Le primarie dem in Puglia spaccano il centrosinistra

Il 12 gennaio si vota il candidato dem per le regionali del 2020. Il governatore uscente e ricandidato Emiliano tiene incontri in tutte le città. Bellanova annuncia che Italia Viva non parteciperà, mentre Ventola giudica le primarie "una fiction"

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Le primarie per scegliere il 12 gennaio il candidato presidente della Regione Puglia dividono e spaccano il centrosinistra pugliese. Mentre il governatore uscente (e ricandidato) tiene incontri in tutte le città - ieri è stato a Brindisi e Taranto, presenti i sindaci dei due capoluoghi, Rossi e Melucci -, Italia Viva col ministro Teresa Bellanova, già Pd, annuncia che non parteciperà alle primarie mentre il senatore Dario Stefano, Dem, che gareggiò con Emiliano cinque anni fa, attacca lo stesso Emiliano.

Sferzante è poi il giudizio sulle primarie ("una fiction") da parte di Nichi Vendola, per dieci anni presidente della Regione Puglia. "Italia Viva non sosterrà né parteciperà alle primarie pugliesi per la scelta del candidato alla presidenza della Regione" afferma Bellanova in una intervista al "Nuovo Quotidiano di Puglia". "No a primarie farsa, si azzeri tutto e si lavori al progetto di una nuova Puglia", prosegue Bellanova, già molto critica nei confronti di Emiliano (si veda la questione Ilva) quando militava nel Pd. Ma "le primarie - ribatte il presidente Emiliano - sono l'unico modo per scegliere il prossimo presidente della Regione Puglia. Nessuno può chiederci di cambiare il nostro modo di scegliere i candidati solo perchè non ha voluto o potuto partecipare alle primarie".

Secondo Emiliano, "chi sarà assente perché non si è candidato o perché non verrà a votare ha già perso. Tutto. Anche il diritto di parlare. Sono perdenti e profeti di sciagure - sostiene - che si appellano sempre ad altri non avendo alcun potere e nessun merito". Le parole di Emiliano provocano la reazione di Dario Stefàno: "'C'è chi è capace di tutto: osannare le primarie come massima espressione di democrazia e, contemporaneamente, attribuirsi potere e facoltà di sottrarre il diritto di parola a chi non la pensa come lui". "Nessuno può imporre a me che condotta tenere o cosa dichiarare - afferma ancora Stefano-. Figuriamoci se ci può essere qualcuno che mi può togliere la parola. A me, come a nessun altro".

Non andrà a votare il 12 gennaio Nichi Vendola, sia perché non sarà in Italia, sia perché, rivela, "avrei comunque avuto molta difficoltà a votare". "Mi pare - dichiara l'ex presidente della Regione Puglia in una intervista a "La Gazzetta Del Mezzogiorno" - che le primarie rischino di non essere più lo strumento per sparigliare i giochi della politica, temo che siano diventate solo fiction e marketing. Spero di sbagliarmi, ma non ho colto un interesse reale della società pugliese per questa competizione".

Uno dei quattro candidati alle primarie pugliesi, il consigliere regionale Pd, Fabiano Amati, già assessore ai Lavori pubblici con Vendola (gli altri candidati, oltre ad Emiliano, sono Elena Gentile, ex eurodeputato Pd e assessore alla Sanità con Vendola, e il sociologo Leonardo Palmisano), invita i pugliesi a non disertare l'appuntamento del 12 gennaio. Ma poiché "dobbiamo spendere oltre 5 miliardi di fondi europei in tre anni - osserva Amati -, serve una classe dirigente di rivoluzionari di cose normali. Persone - sostiene Amati - che portino avanti la proposta che mi è stata boicottata dal governo Emiliano, ossia accentrare in un soggetto unico la gestione dei fondi europei, usata da tutte le regioni che se la passano meglio di noi".

Commenta infine Gianni Liviano, consigliere regionale Puglia di centrosinistra, eletto in una delle liste di Emiliano ma ora molto critico con lui: "La candidatura di tre alternative ad Emiliano rende probabilmente inutili queste primarie". Per Liviano serviva un candidato unitario mentre "ora è evidente - sostiene - che chi ha governato in questi anni, dando appalti, incarichi e soldi in giro per la Puglia, sia assolutamente in pole position per clientele e corti diffuse". 



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