Come funziona il Rosatellum bis (e come sarebbe la scheda elettorale)

Dopo il buon esito del primo voto della commissione Affari costituzionali della Camera (e 20 ore di dibattito, La Repubblica) il patto a 4 tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega regge. Ne è uscito un 'Mattarellum rovesciato' e se dovesse andare in porto funzionerebbe così

Come funziona il Rosatellum bis (e come sarebbe la scheda elettorale)

Il Rosatellum bis supera la prova del primo voto e ottiene il via libera della commissione Affari costituzionali della Camera. Dopo oltre 20 ore di dibattito e votazioni, il testo base non subisce modifiche strutturali: regge il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono in commissione i voti favorevoli dei verdiniani, fittiani e Civici e Innovatori. Nettamente contrari, invece, M5S, Mdp, Sinistra italiana e FdI. Da martedì la riforma elettorale affronterà il test dell'Aula, con l'incognita di oltre 90 votazioni a scrutinio segreto.

Un Mattarellum rovesciato

Il Rosatellum bis, che prende il nome dal capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato (in foto), è una sorta di Mattarellum 'rovesciato', un mix tra maggioritario e proporzionale ma dove la quota di proporzionale la fa da padrona:

  • 64% di listini plurinominali a fronte del
  • 36% di collegi uninominali.

La soglia si sbarramento sia per la Camera che per il Senato è al 3% a livello nazionale per le liste, mentre è del 10%, sempre a livello nazionale, per le coalizioni. Ci sarà un'unica scheda e non viene concesso il voto disgiunto. C'è la quota di genere (60-40) e la possibilità di un massimo di cinque pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilità per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali. Infine, non c'è l'indicazione del 'capò della coalizione - ovvero del candidato premier - nè l'obbligo per la coalizione di presentare un programma comune. Durante l'esame in commissione sono state apportate alcune modifiche al testo.

Ecco in sintesi i capisaldi del Rosatellum bis: 

  • Mix di proporzionale e maggioritario: il testo della legge elettorale prevede una quota del 64% di collegi plurinominali proporzionali e del 36% di collegi uninominali maggioritari.
     
  • Le circoscrizioni: sono 20 le circoscrizioni per il Senato, una per ogni regione, mentre sono 28 quelle della Camera.
     
  • I collegi: al Senato i collegi uninominali sono 109, alla Camera 231. Il Rosatellum bis assegna al governo la delega per ridisegnare i collegi. Durante l'esame in commissione è stato deciso di ampliare l'ampiezza dei collegi plurinominali diminuendone il numero, che scende da circa 70-75 previsti inizialmente a circa 65. Il governo ha 30 giorni di tempo.
     
  • Soglie di sbarramento: i partiti e le singole liste che vogliono accedere in Parlamento devono ottenere almeno il 3% dei voti validi su base nazionale, sia alla Camera che al Senato. Per le coalizioni la soglia di sbarramento sale al 10%, sempre su base nazionale. C'è poi la soglia dell'1% valida per i partiti in coalizione che consente di ripartire i voti ottenuti dalla lista alla coalizione stessa. Sotto questa soglia i voti vanno dispersi.
     
  • Pluricandidature: sono consentite fino a un massimo di 5 pluricandidature nei listini proporzionali, non sono invece consentite pluricandidature nei collegi uninominali. è invece consentita la candidatura dello stesso candidato in un collegio uninominale e nei collegi plurinominali, anche in questo caso fino a un massimo di cinque.
     
  • Listini: i listini per il proporzionale sono molto corti: non possono contenere un numero di candidati inferiori a 2 e superiori a 4. 

Come sarà la scheda elettorale 

L'elettore avrà un'unica scheda per il maggioritario e il proprozionale, una per la Camera e una per il Senato, che conterranno le 'istruzioni per l'uso' sul frontespizio, ovvero verrà spiegato come si vota e come saranno redistribuiti i voti. Non è consentito il voto disgiunto. Ogni elettore dispone di un voto da esprimere sulla scheda che reca il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno della lista o delle liste collegate, corredate dei nomi dei candidati (listino) nel collegio plurinominale.

  • Il voto: l'elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto è attribuito anche al candidato nel collegio uninominale. Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell'1 per cento. Nel caso il candidato nel collegio uninominale venga eletto sia nel maggioritario che nel proporzionale, prevale il collegio uninominale. Al candidato in più collegi plurinominali che dovesse essere eletto in diversi listini, sarà assegnato il collegio plurinominale in cui la lista a lui collegata ha ottenuto il minor numero di voti. In caso di pareggio tra due candidati, sarà eletto il candidato più giovane.
     
  • La quota di genere: il testo del Rosatellum bis riconosce una quota di genere nella proporzione di 60-40%. Dispone infatti che nei collegi uninominali e in quelli plurinominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. Le future senatrici avranno più chance: il testo dispone infatti che la ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell'uninominale che nel proprozionale, venga rispettata a livello regionale e non più nazionale. 
     
  • Il tagliando anti frode: Ogni scheda ha un tagliando removibile, dotato di codice alfanumerico progressivo che sarà rimosso e conservato dall'ufficio elettorale prima dell'inserimento della scheda nell'urna. L'obiettivo è evitare possibili brogli elettorali e la circolazione di schede prestampate.
     
  • Le firme: sono state approvate in commissione due modifiche, ribattezzate 'salva-Mdp' e 'soccorso ai nuovi partitì. Si prevede infatti che i gruppi parlamentari che si sono costituiti prima del 15 aprile 2017 (come appunto Mdp) non dovranno raccogliere le firme. Si dispone, inoltre, che solo per le prossime elezioni politiche il numero di firme venga dimezzato (da circa 1.500 a circa 750) per le nuove formazioni politiche e per chi non ha un gruppo autonomo in Parlamento. Sempre una tantum gli avvocati cassazionisti potranno autenticare le firme a supporto delle liste elettorali.


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