Nel Pd si riparla di cambiare nome al partito

Nel frattempo al Nazareno ci si divide anche sul decreto sicurezza. Martina propone un referendum ma la proposta non raccoglie troppi entusiasmi

pd decreto sicurezza
Aleandro Biagianti / AGF 
 Nicola Zingaretti e Maurizio Martina

"L'economia italiana si è fermata", attacca Martina. "Questo è il governo del fallimento", dice Zingaretti commentando i dati del Pil. "Per quanto tempo diranno che la colpa è di Renzi?", sostiene Marcucci che appoggia Minniti alla corsa per la segreteria dem.

Il Pd insomma si ritrova compatto a mettere nel mirino l'esecutivo sull'economia. Diviso, invece, sul tema sicurezza. Ieri Martina, sostenuto anche da Orfini, ha proposto di lanciare ai gazebo del 3 marzo un referendum sul dl sicurezza. "Un provvedimento che è una barbarie", la riflessione di Richetti che nei giorni scorsi ha fatto un passo indietro per sostenere l'ex ministro dell'Agricoltura.

E se nessuno arriva al 51%?

Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari dem però la mossa di Martina non è condivisa dagli altri candidati. Freddo Zingaretti e neanche Minniti che da ministro dell'Interno ha varato norme proprio sul tema della sicurezza avrebbe intenzione di avallare l'operazione. Nel Pd al momento la discussione è legata a quel 51% necessario per ottenere le chiavi del Nazareno. Si studierà come fare in modo che il leader possa essere chi ha ottenuto più voti e non sia l'assemblea a decidere, qualora nessuno raggiunga quell'asticella. Si studierà anche se e come cambiare il nome al Pd prima delle Europee proprio per l'esigenza di dare un cambio di passo rispetto al passato ed allargare il campo a tutto il centrosinistra. Una prospettiva - quella del cambio nome - che pero' non entusiasma chi sostiene Minniti e vorrebbe, invece, superare la diatriba sul renzismo e non.

La tentazione di Renzi

Intanto Renzi è sempre più tentato a far diventare i comitati civici per la resistenza un proprio partito. Una direzione che tuttavia non convince i suoi fedelissimi in Parlamento (soprattutto se il 3 marzo dovesse vincere Minniti) tanto più l'ex premier Gentiloni. "Non penso che ci sia questa tentazione", osserva. Per poi aggiungere: "Non avrebbe successo". Ma è una operazione anche temuta perché, riflette un renziano, potrebbe togliere linfa al Pd e soprattutto limitare le presenze ai gazebo del 3 marzo.



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