AGI - "Le pagine più belle sono ancora da scrivere". Giorgia Meloni celebra a Bari il record del suo governo, diventato il più longevo nella storia della Repubblica italiana, e rivendica la stabilità dell’esecutivo davanti alla platea di Fratelli d’Italia. “Mi regalate un’emozione immensa con questa piazza”, ha detto la premier aprendo il suo intervento alla festa del partito, prima di entrare nel merito dei risultati raggiunti e delle prossime sfide del governo.
Il presidente del Consiglio rivendica quindi il valore politico della stabilità raggiunta dall’esecutivo, ma senza trasformare il primato di durata in un giudizio automatico sull’operato del governo. “Il governo più stabile non è per forza quello più capace, ma è quello che ha avuto più tempo per essere giudizio, e quel giudizio arriva da voi con questo entusiasmo e quello di milioni di italiani che ci chiedono di non mollare e di andare avanti”.
Nel suo intervento Meloni torna quindi sul tema della stabilità, presentata come uno dei principali risultati politici dell’esecutivo. “A loro dico: mettetevi comodi, la stabilità non è stata un peso, ma uno scudo, grazie alla stabilità abbiamo protetto questa nazione”, afferma rivolgendosi alla sinistra. “In anni così una nazione senza una guida, senza visione, senza coraggio, senza idee chiare avrebbe pagato un prezzo altissimo: non il governo, i cittadini l’avrebbero pagato. La stabilità per l’Italia non è stata un vezzo, la stabilità è stata uno scudo”, aggiunge la premier, ricordando quindi i risultati ottenuti dal governo, dal Pnrr — “abbiamo dato una lezione in Europa” — al piano casa, fino ai dati sull’occupazione e ai salari.
“Grazie alla stabilità - ha sostenuto - l’Italia ha smesso di essere il caso da sorvegliare in Europa, perché voi lo sapete, c’è stato un lungo tempo in cui la nostra nazione è stata considerata un po’ la malata d’Europa, no? Eravamo quelli che cambiavano governo prima di aver finito qualsiasi cosa. Ogni volta che ci presentavamo a un tavolo internazionale la faccia dei nostri interlocutori tradiva sempre la stessa domanda: e questo mo’ quanto dura?”. Meloni traccia infine una linea politica più netta sul terreno sociale: “Vogliamo essere il governo di chi lavora e di chi si impegna, il governo dei fannulloni e dei privilegiati lo lasciamo agli altri”.
Sul piano economico, Meloni lega la stabilità del governo alla maggiore fiducia dei mercati e alla riduzione del costo del debito. “Grazie alla stabilità noi abbiamo potuto proteggere questa nazione, abbiamo protetto i risparmi degli italiani quando tanti, diciamoci la verità, speravano nella tempesta finanziaria per mandare a casa questo Governo e invece oggi gli investitori considerano l'Italia una nazione più sicura di altre che un tempo ci davano lezioni”, sottolinea la presidente del Consiglio.
La premier cita quindi l’andamento dello spread: “Vi ricordate lo spread, questo numero che la sinistra usava sempre contro i governi di centrodestra, bene - ha aggiunto Meloni - quando ci siamo insediati era 233 punti oggi è stabilmente sotto gli ottanta: significa miliardi di interessi risparmiati sul debito, significa soldi che non vanno ai mercati ma rimangono agli italiani”.
Meloni: "Siamo a posto con la coscienza"
Meloni insiste quindi sulle difficoltà incontrate dall’esecutivo e sul lavoro ancora da fare. “Siamo a posto con la nostra coscienza, ce la stiamo mettendo tutta. Ci vuole una montagna di coraggio. Non ho mai mollato e non intendo farlo adesso”, afferma la premier, riconoscendo che “su alcune materie la discontinuità che gli italiani chiedevano ancora non si vede come dovrebbe e su altre le risposte non arrivano velocemente o forse non bastano”.
La presidente del Consiglio rivendica però la volontà politica del governo: “Non pensate mai che a noi manchi la volontà politica o il coraggio. Per carità, sbagliamo come tutti, ma quello che stiamo cercando di fare non è facile: scardinare incrostazioni di potere vecchie di decenni, convincere una Nazione rassegnata che vale la pena tornare a crederci. Non è facile, richiede tempo, pazienza e una montagna di coraggio. Ci sono stati giorni che mi è sembrato di nuotare dentro la colla, però non ho mollato e non intendo farlo adesso. Alla nostra classe dirigente voglio dire: dobbiamo fare di più e meglio”.
