Cosa prevede la legge sul revenge porn, approvata all'unanimità alla Camera

Pene da uno a sei anni per chi diffonde materiale pornografico del partner, e multa da 5 a 15 mila euro. La Lega ritira l'emendamento sulla castrazione chimica, che però, annuncia, tornaerà in un altro disegno di legge  

revenge porn
Silvia Lore / NurPhoto 
Camera dei deputati, Montecitorio

Con 461 sì e nessun voto contrario, l'Aula della Camera ha approvato all'unanimità l'emendamento al disegno di legge sul codice rosso che istituisce il reato di revenge porn, la pratica di condividere pubblicamente immagini fotografiche o video intimi attraverso Internet senza il consenso della, o del, protagonista dei video. Chi mette in pratica il "revenge porn" quindi potrà essere accusato di molestia, violazione della privacy, diffamazione. Ma anche di istigazione al suicidio, qualora dalla pubblicazione dei video o delle immagini dovessero derivare atti tragici. 

Cosa prevede il testo del revenge porn

Il testo prevede che "chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento" (Quotidiano.net).

La stessa pena viene applicata anche a "chi ha ricevuto il materiale in questione, per poi pubblicarlo e diffonderlo, con l’obiettivo di recare un danno a colei o a colui che si vede nelle foto o nei filmati. Viene inoltre stabilito che la pena aumenta nel caso in cui la diffusione di materiale “compromettente” avviene per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata o che è stata legata a quella offesa. Stessa cosa se la distribuzione del materiale avviene attraverso gli strumenti informatici o telematici" (SkyTg24).

Rinviata la legge sulla castrazione chimica

Intano si placa una delle più accese polemiche tra i partiti di maggioranza di questi giorni. La Lega ha ritirato l'emendamento sulla castrazione chimica per chi compie violenze sessuali. Lo ha annunciato il ministro dell Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno.  Che poi però aggiunge: "Non vogliamo che si blocchi il codice rosso. La castrazione chimica è un trattamento farmacologico, volontario, reversibile, come già previsto in altri Paesi ma sarà in un altro disegno di legge (ddl) che presenteremo. La nostra è una scelta d'amore nei confronti delle donne. Vogliamo che il ddl sul codice rosso venga approvato. E' una svolta epocale nella battaglia contro la violenza nei confronti delle donne". 

Ieri, alla vigilia del voto in Aula della Camera sul reato di revenge porn, era proprio questo il punto al centro di aspre polemiche interne ai giallo-verdi. L'emendamento sulla castrazione chimica era a prima firma del leghista Turri, 'cavalcato' dalla ministra Giulia Bongiorno. Avrebbe dovuto essere, e presumibilmente sarà, su scelta volontaria del condannato per reati di violenza sessuale, qualora voglia accedere alla sospensione condizionale della pena.  "La Lega si dimostra responsabile. Così approviamo la legge sul codice rosso e mandiamo avanti il governo", ha commentato il capogruppo del partito di via Bellerio, Riccardo Molinari, commentando la decisione di ritirare l'emendamento.



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