AGI - La sicurezza, prima di tutto. Poi il verde, il decoro e la casa. Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa e candidato di Forza Italia alla corsa per Palazzo Marino, ha le idee chiare su quali siano le priorità per i milanesi. Ma nella sua idea di città c’è qualcosa di più: la necessità di ritrovare ambizione, fiducia e quella capacità di offrire opportunità che ha reso il capoluogo lombardo un punto di riferimento per il Paese. E l’insegnamento, spiega colloquiando con l’Agi, arriva da due maestri, figli della “città dei sogni”: Giorgio Armani e, ca va sans dire, Silvio Berlusconi.
Il suo è un progetto che tiene insieme pragmatismo e ambizione, esperienza istituzionale e memoria personale. Sullo sfondo, dicevamo, c’è Silvio Berlusconi, figura fondamentale per il suo ingresso in politica e riferimento per un modo di capire il futuro prima ancora che il consenso. Del Cavaliere, Perego ricorda la capacità di trasformare le intuizioni in progetti, di tradurre idee complesse in parole semplici e di convincere le persone che la strada davanti a loro non fosse già tracciata. “Berlusconi sapeva trasmettere la sensazione che tutto fosse possibile e bastava conoscere la sua storia per convincersi che aveva”, racconta. “È questo, più di ogni slogan, il sentimento che bisogna riportare a Milano: la convinzione che il talento possa trovare spazio e che il lavoro possa aprire, davvero a chiunque, tutte le porte”.
La sicurezza al centro dell’agenda
La conversazione non può che partire dalla sicurezza, dopo gli episodi di violenza delle ultime settimane che hanno visto una delle città più in difficoltà dal punto di vista dell’ordine pubblico. E il sottosegretario alla Difesa lo fa dopo aver passato gli ultimi due fine settimana in strada, fianco a fianco con le forze dell’ordine e dell’esercito, “non soltanto per esprimere solidarietà, ma anche per rendersi conto direttamente delle criticità. Perché chi guida questa città deve poter affrontare il problema seriamente, senza demagogia e riuscendo a fornire risposte, non polemiche. Come ha fatto il governo, anche attraverso il coinvolgimento del ministro Guido Crosetto –sponsor del sottosegretario in Fdi - garantendo la disponibilità di 500 militari della Brigata paracadutisti Folgore a supporto delle attività di controllo del territorio”.
La sfida per Palazzo Marino
È qui arriva anche la prima stoccata all’attuale inquilino di Palazzo Marino. “Mi sarei aspettato di vedere anche il sindaco per le strade di Milano”, afferma Perego. Perché, nella sua visione, amministrare significa soprattutto esserci, ascoltare, con l’obiettivo di costruire un rapporto diretto con i cittadini. ‘Non si può amministrare una città restando chiusi nel palazzo’, è l’accusa che si rivolge spesso ai politici. Perego lo sa bene, come sa altrettanto bene il precedente del 2021. “Non puoi arrivare due settimane prima delle elezioni a chiedere il voto, perché poi giustamente l’elettore ti punisce. Dal 12 settembre, quando mi è stata chiesta la disponibilità a candidarmi, ho iniziato a girare tutti i quartieri. Perché questa volta non c’è tempo da perdere”. Eccolo il messaggio politico al centrodestra che ancora deve ancora trovare una sintesi sul candidato alla guida di Palazzo Marino. Perego esclude che le primarie “uno strumento della sinistra che non è mai d’accordo su nulla”, siano la strada giusta e si dice convinto che i leader della coalizione arriveranno a un accordo. La partita, per lui, si gioca sulla capacità di presentare una proposta condivisa e tempestiva ai milanesi. Ecco perché chiude subito il discorso politico ed entra nel merito della sua ricetta, in primis, la proposta di una legge speciale per Milano, che attribuisca maggiori poteri alla polizia locale e offra alla città strumenti più flessibili sul piano economico e fiscale.
Innovazione e sviluppo
Perego non vuole però fermarsi alla gestione dell’emergenza, anche perché il problema sicurezza "non è nato con le manifestazioni delle ultime settimane". Lo sguardo è alla Silicon Valley e la visione per Milano di "una sorta di Palo Alto italiana, capace di diventare un laboratorio di tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e quantum computing". D’altronde, “con oltre 200 mila studenti e un sistema universitario di primo piano, Milano ha già molte delle carte in regola, deve soltanto evitare che i suoi talenti finiscano per cercare fortuna altrove”.
Verde e casa, le sfide dei quartieri
Poi il tema del verde, secondo Perego tanto sbandierato dall’amministrazione Sala, ma solo di facciata. “Non basta piantare un albero, bisogna anche assicurarsi che viva”. La frase riassume la sua critica a una gestione che, a suo giudizio, avrebbe privilegiato gli annunci rispetto alla manutenzione.
Ma è sulla casa si misura la distanza tra la Milano che brilla e quella che rischia di spegnersi. Perché una città può riempire le proprie vetrine di innovazione e attrarre i migliori professionisti, ma se infermieri, insegnanti, commercianti e giovani lavoratori non riescono più a viverci, il motore, che si mantiene acceso grazie al ceto medio, prima o poi perde pezzi. Qui la proposta di riqualificare l’edilizia popolare e di coinvolgere i privati nei progetti di rigenerazione urbana, prevedendo, sulla scia del progetto del governo, una quota del 70 per cento di alloggi a canone calmierato. “Ma gli interventi – sottolinea - non dovranno concentrarsi solo nel centro –ma riguardare anche i quartieri meno centrali”. La sua Milano personale, del resto, non coincide soltanto con i grattacieli e le vetrine della moda. C’è Brera, dove ha trascorso una parte dell’adolescenza, ma ci sono soprattutto i campi di calcio dell’hinterland, dove giocava, ognì lunedì sera, a livello amatoriale.
Da Milano, un passaggio obbligato a Kiev, in primis, perché è la dimensione internazionale che ha accompagnato il suo percorso politico fino al ruolo di governo, ma soprattutto perché gli aiuti all’Ucraina restano un tema caldo anche ne centrodestra. Lì, Perego, dall’inizio della guerra c’è stato due volte e non ha alcun minimo timore di difendere la necessità di continuare a sostenere militarmente Kiev: “Per costruire la pace bisogna evitare la resa”, taglia cortissimo quando gli si chiede di un possibile contrasto con la Lega dopo gli annunci di Salvini durante il congresso del partito.
Berlusconi e Armani, due riferimenti per Milano
Il discorso torna, dunque, subito a Milano, perché il suo obiettivo finale è quello già ribadito più volte: farla tornare nella città in cui “tutto è possibile”. Scontato allora tornare a Berlusconi e Armani, due esempi e due mondi diversi, “ma entrambi capaci, da zero, di trasformare le proprie ambizioni in progetti capaci di conquistare il mondo, facendo della città meneghina molto più che un semplice punto di partenza”.
È qui che il cerchio si chiude. Perché la Milano che Perego vuole è quella capace di tenere insieme l’ambizione internazionale e la vita quotidiana, le grandi imprese e le aspirazioni di chi cerca semplicemente un posto in cui costruire il proprio futuro. E soprattutto, che la Madonnina torni a brillare ancora.