Salvini: "Taglio dei parlamentari e subito il voto, come chiede Di Maio"

Il capo della Lega prende la parola in Senato durante il voto sul calendario della crisi: "L'Italia vuole certezze, parola al popolo"

salvini in senato taglio parlamentari

 "Come sono lontani i riti della politica dal paese reale, che non si capisce perché non si debbano disturbare i parlamentari a ferragosto". Matteo Salvini prende la parola in aula, suscitando le proteste di Pd e altre forze contrarie alle posizioni della Lega e afferma di condividere la richiesta dell'"amico" Di Maio di approvare subito la riforma costituzionale con il taglio dei parlamentari per poi andare alle urne. 

"Tagliamo i parlamentari la settimana prossima e andiamo subito a votare", è la proposta del capo della Lega, ""mi rivolgo agli amici del M5s. Ci avete chiesto una cosa e tutti davano per scontato che non avremmo detto sì per chissà quali calcoli. Sfida accettata, tagliamo insieme 345 parlamentari e poi si vota il giorno dopo. Se voi siete pronti noi siamo pronti". 

"Non capisco questo terrore, ma capisco il terrore di Renzi visti i disastri che ha fatto gli italiani lo mandano a casa sicuramente, umanamente è comprensibile", prosegue Salvini, che ha mandato un bacio ai banchi dell'Aula del Senato occupati dai senatori del Partito democratico e di Leu che lo contestano durante il suo intervento. L'Aula, convocata per votare il calendario dei lavori, è praticamente piena in ogni ordine di posto. 

Quella di Salvini è una svolta molto rilevante. Secondo molti osservatori, dopo il taglio dei parlamentari, si allungherebbero i tempi per nuove elezioni in quanto bisognerebbe attendere il risultato del referendum confermativo e i collegi dovrebbero essere ridisegnati. Alcuni avevano accusato Salvini di aver fatto saltare il banco temendo che, proprio in virtù del taglio dei parlamentari, sarebbe stato impossibile andare celermente alle urne.

Il piano della Lega

Secondo la Lega, l'iter potrebbe però partire dopo il voto. Potrebbe infatti valere il precedente del 2005, con la riforma costituzionale meglio nota come 'Devolution', approvata dal centrodestra a ridosso della fine della legislatura. Si decise di rinviare a dopo il voto politico le procedure richieste dalla Costituzione. Il referendum si svolse infatti solo nel 2006, dopo le elezioni politiche, che decretarono però un cambio di maggioranza: vinse il centrosinistra e il referendum bocciò la riforma, che non entrò mai in vigore.

L'iter per rendere effettiva la riforma, che richiede i tempi necessari, innanzitutto i tre mesi che devono trascorrere per verificare che nessuno chieda lo svolgimento del referendum, scatterebbero dopo le elezioni e, quindi, con il nuovo Parlamento. È questo il piano a cui sta lavorando la Lega, viene riferito. 

"L'Italia vuole certezze e cosa c'è di piu' lineare, dignitoso e bello che dare la parola al popolo", ha aggiunto, "se hai paura di andare davanti agli elettori vuol dire che hai la coscienza sporca e hai paura di non essere rieletto". "Non ho mai conosciuto un fascista che vuole andare alle elezioni e dare la parola al popolo. Mettetevi d'accordo con voi stessi", ha detto ancora il ministro dell'Interno.

Nuove scintille tra Casellati e il Pd

Il Pd, con il capogruppo Andrea Marcucci, protesta in Aula sulla lunghezza dell'intervento di Matteo Salvini e la presidente Elisabetta Casellati replica piccata "Lei sfora sempre il tempo, con lei il tempo non l'ho mai considerato, l'intervento di Salvini e' stato nel tempo lei lo sa bene perche' ogni volta lei sfora sempre e non mi piace questa polemica pretestuosa". Ma il Pd protesta vistosamente e Casellati afferma: "Trovo intollerabile". Dai banchi del Pd proseguono le proteste.

"Amici dei 5 stelle, prima di allearvi con questa squadra pensateci tre volte e poi auguri...", ironizza a questo punto il leader del Carroccio, che conclude con una citazione di Paolo Borsellino: "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola".



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