Per Savona "l'Italia non ricorrerà al Mes, il suo debito è solvibile"

L'economista è convinto che il Paese non è esposto a rischi di ridenominazione, "salvo che non sia soggetto di un forte attacco speculativo mosso da istanze di possibile guadagno o da politiche a noi contrarie che violano i fondamenti dell'Unione europea"

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 (Afp)
 Paolo Savona

"Resto dell'avviso che l'Italia non avrà la necessità di ricorrere al Fondo perché il suo debito pubblico è solvibile e non è esposto a rischi di ridenominazione, salvo che non sia soggetto di un forte attacco speculativo mosso da istanze di possibile guadagno o da politiche a noi contrarie che violano i fondamenti dell'Unione europea". Lo sostiene, in un suo intervento pubblicato sul Sole 24 Ore, l'economista Paolo Savona, commentando i possibili riflessi che avrà l'approvazione da parte del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità.

La costruzione europea è incompleta?

"È da qui - prosegue Savona - che si deve partire per un giudizio sull'utilità del nuovo strumento. Ai massimi livelli politici nazionali e continentali si sente ripetere che la costruzione europea è incompleta, ma se si esce dall'incompletezza per entrare in un'altra, il problema resta irrisolto. Si hanno motivi di credere che il Mes si fermi a metà strada di una strada giusta". "Ben venga quindi lo strumento", se si "prefigge di di disporre di fondi per dare stabilità ai Paesi membri che sperimentano o sono minacciati da severi problemi finanziari" e se "interviene come prestatore di ultima istanza". "Il problema - aggiunge Savona - è però se esso opererà come tale".

Il limite del Mes

In quanto prestatore di ultima istanza occorre che la dotazione del Mes sia "illimitata per scoraggiare attacchi speculativi e tempestiva per rendere efficace l'intervento". "Il Mes - spiega Savona - non ha questa possibilità perché il suo capitale sarà di 705 miliardi di euro (l'Italia contribuirà per il 17,8% pari a 125 miliardi, di cui 8 da versare subito) e opererà sotto incisive condizionalità. Poiché può però raccogliere fondi sul mercato, la sua inadeguatezza a svolgere la funzione può essere colmata".

Occorre però che "al Mes venga attribuito il potere di risolvere il problema dell'assenza di un European safe asset", cioè di un'"obbligazione garantita" che serva a "fermare in Europa il risparmio che si andava spostando sui titoli americani a seguito dei maggiori tassi pagati sugli American safe asset ma soprattutto per agganciare i ricavati delle emissioni di questo strumento per avviare a soluzione gli eccessi di debito pubblico rispetto ai paramenti di Maastricht".

La proposta di Savona

L'European safe asset "ridarebbe fiducia al risparmio oggi penalizzato da tassi di rendimento negativi o positivi se legati al rischio di mercato, un problema che la politica monetaria ha difficoltà a trattare". "La mia proposta è che il Mes diventi lo strumento europeo per affiancare la commissione nel compito di risolvere gli eccessi di debito pubblico rispetto ai parametri stabilità a Maastricht, concedendo crediti agli Stati che lo richiedono; ad esempio per non andare sul mercato con titoli di Stato di nuova emissione e per avviare un piano di riduzione di quelli in circolazione".

"Per garantire che l'onere non ricada sui Paesi membri del Mes - spiega Savona - lo Stato membro che beneficia dell'intervento deve concedere sui prestiti ottenuti una garanzia di rimborso privilegiato rispetto agli altri debiti, come già accade nelle emissioni in dollari, che hanno uno spread decisamente inferiore a quelli denominati in euro".

"Un meccanismo siffatto sostituirebbe la necessità di definire, come proposto nell'Annesso III del Trattato costitutivo del Mes, criteri rigidi di ammissibilità degli Stati membri e ricevere assistenza precauzionale, che comporta la sostituzione di un potere di scelta politica con regole predeterminate, rendendo rigido e quindi inefficace l'esercizio della funzione di ultima istanza contro la specualzione; esso contribuirebbe anche a rafforzare l'azione di controllo della Ue sulla finanza pubblica dei Paesi membri che fanno ricorso al Fondo". 



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