Salvini ha detto di essere pronto a morire per difendere i confini italiani

Dopo il botta e risposta con il ministro dell'Interno tedesco Seehofer sui porti aperti ai migranti, il leader della Lega chiede a Tria e Trenta di unirsi a lui in una "battaglia di civiltà e legalità per salvare vite"

Salvini germania porti 
Paolo Manzo / NurPhoto
Matteo Salvini

In un crescendo innescato dall'ingresso nel porto di Lampedusa della 'Alex', barca a vela della ong Mediterranea, e dal duro botta e risposta con il ministro dell'Interno tedesco, Matteo Salvini chiude la giornata con un appello al ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e a quello della Difesa, Elisabetta Trenta, a unirsi a lui in quella che chiama una "battaglia di civiltà e legalità per salvare vite". E, soprattutto, con un impegno rivolto agli italiani:  "Darò anche la vita per difendere i confini, la sicurezza e il futuro dei nostri figli".

"Abbiamo storia, cultura, orgoglio e leggi che, piacciano o non piacciano, vanno rispettate" dice su Facebook, "Combatterò all'interno del governo perché leggi e confini vengano rispettati, a meno che per qualcuno i confini italiani non contino".

Nel pomeriggio la situazione nel Mediterraneo era precipitata con il colpo di mano dell'equipaggio della 'Alex', entrata nel porto di Lampedusa con una quarantina di migranti a bordo, seguito dalla lettera del ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer a Salvini. "Mi appello a lei perché ripensiate il vostro atteggiamento di non voler aprire i porti italiani" vi si legge. In questo momento ci sono due imbarcazioni di ong con a bordo migranti, la Alan Kurdi e Alex. "Non possiamo rispondere a quelle navi con a bordo persone salvate facendole navigare per settimane nel mar Mediterraneo solo perché non trovano un porto", scrive Seehofer.

Immediata la replica del leader leghista, per il quale quelli operati dalle navi delle ong sono dei "recuperi di migranti: precisi, scelti, organizzati, con orari precisi". "Il governo tedesco mi chiede di aprire i porti italiani ai barconi? Assolutamente no. Chiediamo anzi al governo Merkel di ritirare la bandiera tedesca a navi che aiutano trafficanti e scafisti e di rimpatriare i loro cittadini che ignorano le leggi italiane". Poi, sempre su Facebook, Salvini torna a puntualizzare: "A che titolo navi private gestite da privati decidono come organizzare il traffico di esseri umani e infrangere leggi? I confini via mare sono come i confini via terra. I confini italiani sono diventati un di più, un qualcosa da rispettare o non rispettare? Vale per tutti. Leggi e confini si rispettano, piuttosto li portiamo in autobus all'ambasciata tedesca. Se qualcuno pensava che l'Italia sia una discarica, ora basta". Salvini ha anche detto che in questa battaglia si sente "un po' solo" ma "non si torna indietro, avete la mia parola". 

Seehofer, dal canto suo, aveva giocato una carta significativa, riconoscendo "gli sforzi compiuti dal Governo italiano e il grande contributo che il popolo italiano ha apportato per contribuire alla soluzione della situazione dei migranti e al miglioramento della situazione umanitaria nel Mediterraneo" ma aggiungendo che "l'Italia ha più volte beneficiato della solidarietà degli Stati membri europei in passato".

Al 'no' di Salvini aveva fatto eco quello di Guglielmo Picchi, sottosegretario agli Esteri: "Prima dell'Italia ci sono le sar di Tunisia e Malta. Noi i porti non li apriamo. Sia piuttosto Seehofer a far aprire i porti e gli aeroporti tedeschi". 

E riguardo la nave Alan Kurdi, che si sta dirigendo a Lampedusa, Picchi aveva aggiunto: "Seehofer dia l'alt alle Ong tedesche che operano violando il diritto italiano. La normativa italiana è chiara. Le Ong che vogliono forzare le nostre acque territoriali e vogliono portare i migranti in Italia contravvengono ad una normativa chiara. Non c'è l'obbligo di sbarco".

In chiusura di giornata l'appello a Tria e Trenta suona come una conta degli alleati. "Domando ai vertici delle Forze armate e della Guardia di finanza se la difesa dei confini è un diritto-dovere da parte delle istituzioni o no"  "Io posso indicare un porto sicuro e bloccare uno sbarco non autorizzato, ma le forze armate in mare non dipendono da me. Se servono da scorta per le navi fuorilegge domandiamoci allora sull'utilizzo di queste unità" militari. "Chiederò ai ministri della Difesa e dell'Economia di aiutarci in questa battaglia di civiltà e legalità per salvare vite. Mi farebbe piacere che fossero al nostro fianco, al fianco del popolo italiano, altrimenti è un precedente pericolosissimo. Io firmo il divieto di ingresso e questi entrano e nessuno li ferma. A che servono le navi militari se non per pattugliare i confini?".

La replica arriva attraverso fonti della Difesa: "Da giorni abbiamo offerto supporto al Viminale sulla situazione di queste ore e il Viminale lo ha respinto, in più di una occasione. Questi sono i fatti". Parole cui è seguita la controreplica delle fonti del ministero dell'Interno, secondo cui il supporto delle unità navali militari italiane "è necessario per bloccare le navi che vogliono portare i clandestini in Italia e non per aiutarle nel trasporto". 



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