La questione del sito senzadime.it e della 'conta' nel Pd, spiegata

Sul web spunta un elenco di quelli che sono a favore, quelli che sono contrari e quelli che non si sono ancora espressi su una ipotesi di alleanza tra il Pd e M5s. E il partito rischia di spaccarsi definitivamente. Renzi ribadisce la linea dell'Aventino ma per i martiniani la sua richiesta di unità è una "presa in giro"

La questione del sito senzadime.it e della 'conta' nel Pd, spiegata

Alla vigilia della direzione nazionale, annunciata come la resa dei conti finale tra renziani e antirenziani, scoppia la battaglia sul sito Senzadime.it. Secondo il Corriere, il sito ispirato dai fedelissimi dell’ex presidente del Consiglio e creato da Alberico De Luca (che si professa elettore del Pd), ha lo scopo di "offrire uno strumento di trasparenza sulle scelte del Pd".

In sostanza è un elenco di quelli che sono a favore, quelli che sono contrari e quelli che non si sono ancora espressi su una ipotesi di alleanza tra il Pd e M5s. Prima con i nomi in chiaro, poi coperti da 'omissis'.

 

Spaccatura in vista

I franceschiniani parlano di una pagina inaccettabile e di 'liste di proscrizione' e paventano la spaccatura irreversibile del partito. Anche il segretario reggente, Maurizio Martina, punta il dito e chiede che "il limite non venga valicato". 

Pochi minuti dopo le dichiarazioni di Martina, dal sito — ancora attivo - svaniscono i nomi: "Alcuni esponenti del Partito Democratico hanno chiesto di chiudere questo sito che si limita a riportare opinioni espresse pubblicamente, come nelle migliori tradizioni anglosassoni, con i riferimenti e i link ai tweet e alle dichiarazioni" scrivo i promotori, "Era ispirato a un principio di trasparenza democratica nelle scelte fondamentali che connotano la vita nazionale. Non intendeva dividere il Partito, ma informare gli elettori. Su ogni nome adesso troverete un 'omissis', vista l’intenzione dei diretti interessati a non mostrare la propria linea politica in forma aggregata”.

Un'esibizione di forza

Gira però anche un documento voluto dal coordinatore della segreteria, Lorenzo Guerini, che raccoglie le firme dei renziani e chiede che la direzione non si trasformi in una “conta interna”. Tra i promotori anche i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Si tratta, secondo La Stampa, di una 'prova muscolare'. I firmatari, spiegano i promotori, rappresentano la maggioranza assoluta della direzione, 120 su 209. Una mossa che viene definita “di pace”. 

In segreteria, giovedì, i promotori sono orientati a chiedere un voto sul mandato del reggente Maurizio Martina fino all'Assemblea nazionale, scrive Repubblica. E Orlando commenta su Facebook, riferendosi al documento di Guerini: "La conta promossa dai capigruppo per non fare la conta ancora non si era mai vista". Delrio ribatte: "Nessuna conta interna, ma un appello all'unità". E Dario Franceschini, nel commentare il sito senzadime.it, che raccoglie le liste di componenti della direzione favorevoli e contrari alla trattativa sul governo con il M5s, afferma su Twitter: "Quando in una comunità politica alla vigilia di una discussione seria che riguarda il partito e il Paese si arriva a questo, c'è qualcosa di profondo che non va".

Renzi mantiene la linea dell'Aventino

Renzi, nel pomeriggio, fa il punto nella sua Enews: "Personalmente credo che la linea che il PD ha tenuto, la linea del "tocca a loro", sia quella più giusta. Qualcuno dei nostri amici e compagni di partito - come Piero Fassino ieri sera a Porta a Porta - ha chiesto al PD di allearsi con il Movimento Cinque Stelle per un nuovo bipolarismo centrosinistra-centrodestra. A me sembra un errore".
"Chi ci ha votato, lo ha fatto sulla base di una proposta radicalmente alternativa al Movimento Cinque Stelle. Un'alleanza con i grillini tradirebbe il mandato degli elettori", aggiunge Renzi. "Non ci divide soltanto una campagna elettorale basata sugli insulti, sugli attacchi personali e sulle promesse irrealizzabili: ci divide un'idea di futuro, dal reddito di cittadinanza ai vaccini. E io che ho sempre combattuto la logica del partito-azienda di Berlusconi non credo che sia nel DNA del PD finire alleati con l'azienda-partito di Casaleggio. Rispetto chi vuol fare quell'accordo, ma credo di avere il dovere - prima ancora che il diritto - di illustrare le ragioni del mio radicale dissenso", conclude.

Ma per i martiniani è una "presa in giro"

"Ho invitato tutti gli amici del Pd all'unità anche in vista della direzione di domani. Lorenzo Guerini ha proposto questo documento (molto sobrio, nello stile che è proprio di Lorenzo) per evitare polemiche", prosegue l'ex premier, "Io l'ho firmato come molti altri parlamentari e membri di Direzione: no al Governo Di Maio o Salvini, sì a lavorare insieme sulle regole del gioco, no a polemiche inutili". Ma per i martiniani la frattura è troppo grave per essere sanata.

"Serve unità nella chiarezza. Perché chiedere unità dopo che hai delegittimato chi sta gestendo collegialmente questa fase è come prendere in giro ancora una volta tutti i tuoi" è, a quanto si apprende, a posizione degli esponenti del Pd vicini al segretario reggente in merito alla direzione che si svolgerà domani. E con la quale il Pd si gioca, forse, la sua stessa esistenza.



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