Che cosa è andato storto nel voto elettronico per il referendum in Lombardia

Tablet non funzionanti, batterie difettose, tecnici assenti. L'esperimento fa storcere il naso a tanti. Specie in considerazione di quanto è costato

Che cosa è andato storto nel voto elettronico per il referendum in Lombardia
Nicola Marfisi / AGF 
 Un tablet usato per il referendum per l'autonomia in Lombardia e Veneto

Tablet non funzionanti, batterie difettose, tecnici assenti. Il voto elettronico sperimentato dalla Lombardia in occasione del referendum per l’autonomia fa storcere il naso a tanti, soprattutto in virtù del fatto che è costato quasi 50 milioni di euro come riportato da Repubblica. Diverse fonti all’interno delle sezioni hanno denunciato il malfunzionamento delle macchine, che anche se pare abbiano funzionato correttamente nelle procedure di chiusura delle votazioni, hanno dato numerosi grattacapi in fase di installazione.

L'intoppo con i codici di vertifica

“Abbiamo avuto più problemi a configurare le macchine che non a scaricare i dati a fine operazioni, cosa che ha richiesto un quarto d’ora nel nostro caso”, ha spiegato ad Agi Fabrizio Bosio, assessore di Manerbio (Pd) e presidente di un seggio alle consultazioni. “Quando avvii la macchina devi mettere un codice monouso, e la macchina dovrebbe stampare un rapporto e il codice Pin. Ma sabato due macchine non hanno stampato correttamente il rapporto, e quindi erano inutilizzabili. Io e il presidente di un altro seggio abbiamo dovuto attendere quasi fino alle 20 prima di chiudere. Prima la Regione ci ha informato che nonostante l'attesa non avremmo potuto disimpegnare gli scrutatori, che avrebbero invece dovuto trattenersi  fino alla corretta configurazione della macchina. Di fronte all'impossibilità degli assistenti digitali di farlo e alla mancanza di risposte dell’ufficio assistenza, ci hanno invitato alla fine a chiudere il seggio con la macchina non configurata”.

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Si temevano gli hacker e invece...

Si temeva che a rovinare la consultazione sarebbero stati gli hacker, dopo che venerdì 20 si è appreso che un server della SmartMatic, società che fornisce il sistema di voto elettronico, non sarebbe stato adeguatamente protetto. Ma a deludere le aspettative è stato invece il servizio di help desk preposto a risolvere i problemi tecnici dei macchinari e che, secondo numerose fonti, è stato praticamente irraggiungibile per tutto il fine settimana.

Gli ‘angeli del voto’ sono stati infatti gli assistenti digitali, per lo più giovani, che erano fisicamente a disposizione dei seggi per far sì che eventuali malfunzionamenti potessero essere risolti più velocemente. “Alcuni hanno avuto problemi con l'estrazione o l'invio dei dati”, spiega ad Agi uno di loro, “ma data la poca affluenza, molti seggi hanno preferito utilizzare una sola macchina anziché tutte e tre quelle a disposizione. Dato che i singoli presidenti dovevano emettere una ricevuta per ciascun votante, hanno preferito far votare uno alla volta”. Sarebbe bastata una macchina ogni tre dunque, anche se “averne tante era comunque una sicurezza”.

Anche il digital assistant, un ragazzo di meno di vent’anni ma bravo con ‘tecnologia e gestione dello stress’ - alcuni requisiti per l’assunzione - ha confermato le difficoltà a contattare il numero dell’assistenza: “Il  sabato non erano raggiungibili, ho dovuto fare una chiamata per accedere alla piattaforma ‘e360’ (il software he gestisce il voto elettronico, Ndr) ma è stato impossibile parlare con qualcuno, quindi mi son tenuto il problema. Meno male che il giorno dopo si è risolto”.

Quanto è costato a ogni lombardo?

Conti alla mano:

Lombardia

  • Il voto è costato poco più di 6,41 euro a testa per ciascun avente diritto
  • Se ne è presentato solo il 38.25% (dato non definitivo)
  • Costo complessivo: quasi 50 milioni di euro

Veneto

  • Costo per elettore 3,44 euro
  • Costo totale: 14 milioni di euro.  

 

 

 



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