Il Pd di Renzi ha perso più di due milioni e mezzo di voti. Un'analisi

l'Istituto Cattaneo fa i conti in tasca alle 'elezioni'. Ecco, in termini assoluti, come sono andati i partiti rispetto alle precedenti elezioni

Il Pd di Renzi ha perso più di due milioni e mezzo di voti. Un'analisi
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Renzi

Nel confronto tra le elezioni politiche del 2013 e quelle del 2018, il partito di Renzi perde 2.613.891 consensi in valore assoluto, che corrispondono a una variazione percentuale pari a -30,2%. In termini di variazione in punti percentuali, rispetto alla prestazione del 2013, alla Camera il PD ottiene 6,7 punti in meno. È quanto rileva l'Istituto Cattaneo in un'analisi post voto. Il contributo proveniente dagli alleati del PD nella coalizione di centrosinistra - spiega il centro studi bolognese - è cresciuto rispetto all'analoga offerta del 2013, passando da 332.319 nel 2013 a 1.323.049 nel 2018, in parte grazie all'apporto della lista +Europa di Emma Bonino che raccoglie 829.298 voti, andando ben oltre il risultato di Centro democratico nella scorsa tornata elettorale (167.328).

In termini di rappresentanza, la prestazione sostanzialmente positiva dei partiti alleati al Pd è però vanificata, per le liste Civica popolare Lorenzin e Italia Europa Insieme, dal mancato superamento della soglia di sbarramento del 1%.

Il Movimento 5 stelle - spiega ancora il Cattaneo nella sua analisi politica - aumenta i propri voti di oltre 1,5 milioni, passando da 8.704.809 nel 2013 a 10.522.272 di ieri. Una crescita di 7,1 punti percentuali (dal 25,5% al 32,6%). Il primo partito italiano, con una distribuzione dei consensi ampia sul territorio nazionale, sebbene con un maggiore insediamento nelle regioni del Centro-sud, cresce del 20,9% sui valori assoluti delle precedenti elezioni politiche. Si tratta di un fenomeno infrequente per i partiti "nuovi", sottolinea il centro studi bolognese - il cui risultato alle elezioni successive al debutto spesso si traduce in una dèbacle tanto che spesso in letteratura si fa riferimento al concetto di flash party.

Questi risultati indicano invece che il M5S non è un partito passeggero o estemporaneo rispetto alla storia politico-elettorale italiana, bensì un attore politico in corso di progressiva strutturazione territoriale e destinato a durare nel tempo, al di là degli accadimenti locali che lo contraddistinguono.

Il centrodestra incrementa i consensi di quasi 1,9 milioni (da 10.109.065 nel 2013 a 11.998.879 nel 2018), ossia una crescita di 18,7 punti percentuali rispetto ai valori assoluti di cinque anni fa. In valori percentuali sui voti validi passa da 29,6% del 2013 a 37,2 del 2018 (+7,8 punti percentuali).

Forza Italia (FI), che nel 2013 aveva perso quasi metà dei propri consensi sul 2008, continua la discesa passando da 7.332.134 voti a 4.535.742, ossia una variazione negativa pari al - 38,1%. Viceversa, la Lega ottiene 5.634.577, incrementando i propri voti di oltre 4 milioni e triplicandoli rispetto al 2013. Questo dato in termini di rappresentanza segna il primato rispetto al partito di Silvio Berlusconi (17,5% vs. 14,1%). Inoltre, dal punto di vista geo-politico è importante 2 segnalare le percentuali significative ottenute in alcune regioni meridionali, verso cui storicamente si rivolgevano gli strali della Lega di Bossi-Maroni-Salvini (5,2% in Sicilia, 5,7% in Calabria, 6,2% in Puglia, 6,3% in Basilicata, 8,9% in Molise e 10,9% in Sardegna).

Per la prima volta dal 1994 i rapporti di forza all'interno dell'alleanza di centrodestra, o meglio dell'area politica cosiddetta "forza-leghista", si sono completamente ribaltati. I voti al partito delle "camicie verdi" pesano oggi oltre il 50% nel contesto dell'intera coalizione di centro-destra. Tra il 1994 e il 2001 il partito di Umberto Bossi "pesava" circa il 30% all'interno dello schieramento, con un significativo calo - circa il 15% - dal 2006 al 2013, nella fase in cui la Lega attraversava un periodo di crisi di leadership e di organizzazione. Nel 2018 Salvini ha alterato radicalmente questa tendenza, ponendo il partito "Lega-Salvini" quale pilastro principale (55,5%) dell'area politica che fa riferimento al mondo lega-forzista. 

Per quanto concerne Liberi e uguali (Leu) va rimarcato quanto l'area della Sinistra rimanga sostanzialmente stabile rispetto al 2013. Il confronto con Sinistra ecologia liberta' indica una crescita di poco piu' di 6.000 voti (+0,6% in valore percentuali sui valori assoluti), equivalente a +0,2% in punti percentuali sul risultato del 2013. Il Polo a sinistra del PD non ha ampliato i propri confini, ma e' rimasto nella ridotta della rivendicazione e del richiamo identitario, superando di poco la soglia di accesso alla distribuzione dei seggi. Infine, le componenti piu' radicali dell'intera proposta politica - sia a sinistra (Potere al popolo, Partito comunista, Per una sinistra rivoluzionaria, Lista del popolo per la Costituzione) sia a destra (Casapound e Italia agli italiani) - mostrano andamenti diversificati.

Nel caso dell'aggregato della sinistra radicale, il bilancio rispetto al 2013 è negativo in termini tanto assoluti (-352.172) quanto percentuali (-0,9). Nonostante l'elevata frammentazione e la moltiplicazione di liste appartenenti della sinistra "alternativa", l'area della sinistra radicale vede ridurre i propri consensi di quasi 1 punto percentuale (da 2,5% a 1,6%). Dall'altra parte- conclude il centro studi bolognese - nel contesto della destra radicale si nota una crescita dei voti pari a 430.558 voti: un aumento che segnala un lieve allargamento dei consensi a favore dei movimenti di estrema destra, ma in maniera non cosi' rilevante da consentire a singoli partiti di ottenere una rappresentanza parlamentare.



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