Com'è andata la lunga notte dei sottosegretari

I due partiti della coalizione giallorossa erano concordi che si sarebbe dovuto aspettare l'inizio della prossima settimana. Ma è il premier ad aver accelerato le trattative. I papabili e gli scenari che si aprono

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Giuseppe Conte
KENZO TRIBOUILLARD / AFP

La maggioranza resta alle prese con il caso sottosegretari. Si dovrebbe chiudere entro domani ma il prolungarsi delle trattative ha fatto scattare l'allarme a palazzo Chigi che punta al completamento della squadra di governo per stringere su diversi dossier, a partire da quello della legge di bilancio.

È un caos, sottolinea un ministro, che rischia di dare linfa alla propaganda salviniana. E infatti il leader della Lega chiama in causa direttamente il presidente della Repubblica Mattarella, chiedendogli di fermare "questo scempio".

È stato il premier Conte a imporre un'accelerazione e chiedere agli interlocutori di Pd e M5s di chiudere in tempi brevi sulla lista. L'irritazione del presidente del Consiglio viene rimarcata da fonti parlamentari di entrambe le forze politiche. Conte insomma si aspetta che il governo parta con il piede giusto, che non inciampi in litigi e discussioni all'infinito, come accadeva nel governo giallo-verde. La maggioranza ha trattato tutta la notte per completare la squadra.

Ma nel Pd si sottolinea come lo schema per quanto riguarda il partito del Nazareno sia composto e che non c'è neanche un problema di deleghe con il Movimento 5 stelle. Sono i pentastellati a dover sciogliere gli ultimi nodi. Lo scontro principale è sempre legato al ministero dell'Economia, con M5s che avrebbe chiesto di essere maggiormente tutelato perché a via XX settembre siede un ministro dem. 

I nomi in ballo

Il Capo Politico del M5s, Luigi Di Maio, ha cercato di garantire una certa democraticità nella scelta dei sottosegretari, chiedendo ai presidenti di commissione di presentare cinque nomi. Il meccanismo sembra però essersi inceppato e adesso toccherà a Di Maio trovare la quadra tra richiesta di rinnovamento - arrivata dai gruppi parlamentari - e necessità di valorizzare l'esperienza di chi ha avuto ruoli di governo nella prima esperienza Conte.

Chi non verrà promosso dovrebbe entrare nel processo di riorganizzazione del Movimento. Il derby Castelli-Buffagni all'Economia dovrebbe essere vinto dalla prima ma ci sono resistenze interne su entrambi i nomi. E trattative serrate sono in corso anche nel Partito Democratico: alla minoranza andranno 6-7 posti ma solo la metà potrebbe essere di stretta osservanza 'renziana'.

Per il Pd sicura la poltrona per Antonio Misiani di vice ministro in Via XX Settembre, mentre l'assessore della Regione Lazio Gian Paolo Manzella dovrebbe avere la delega delle Comunicazioni al Mise. Fonti parlamentari Pd raccontano che anche Maurizio Martina vorrebbe un incarico da vice ministro. Walter Verini è dato al ministero della Giustizia, Andrea Martella all'Editoria.

Nella compagine governativa dovrebbero entrare anche Marina Sereni, Lorenza Bonaccorsi (Turismo), Roberto Morassut (Cultura), Luigi Marattin (per un incarico economico), Bruno Astorre ed è confermata la possibilità che Emanuele Fiano vada al Viminale e Anna Ascani all'Istruzione, non ancora certo se da sottosegretari o da viceministri.

Tra i renziani girano pure i nomi di Simona Malpezzi, Salvatore Margiotta e dell'ex senatore Cociancich. Dentro pure Braga (Ambiente) e Lia Quartapelle (Esteri). Per Leu si fa il nome della Muroni (Ambiente).

Sul fronte M5s, l'attuale capogruppo alla Camera, Francesco D'Uva, andrà alla Cultura o agli Interni mentre Manlio Di Stefano verrebbe confermato agli Esteri e Ferraresi alla Giustizia. Probabili 'new entry' quelle di Trizzino (Sanità), Coltorti, Cancelleri, Azzolina (agli Affari Regionali), Carabetta, Currò e Romagnoli

La situazione nel centrodestra

Nel centrodestra, invece, in questo fine settimana si dovrebbe tenere un vertice a Milano sul tema delle regionali. Al momento non è stata fissata la data ma le diplomazie sono al lavoro.

Salvini, dal canto suo, sta preparando Pontida: si attende un pratone pieno con almeno 50 mila persone. Sarà in bella mostra anche la bandiera italiana per dimostrare ancora una volta che la fase della Lega nord è terminata. Ma importante sarà anche l'appuntamento che terrà venerdì con gli amministratori, i presidenti di regione e circa 400 sindaci.

L'obiettivo è  dar vita a quello che nella Lega chiamano "il governo reale del Paese", non quello che è nato "nel chiuso dei palazzi". Il prossimo venerdì invece si terrà la festa di FdI. L'anno scorso la Meloni lanciò il progetto di allargamento del partito a Fitto e Musumeci. Quest'anno dovrebbe puntare sull'asse con tutti coloro che vogliono mandare a casa il governo rosso-giallo.

Lo sguardo è rivolto a Forza Italia, dove c'è un fronte che guarda con interesse alle prossime (eventuali) mosse di Renzi e soprattutto al progetto di una legge elettorale proporzionale. Mentre la vicepresidente della Camera Carfagna sta costruendo la sua rete che va dai parlamentari agli amministratori (una sorta di componente interna ma per dare vita ad iniziativa su temi specifici), dal 20 al 23 settembre si terrà la kermesse che Tajani organizza annualmente. Questa volta la sede sarà Viterbo e verranno invitati anche i presidenti delle maggiori sigle sindacali, a partire da Confindustria.



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