Il consenso più alto e il senso di responsabilità
Meloni rivendica anche la tenuta politica della maggioranza e il sostegno raccolto dal governo nel corso della legislatura. “Abbiamo il consenso più alto del primo giorno di governo”, questo risultato “non sarebbe stato possibile senza il contributo di tutti i leader e i parlamentari del centrodestra”. “Non siamo insieme contro qualcuno ma per affermare le nostre idee”, afferma la premier, “abbiamo ancora la lista di quello che dobbiamo fare”.
La presidente del Consiglio chiarisce però di non considerare l’appuntamento di Bari una semplice celebrazione del primato di durata dell’esecutivo. “Non sono venuta Bari per festeggiare, ho il peso della responsabilità. Sono qui per ripercorrere dov'era la nazione il 22 ottobre del 2022 e dov'è adesso perché in democrazia bisogna rendere conto” delle promesse fatte agli italiani, “la stabilità è la prima grande riforma regalata alla nazione”, sottolinea, “quando l'Italia siede al tavolo la nostra nazione viene presa molto sul serio, può dire di no, indicare la rotta”. E ancora: "Le battaglie che l'Italia perdeva oggi le vince, sono conquiste che vogliamo lanciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà le elezioni".
Il dossier energetico e la Zes
Nel discorso trova spazio anche il tema dell’energia, con Meloni che rivendica la scelta di riaprire il dossier del nucleare e annuncia l’intenzione di aumentare la produzione nazionale di idrocarburi. “Abbiamo rotto il tabù del nucleare”, spiega, per poi aggiungere: “Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari. Non ha senso andare a comprare” il petrolio “in Qatar, se lo possiamo estrarre” per esempio in Basilicata.
La premier passa quindi al tema della competitività delle imprese e della semplificazione amministrativa, indicando nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno (Zes) un modello da estendere al resto del Paese. “Non abbiamo protetto le nostre imprese dai dazi Usa per lasciarli in balia della burocrazia italiana. Lo abbiamo dimostrato al Sud con la Zes: oggi un imprenditore non aspetta anni e implora un timbro, ma ha un solo sportello. Vogliamo applicare un meccanismo come questo su tutto il territorio nazionale”. Meloni rivendica poi il cambio di posizione dell’opposizione: “Sono contenta - ha aggiunto - che il Pd prima diceva che era un carrozzone, e ora dice che vuole estendere la Zes, quindi sono contenta perché voteranno con noi...”.
La questione dell'Ex Ilva
Nel passaggio dedicato alla Puglia, Meloni affronta anche il dossier dell’ex Ilva, definendolo “la più complessa delle questioni”, anche per la contrapposizione tra chi ne chiede la chiusura e chi punta invece a salvaguardare produzione, occupazione e indotto. “Non possiamo non pensare all'ex Ilva, la più complessa delle questioni, anche perché vede sul territorio tanto chi vorrebbe la sua chiusura, quanto chi vorrebbe salvaguardare la produzione, l'occupazione, il valore dell'indotto”, afferma la premier.
Meloni richiama poi gli interventi messi in campo dal governo e assicura che il confronto con il territorio proseguirà. “Non devo ricordare, perché - ha aggiunto - è nota a tutti, la situazione che abbiamo trovato, e gli sforzi che abbiamo fatto per garantire la prosecuzione delle attività anche con molte risorse che sono state investite, e quello che continueremo a fare, confrontandoci con le realtà locali, con i sindacati, con le associazioni datoriali. Il nostro obiettivo è tutelare la salute pubblica, ma anche preservare un patrimonio industriale che è importante per la Puglia e per la nazione intera”.
Sanità, liste d'attesa e natalità
Sul palco Meloni affronta anche il tema della sanità e delle liste d’attesa, respingendo le accuse rivolte al governo. “Abbiamo lavorato sulla sanità, nonostante le tante bugie che raccontano. Le liste d'attesa sono iniziate con il governo Meloni? No, esistevano 5, 6 anni fa ma nessuno se ne era occupato. La sinistra le ha lasciate a noi. E noi ci siamo chiesti come si potesse fare meglio”, afferma.
La presidente del Consiglio rivendica in particolare l’introduzione di un sistema di monitoraggio delle prestazioni: “Non esisteva in Italia uno strumento che dicesse quante persone stessero aspettando, e dove. Siamo partiti dal monitoraggio, territorio per territorio, prestazione per prestazione. Tutti quelli che ci fanno la morale a questo non avevano pensato. Su 10 prestazioni 8 sono erogate nei tempi previsti e 2 no: sono troppe, ma almeno ora sappiamo dove intervenire”.
