Le conseguenze del caso Sea Watch sui rapporti tra Salvini e magistrati

La bufera continua a infuriare dopo l'attacco del ministro dell'Interno ai pm di Agrigento, che lo aveva indagato per il caso Diciotti. Il tema principale sono però le misure nel decreto sicurezza bis che limiterebbero il campo d'azione delle procure in tema di immigrazione clandestina. Cosa dicono i giornali

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Stefano Guidi/Agf
Salvini

“Quel magistrato di Agrigento, Salvini lo vive ormai come un nemico personale” scrive La Stampa. “Colto di sorpresa dalla magistratura – scrive Il Messaggero –, se non altro per i tempi che hanno portato a terra, contro la sua volontà, i migranti della ‘Sea Watch’, Matteo Salvini prova a ritoccare per la terza volta il testo del discusso decreto Sicurezza bis. (…) I ritocchi sono parecchi. Ma la bufera continua a infuriare anche, e soprattutto, per le parole di fuoco utilizzate da Salvini nei confronti dei pm di Agrigento, minacciati dal vicepremier leghista di essere denunciati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

C’è un nuovo capitolo che agita i rapporti governo-magistrati. E che diventa oggetto di scontro aperto. Tanto che sull’edizione cartacea de la Repubblica si può leggere: “Senza retorica, mi inchino di fronte ai magistrati di Agrigento. Stringiamoci attorno a loro, se necessario scendiamo in piazza in loro onore, parliamo e informiamo”. Le parole tra virgolette sono di Armando Spataro, l’ex procuratore di Torino, “toga progressista da sempre attenta ai rapporti tra poteri e Costituzione”, che reagisce così all’attacco di Salvini che “solo 12 ore prima, in tv, si era scagliato contro il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio per il sequestro della nave Sea Watch. minacciando una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con il linguaggio rude che gli è abituale, Salvini ricorda che fu Patronaggio a indagarlo per la Diciotti e lo invita ‘a candidarsi alle elezioni’” si legge ancora sul quotidiano romano.

Spataro guida perciò la rivolta dei magistrati contro il ministro dell’Interno, ciò che fa titolare a Libero in prima pagina: “I magistrati sbranano la politica” puntando l’indice contro il “Potere legislativo succube della giustizia” perché “non solo inchieste, le toghe vogliono sostituirsi agli eletti del popolo, per imporre le loro idee: dai migranti alla sicurezza, fino alle adozioni gay. Cosa serve allora votare?” si chiede nel sottotitolo il quotidiano diretto dalla coppia Feltri-Senaldi facendo proprie la tesi del ministro dell’Interno contro l’Associazione nazionale magistrati che difende la procura di Agrigento.

La Stampa segnala che adesso “Le competenze sui migranti vanno alle procure di Catania e Palermo Esclusa quella di Agrigento, guidata del procuratore Patronaggio”. “La novità – si legge nella cronaca del quotidiano torinese – segue la legislazione antimafia: da tempo i reati di criminalità organizzata sono accentrati nelle procure distrettuali. Così è anche per le associazioni criminali finalizzate all’immigrazione clandestina. Salta agli occhi, però, che con questo decreto voluto fortissimamente da Salvini, tutti gli altri magistrati titolari di procure ordinarie sarebbero tagliati fuori anche dalle pratiche ordinarie, quelle senza aggravante. L’effetto pratico sarebbe che il magistrato divenuto suo malgrado l’antagonista preferito di Salvini, ossia Patronaggio, non toccherebbe più palla”.

“Naturalmente dentro il decreto Sicurezza bis ci sono anche molte altre cose” osserva La Stampa, ma Il Fatto rileva che le modifiche apportate dal ministro dell’Interno al decreto bis “però sono, se possibile, perfino peggiorative, tra norme confuse e altre a rischio incostituzionalità che difficilmente passerebbero il vaglio del Quirinale”. Per esempio, “Le multe da 3.500 a 5mila euro per ogni migrante salvato, anche in acque internazionali, per dire, vengono sostituite da una multa da 10 a 50 mila euro per il comandante, l’armatore e il proprietario della nave (ad applicare le sanzioni sarà il prefetto, quindi il Viminale). Una norma che confligge con la legge italiana, che non prevede sanzioni per chi presta soccorso per evitare gravi danni alle persone, e pure con fonti sovraordinate, come le convenzioni Onu”.

E mentre il Corriere della Sera ricostruisce le modalità con cui la Procura della Repubblica di Agrigento “ha beffato” l’ordine di Salvini che aveva vietato lo sbarco dei migranti a bordo della Sea Watch, Libero ripubblica la frase dell’ex Pm di Venezia Carlo Nordio, “che aveva indagato sulle tangenti, sulle cooperative rosse e sulle Br”, e secondo il quale “La debolezza della politica e il suo delirio di autoflagellazione hanno ceduto al mito popolare che i magistrati avessero una funzione salvifica e redentrice. Nessun politico di rango ci ha naturalmente mai creduto. È ridicolo pensare che i grandi problemi nazionali possano essere interpretati, e tantomeno risolti, da un pugno di procuratori”, aggiungendo: “Chi sosteneva queste cose, vent’anni fa, non era Silvio Berlusconi, Marco Pannella o un altro di quei (pochi) leader con io coraggio di dire che non può esserci democrazia se il potere vero è in mano alla magistratura”.

Scrive a questo proposito Paolo Becchi, già ideologo vicino ai 5Stelle e al Beppe Grillo della prima ora, “I provvedimenti adottati dalla procura di Agrigento possono essere anche conformi alle leggi. Così come le inchieste “a orologeria” che stanno coinvolgendo esponenti politici della Lega certamente sono condotte dai magistrati nel rispetto dei presupposti di legge e della procedura. Ma la “separazione dei poteri” non significa questo. Significa, diversamente, che un potere come la Magistratura non può essere utilizzato allo scopo di impedire al governo il legittimo esercizio dei suoi compiti o, peggio ancora, di portare avanti una propria determinata linea politica”. “I magistrati cercano di influire in modo illegittimo sull’attività del governo. E questo il vero vulnus della democrazia in Italia!” chiosa Becchi, che osserva: “La mossa dei magistrati può essere un autogol”.

Infine, sempre sulle colonne de la Repubblica, di cui è collaboratore, l’ex magistrato Antonio Spataro interviene con un articolo dal titolo “I magistrati e il senso di scendere in piazza”, con il quale si appella ai “cittadini consapevoli” che “devono ‘scendere in piazza’ dovunque sia possibile, anche nelle scuole, nelle case e nei luoghi di lavoro, dando luogo a una contro narrazione pacata e chiara che, opponendosi alle logiche elettorali, serva a far comprendere a tutti, da un lato, che è giusto invocare l’intervento dell’Europa per rendere effettivi e operanti gli accordi sovranazionali esistenti in tema di accoglienza dei migranti e così vincere le inadempienze di altri governi e, dall’altro, che questo obiettivo non si può raggiungere né violando gli obblighi che in materia gravano anche sull’Italia, né con atteggiamenti polemici nei confronti dell’Europa”.



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