Stallo sulla Open Arms. Cosa farà la Procura di Agrigento?

L'offerta di un porto sicuro giunta dalla Spagna ha portato le indagini a una "battuta d'arresto", spiegano fonti giudiziarie. Ma se la situazione non si risolvesse, le toghe potrebbero essere costrette a prendere l'iniziativa

open arms procura agrigento

La situazione sulla 'Open Arms' si fa sempre più critica nel 17esimo giorno di permanenza in mare in attesa di un porto sicuro. La nave della ong spagnola con 107 migranti a bordo, ferma a poche centinaia di metri dalle coste di Lampedusa, per la precisione di fronte a Cala Francese, potrebbe non essere più considerata un luogo sicuro. Potrebbe essere questa la chiave di volta per sbloccare la situazione. In questa direzione potrebbe infatti muoversi la Procura di Agrigento, che al momento non ha disposto alcuna evacuazione della nave ed è in attesa di una possibile soluzione politica.

Fonti della procura riferiscono di una "battuta d'arresto" all'attività d'indagine a seguito dell'offerta di porto sicuro da parte delle Autorità spagnole. Ma il team di inquirenti, che sta valutando gli esiti dell'ispezione igienico-sanitaria conclusa ieri sera (che al momento secondo indiscrezioni non dovrebbe essere però considerata un'emergenza) potrebbe prendere in considerazione anche il deteriorarsi della situazione di ordine pubblico, con i migranti disposti a tutto pur di toccare la terraferma, anche a gettarsi in mare per raggiungere la costa a nuoto.

La situazione a bordo si è fatta incandescente e i migranti sono sempre più stanchi e provati, soprattutto psicologicamente. "Non riusciamo più a contenere la disperazione. Non riusciamo più a spiegare. Le parole mancano", è stato l'allarme-appello lanciato stamani dai volontari dell'organizzazione non governativa dopo che quattro migranti, indossati i giubbotti di salvataggio, sono riusciti a tuffarsi in mare. La situazione è tornata sotto controllo solo grazie all'immediato intervento dei volontari, che hanno recuperato e riportato i naufraghi sulla nave, sotto gli occhi attenti degli uomini della Guardia di finanza, intervenuti a dare supporto. Ma la tensione resta alta.

In questa lunga domenica a bordo si sono susseguiti atti di concitazione tra disperazione e rabbia, con gli psicologi di Emergency che sono riusciti a fatica a riportare la calma. Almeno finora. La notizia dell'offerta del porto sicuro andaluso di Algeciras rifiutata da Open Arms ("La situazione è critica" e "dopo 17 giorni in mare i migranti devono sbarcare e non si possono mettere a rischio con un viaggio così lungo") potrebbe innescare nuove azioni disperate da parte dei naufraghi. E rovinare le vacanze dei tanti turisti che in questi giorni affollano le calette di Lampedusa.

Al momento, comunque, la Open Arms resta dov'è. Con il vicepremier Matteo Salvini che dopo un botta e risposta con i volontari spagnoli ("Malati immaginari, minorenni immaginari, emergenze sanitarie immaginarie... La ong Open Arms e i suoi complici stanno raggiungendo il massimo del ridicolo, gli italiani sono buoni ma non fessi"), ha seguito per tutto il giorno la vicenda da vicino, arrivando a bollare come "incredibile e inaccettabile" la decisione della Ong di rifiutare la proposta del porto sicuro fatta dal premier ad interim spagnolo, Pedro Sanchez. D'altra parte, la situazione viene seguita anche da Palazzo Chigi, cui fonti hanno fatto sapere nel pomeriggio che su Open Arms c'è "la disponibilita' della Federazione delle chiese evangeliche a prestare assistenza".



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