Meloni affronta poi il tema della natalità e del calo demografico, rivendicando le misure messe in campo dal governo a sostegno delle famiglie. “Non vogliamo rassegnarci all'idea che l'Italia, l'Europa e l'intero Occidente siano impotenti di fronte al declino demografico”, afferma la presidente del Consiglio. La premier cita quindi i congedi parentali: “Prima per stare con tuo figlio dovevi rinunciare al 70% dello stipendio, oggi per tre mesi prendi l'80%”, oltre "al bonus mamme da 60 euro al mese, al contributo di 1.000 euro per ogni nuovo nato e all’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee fino a 90 mila euro".
Immigrazione e integrazione
Sul fronte dell’immigrazione, Meloni rivendica il cambio di orientamento avvenuto a livello europeo. “Ci hanno detto che le nostre posizioni erano impresentabili, fuori dalla civiltà politica europea. Oggi quelle posizioni sono legge europea e quindi sono la civiltà politica europea. Ci hanno chiamato estremisti per anni e poi hanno copiato tutto. Ecco cosa significa contare in Europa, ecco cosa significa far contare la destra”, afferma la presidente del Consiglio.
Meloni si sofferma poi sul tema dell’integrazione, ribadendo il rispetto per tutte le religioni ma rivendicando l’applicazione delle stesse regole su tutto il territorio nazionale. “Rispettiamo ogni religione ma non esiste che ci sia un pezzo di questa nazione in cui valgono altre regole, strade in cui una ragazza debba chiedere il permesso di studiare, come vestirsi, chi amare: la libertà delle donne non è negoziabile. Non esistono luoghi di culto che si sottraggono ai doveri di trasparenza e controllo e non esiste tolleranza per la propaganda fondamentalista e per chi forma cellule jihadiste”, afferma la presidente del Consiglio. “Non faremo passi indietro”.
Giustizia e femminicidi
La premier passa poi al tema della giustizia e del sovraffollamento carcerario, escludendo il ricorso a provvedimenti di clemenza. “Stiamo costruendo nuove carceri perché vogliamo garantire certezza della pena. Non risolveremo mai il sovraffollamento con indulti e amnistie”, sottolinea.
Meloni dedica poi un passaggio al tema della violenza contro le donne, richiamando l’ultimo caso di femminicidio. “L'orrore che ha strappato ieri la vita a Lorena ci stringe il cuore e ci ricorda che il femminicidio esiste, eccome se esiste. E combatterlo non significa dire che la vita di un uomo vale meno significa riconoscere che nel femminicidio c'è un aggravante, si uccide una donna perché ha osato essere libera e questo nella civiltà europea e cristiana non è previsto”, afferma la presidente del Consiglio. Poi torna ad attaccare l'opposizione: "Sono ottanta anni che la sinistra usa l'antifascismo come arma di distrazione di massa per avere il potere".
Poi uno sguardo al futuro che suona come un rilancio del suo impegno in politica. "Continuo a credere che le pagine più belle devono essere ancora scritte. Se siamo arrivati fin qui, significa che possiamo ancora andare avanti", ha detto la premier.
"Il nostro traguardo - ha aggiunto - non è mai stato diventare il governo più longevo della storia della Repubblica, il nostro traguardo è sempre stato molto più ambizioso.
"Il nostro traguardo è un'Italia nella quale chi ha un'idea possa realizzarle, un'Italia nella quale chi lavora possa permettersi una casa, costruire una famiglia, guardare al futuro con fiducia, un'Italia nella quale nessuno sia costretto ad andarsene per diventare quello che sogna di essere, una nazione nella quale, ovunque si trovi, ogni italiano sia fiero di dire a voce alta da dove viene, un'Italia nella quale chi è partito possa trovare 1000 ragioni per tornare".
"Il nostro traguardo è un'Italia che non chiede più il permesso a nessuno". Infine: "Lo so che 4 anni non bastano, ma so che non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi semplicemente perché questa nazione lo merita e finché io avrò l'onore e la possibilità di farlo continuerò a combattere, a scommettere e a rilanciare anche quando sarà difficile, perché lo sarà".
La conclusione dell'intervento
“È un onore per me servire” gli italiani, ha detto Meloni terminando il suo intervento a Bari, alla festa di Fratelli d’Italia per il primato di durata raggiunto dal governo. A chiudere il comizio sono state poi le note di “A mano a mano” di Rino Gaetano.