Referendum: cosa succede se vince il No, cosa succede se vince il Sì 

Per la prima volta gli italiani hanno l'opportunità  di esprimere la loro opinione sulla possibilità che la loro Regione chieda maggiori competenze allo Stato centrale

Referendum: cosa succede se vince il No, cosa succede se vince il Sì 
  Nicola Marfisi / AGF
 Le operazioni di preparazione per il referendum per l'autonomia in Lombardia
 

Per la prima volta gli italiani hanno l'opportunità  di esprimere la loro opinione sulla possibilità che la loro Regione chieda maggiori competenze allo Stato centrale in base all'articolo 116 della Costituzione. Questa chance è stata introdotta con la riforma del titolo V della Costituzione nel 2001.

Se al referendum consultivi vincerà il 'no' - ipotesi remota perché i contrari hanno fatto campagna per l'astensione - la trattativa si arenerà. In caso di vittoria dei Sì, la situazione è diversa tra le due Regioni.

La questione del quorum in Veneto

Diversamente dalla Lombardia, in Veneto c'é il quorum. L'affluenza deve superare il 50 per cento degli aventi diritto al voto perché il referendum sia dichiarato valido. Il governatore leghista Luca Zaia - principale sponsor della consultazione - ha fatto sapere che non si dimetterà in caso di mancato raggiungimento del quorum e che lavorerà comunque a una delibera di giunta per avviare la trattativa col governo. In Emilia-romagna il governatore dem Stefano Bonaccini ha avviato la trattativa col governo, dopo l'approvazione di una risoluzione in Consiglio regionale (e quindi, senza referendum).

In Lombardia trattativa al via entro Natale

Per il giorno dopo l'esito del voto, il governatore lombardo Roberto Maroni ha convocato una riunione della sua giunta, durante la quale, tra le altre cose, riferirà degli 'step' che vuole intraprendere in caso di vittoria del Sì. Dopodiché, martedì Maroni interverrà in apertura del Consiglio regionale lombardo e relazionerà anche l'assemblea.

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L'esponente leghista ha giò annunciato che, se la percentuale di votanti sarà alta, intende avviare una trattativa col governo che riguardi tutte e 23 le competenze concorrenti tra Stato e Regioni per le quali è possibile chiedere l'affidamento. Il Pd - i cui sindaci hanno appoggiato il referendum - è contrario, mentre i Cinque Stelle - favorevoli alla consultazione - hanno fatto sapere che non voteranno alcun testo che contenga rivendicazioni sul residuo fiscale.

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La proposta del governatore dovrebbe confluire in una risoluzione che potrà essere votata dal Consiglio la seduta successiva, martedì 31 (percìhé passi è necessaria la maggioranza semplice e quindi potrebbero bastare i voti della maggioranza di centrodestra). Dopo l'approvazione della risoluzione, è obbligatorio un passaggio con il Comitato autonomie locali poi - ha sostenuto Maroni - il governo ha "60 giorni" di tempo per rispondere. "Conto di avviare la trattativa entro Natale e di concluderla prima delle politiche", ha assicurato il governatore, che ha annunciato di voler andare con una squadra bipartisan alla trattativa con Roma.



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