Perché nonostante i sondaggi Gentiloni è convinto che dopo il 4 marzo un governo ci sarà

Il premier mostra tranquillità e fiducia: "L'Italia avrà un governo stabile, la coalizione di centro sinistra sarà il pilastro di questo governo e non c'è il rischio di governi populisti o anti europei"

Perché nonostante i sondaggi Gentiloni è convinto che dopo il 4 marzo un governo ci sarà

I sondaggisti sono concordi: dopo le elezioni del 4 marzo non ci sarà una maggioranza in grado di governare. Le ultime rilevazioni prima dello stop imposto dalla legge sulla par condicio parlano chiaro: a poco più di due settimane dal voto il futuro Parlamento rischia di non avere alcuna maggioranza politica. Ma il premier Paolo Gentiloni rassicura: l'Italia avrà un governo stabile e non populista.

Reduce dal faccia a faccia di più di un'ora con la Cancelliera Angela Merkel a Berlino, Gentiloni mostra tranquillità e fiducia: "L'Italia avrà un governo stabile, la coalizione di centro sinistra sarà il pilastro di questo governo e non c'è il rischio di governi populisti o anti europei", scandisce il presidente del Consiglio, che invita a non prendere per oro colato i sondaggi: "Le soluzioni di governo non le danno i sondaggi", spiega, "le daranno gli elettori il 4 marzo. La mia opinione è che l'unico pilastro possibile di una coalizione stabile e pro europea può essere la coalizione di centro sinistra. Dopo il voto, tuttavia, sarà il Presidente della Repubblica ad indirizzare. Credo comunque che l'Italia avrà un governo stabile e non caratterizzato da posizioni anti europee", ribadisce.

Ma il quadro delineato dalle rilevazioni è tutt'altro che rassicurante: La Supermedia elaborata da YouTrend per Agi mostra infatti una situazione di fatto bloccata, con la coalizione di centrodestra in netto vantaggio ma non in grado, con il suo 36,7%, di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. M5s non sembra essere stato penalizzato dallo scandalo dei rimborsi e rimane primo partito con il 28%, mentre il Pd conferma la sua debolezza, non andando oltre il 22,8%.

L'esito delle elezioni del 4 marzo quindi, alla luce di questi numeri, rischia di essere un Parlamento "bloccato" alla difficile ricerca di una maggioranza. è quanto emerge anche analizzando le varie rilevazioni, come quelle di Demos per Repubblica e di Ipsos per il Corriere della Sera: "il centrodestra è a 283 seggi, il centrosinistra a 158 e il Movimento 5 Stelle a 152. Liberi e Uguali raccoglierebbe 24 seggi. Uno stallo".

Le previsioni non cambiano analizzando i dati del sondaggio Cise-Sole 24 ore. In percentuale "il centrodestra è al 34,7%, il Movimento Cinque Stelle al 29,4%, il centrosinistra al 27,4% e Liberi e Uguali al 5,3%". Per il premier "è evidente che se nessuno sarà autosufficiente poi si troverà la strada per un governo stabile".

Quanto al titolare del Viminale, Gentiloni osserva: "Minniti ha fatto una sottile distinzione, che tanto sottile non è. Ha parlato, da ministro dell'Interno, di governo di unità nazionale", e non di larghe intese. Infine, su ipotesi future e futuri scenari Gentiloni taglia corto: "Io ho preso un impegno 14 mesi e 5 giorni fa. L'impegno finisce tra 15 giorni. Dopo il voto, poi, la parola passa al Parlamento e al Presidente della Repubblica. Non compete più al mio impegno".

Minimizza le rilevazioni Laura Boldrini: "A volte i sondaggi non ci azzeccano proprio. Non mi avventurerei ora a fare degli scenari, vediamo, siamo in campagna elettorale", afferma la presidente uscente della Camera e esponente di Leu. Anche la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, ritiene che i sondaggi non descrivano la situazione reale: "Sappiamo che le campagne elettorali spesso si decidono negli ultimi giorni e non è detto che i sondaggi di oggi siano il risultato finale, siamo convinti che saremo il primo partito d'Italia e stiamo lavorando per raggiungere questo risultato. Per noi la sfida è aperta".

Per il leader Pd "i sondaggisti con oggi hanno votato. E meno male. Da domani non possono più farne. Ma i sondaggi dicono che il Pd può essere il primo partito e il primo gruppo parlamentare. Il 5 marzo o vince il Pd o M5s". Matteo Renzi poi esclude un governo di centrodestra: "non considero un'ipotesi che il 5 marzo il centrodestra abbia i numeri per andare al Governo".

Di tutt'altro avviso il segretario della Lega, Matteo Salvini, "convinto" che il centrodestra vincerà le elezioni e la Lega potrà indicare il candidato premier. "Dopo il 4 di marzo tornerò da presidente del Consiglio per raccontarvi quello che faremo al governo. I patti sono chiari: chi ha un voto in più all'interno della coalizione indica il presidente del Consiglio. Berlusconi fa bene a pensare a qualcuno, ma se la Lega avrà più voti, il premier sarò io".

Salvini poi annulla il faccia a faccia in tv con Renzi, previsto per la prossima settimana: "Per anni ho chiesto a Renzi di fare un confronto e lui si è sempre negato, ora il tempo è scaduto. Ho altri impegni, la settimana prossima, comizi in Emilia, in Toscana e non abbandono la gente che viene ai miei comizi per andare in tv con Renzi. Se proprio vuole un faccia a faccia lo sfido a venire in piazza con me". Pronta la replica del leader dem: "Per noi cambia poco, saremo comunque il primo gruppo parlamentare, il primo partito. Ma colpisce l'assurdità di un dibattito politico senza confronti Tv".



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