di trasformare Copenhill in una stazione sciistica artificiale; tre piste che si stiracchiano per tutti i 400 metri che uniscono il punto più alto dell’inceneritore, circa 90 metri di altezza, fino alla base. E poi ancora sentieri per il trekking, pareti da scalare e ampi spazi verdi tutti intorno. Mentre sotto ai loro piedi la “montagna” deglutisce immondizia trasformandola in elettricità e calore per quasi 200mila utenze, i cittadini possono godersi una gita sulla neve artificiale; tra l’altro, quest’ultima, fornita dalla bergamasca Neveplast.

L'esempio della Svezia

E se la Danimarca stupisce per quanto riguarda la tecnologia utilizzata, nel tempo anche qualche passo in più è stato fatto dai cugini svedesi, che invece hanno puntato da sempre prima di tutto sulla sensibilizzazione dei cittadini riguardo il rispetto dell’ambiente. Era solo il 1991, giusto per fare un esempio, quando la Svezia ha imposto una tassa abbastanza pesante sui combustibili fossili. Ad oggi circa il 50% dell’elettricità utilizzata nelle case degli svedesi proviene da energie rinnovabili e meno dell’1% dei loro rifiuti finiscono in discarica, essendosi concentrato il governo su imponenti campagne per il riuso di ogni genere di materiale.

A Stoccolma, negli anni ’90, in previsione della candidatura alle Olimpiadi del 2004, fu creato il quartiere di Hammarby Sjöstad, ex zona industriale trasformata in una sorta di esperimento scientifico a cielo aperto per la gestione dell’immondizia altamente futuristico. Non esistono cassonetti per strada ma i rifiuti vengono separati, raccolti e distribuiti attraverso un complesso sistema di tubature che li risucchiano e spediscono direttamente al riciclaggio. Un brevetto che, come ricorda Repubblica, fu proposto anche al Comune di Milano un paio d’anni fa.

Grazie a questo meccanismo quasi il 50% dell’energia del quartiere proviene dai suoi stessi rifiuti. Il problema, al contrario, per il paese sta diventando la reperibilità dell’immondizia, che importa soprattutto dal Regno Unito (e notevoli sono le difficoltà in questo senso imposte dal Brexit) e da noi italiani, che paghiamo gli scandinavi circa 40 euro a tonnellata per prendersi carico dei nostri rifiuti e trasformarli in energia, quindi anche in soldi.

Incontestabile infatti il commento, riportato da La Stampa in un articolo targato 2011, di Gunnar Svensson, tecnico della centrale di Halmstad: “Credevo che gli italiani fossero più furbi. Adesso ci pagano per liberarsi di un problema che li potrebbe invece fare ricchi se lo risolvessero in casa loro. Non dico che siano scemi, ma farebbero meglio ad informarsi sull’utilizzo dei rifiuti”.



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