AGI - Matteo Salvini viene confermato, per la quarta volta, alla guida della Lega e già cambia il simbolo del partito, come pure era filtrato negli scorsi giorni, eliminando il proprio nome dal logo, sostituito dalla dicitura ‘Italia Federale’. Poi rilancia sugli aiuti a Kiev: “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Una posizione, ha spiegato Salvini, che il vicepremier porterà al tavolo del prossimo Consiglio dei ministri. Nel racconto dell’ultima giornata del congresso straordinario del partito fondato da Umberto Bossi è inevitabile partire dai titoli di coda, dunque dai numeri.
Il voto: 465 preferenze contro 146
Alla fine, nonostante i rilievi dei delegati dello sfidante Massimo Garavaglia sul pericolo di schede ‘segnalate’ e possibili foto al seggio per dimostrare la preferenza, si vota a cabina chiusa e il pallottoliere segna 465 voti per Salvini e 146 per l’ex ministro del Turismo. 76% per il vicepremier, quasi 24% per Garavaglia. Un risultato abbastanza in linea con le aspettative della vigilia, che fa dire al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ieri tra i più critici nei confronti di Salvini, che esisteva un “disagio reale, non solo lombardo”.
Il discorso del segretario rieletto
Dopo la proclamazione e un abbraccio sul palco con l’avversario, il segretario rieletto allontana i retroscena su possibili “epurazioni” e promette che “sarà intransigente con chi non versa i soldi al partito”. Poi scalda la platea, che lo aveva accolto con il coro ‘Matteo, Matteo’ e una serie di striscioni, tra cui uno che si augurava un suo ritorno al Viminale, dicendo che “la sera delle elezioni Giorgia Meloni tornerà presidente del Consiglio e Lega Italia Federale sarà secondo partito coalizione, per il momento”.
Il nuovo simbolo: ‘Italia Federale’ al posto di ‘Salvini premier’
Sì, perché la Lega non avrà più, nel suo simbolo, la dicitura ‘Salvini premier’, sostituita da ‘Italia Federale’. Uno sguardo al futuro in vista delle prossime elezioni politiche, ma anche una citazione del passato, rivendicata dallo stesso Salvini quando ha mostrato sul palco dell’Allianz MiCo il contrassegno con l’Alberto da Giussano e la scritta ‘Italia Federale’ con cui la Lega si presentò al Sud e nel Lazio dal 1993 al 1995, sotto la guida di Bossi. E il vicepremier, nel suo intervento, per rispondere a chi lo aveva accusato di portare la Lega verso l’estrema destra, tradendo la storia del partito, mostra una serie di manifesti del Carroccio delle stagioni del passato.
Salvini sostiene che, anche in altre fasi della sua parabola, la Lega non ha mai rinunciato ai toni forti e fa vedere il manifesto forse più noto, quello sull’immigrazione con l’indiano d’America. “Loro non hanno potuto mettere regole all’immigrazione, ora vivono nelle riserve”, si legge, accanto all’immagine di un nativo.
Il dibattito sulla collocazione del partito
Il dibattito sulla collocazione del partito nello spettro politico ha fatto da filo conduttore della giornata di oggi. La vicesegretaria Silvia Sardone è netta: “Ho sentito che siamo né di destra né di sinistra, io non sono mai stata e mai sarò comunista”. Con lei il ministro Giuseppe Valditara: “Sono anticomunista da sempre, mai a sinistra”. Nel suo intervento, Garavaglia delinea un posizionamento diverso: “‘Né neri né rossi, ma liberi con Bossi’ scandiva Salvini guidando il corteo dei giovani padani, la Lega non è né a destra né a sinistra”. La ‘sintesi’ la fa il ministro Giancarlo Giorgetti. “Io credevo e credo nella Lega nazionale ma non credo nella Lega nazionalista, credo nella Lega delle identità che è quello che ci distingue dall’omologazione”, dice il ministro dell’Economia, definendosi “conservatore”. L’appello identitario contro l’avversario dell’”omologazione” riecheggia anche nelle parole del presidente della Camera Lorenzo Fontana, che rimarca: “Non voglio che si muoia fotocopie”.
Il “tradimento” di Vannacci fa da sfondo anche nella giornata di oggi. “Noi abbiamo comprato un giocatore, non ha funzionato”, ricorda Garavaglia, che invita a “pescare dal vivaio”. “Qualcuno fa chiacchiere, noi facciamo le cose”, è l’opinione di Salvini a proposito del leader di Futuro Nazionale. Garavaglia, come aveva fatto Romeo ieri, sottolinea che “l’obiettivo è invertire il trend” e “dobbiamo svegliarci”. Da Salvini la sferzata agli alleati, a cui “chiediamo il rispetto delle nostre posizioni”, perché “nelle regioni dove siamo in maggioranza non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B”. Tra le posizioni, quella sull’Ucraina, con Salvini pronto “a portare in Cdm” lo stop a “armi e soldi” a Kiev.
Sul fronte-Lega, invece, c’è da mettere a punto il cronoprogramma dei prossimi passaggi. A partire dal varo della nuova segreteria politica, per cui “bisognerà aspettare una o due settimane”, spiega Salvini. Che aggiunge: “Mi hanno dato mandato di istituire questa segretaria che dovrà coinvolgere tutti i territori, le correnti le lasciamo alla Schlein e al Pd”. Mentre, sulle candidature, dice che sarà scelto “chi ha consenso”. Tempi rapidi anche per l’approvazione del nuovo simbolo, che dovrà passare da una riunione del Consiglio Federale da convocare a stretto giro.