AGI - C'è chi accenna a partire, chi scarta di lato, chi accenna a tornare indietro. Come alla "mossa" del Palio di Siena, i leader del centrosinistra cominciano a disporsi, non senza difficoltà, lungo la linea di partenza, in attesa del "canape" delle primarie. Ci sono Giuseppe Conte ed Elly Schlein, naturalmente, che hanno rotto gli indugi a marzo, nei minuti immediatamente successivi alla vittoria del No al referendum.
Ma c'è anche Riccardo Magi, leader di Più Europa che ha aperto alla sua candidatura: "Ci dovrà essere un candidato di Più Europa, io correrei con grande entusiasmo", ha sottolineato appena due giorni fa. E poi i nomi accarezzati dai centristi, a cominciare da Silvia Salis passando per Ernesto Maria Ruffini di Più Uno e al Progetto Civico di Onorato. E nelle ultime ore si è fatta insistente la voce di un candidato o una candidata rossoverde, con la deputata e consorte di Nicola Fratoianni, Elisabetta Piccolotti, in pole.
Sulle primarie ancora nessuna certezza
Il tutto mentre è ancora buio fitto sulle regole di ingaggio che dovranno governare la corsa. Se ne era accennato durante il pranzo tra Schlein e Conte il 4 agosto, ma, viene riferito da fonti di centrosinistra, al momento nessuna indicazione chiara è arrivata, né sulle regole né sui tempi. E questo nonostante le pressioni di Conte nell'ultimo periodo prima della chiusura dei lavori parlamentari, quando ha messo al centro le primarie e la questione Ucraina: sintomo chiaro di una voglia di accelerare sia sul programma sia sulla scelta del leader. Ben prima, comunque, del timing su cui si ragiona in ambienti Pd, vale a dire nei primi mesi del 2027.
Il nodo del ballottaggio
Per quello che riguarda le regole di ingaggio, i nodi sembrano riguardare il ballottaggio tra i primi due in termini di consensi e la possibilità di votare online. La prima ipotesi vedrebbe favorevole il Pd: tra i dem c'è la sicurezza che in uno scontro a due la segretaria non avrebbe rivali. Anche perché, al primo turno, è facile immaginare che molti dei voti su cui punterebbe Schlein potrebbero disperdersi nei rivoli centristi. Per lo stesso motivo, Conte sarebbe avvantaggiato da una sfida a un turno solo.
Il rebus del voto online per il centrosinistra
L'altro nodo, il voto online, è considerato un terreno scivoloso dai vertici del Pd: il M5s è attrezzato meglio e da tempo nell'organizzare la base attraverso le piattaforme. Al contrario, iscritti ed elettori dem considerano i gazebo come un rituale fondamentale nella vita del partito. Ma anche per questo, a sentire fonti dem, il punto di caduta potrebbe essere proprio lo 'scambio' tra ballottaggio e voto online.
La questione Ucraina
Oltre al nodo delle regole e dei tempi, c'è quello dei temi, con i dossier principali che continuano a far penare i leader del centrosinistra, Ucraina in primis. Da questo punto di vista appare significativo l'ultimo scontro interno nato da una intervista di Conte in cui il leader M5s rinviava alle primarie, e quindi a dopo la scelta della guida del centrosinistra, lo scioglimento del nodo sulla politica estera. Parole che hanno fatto insorgere Schlein, "non funziona così", fino al pranzo "distensivo".
La battaglia su legge elettorale
Con la ripresa dei lavori parlamentari, tuttavia, ci sarà occasione per i leader di dimostrare la loro capacità di intesa nelle aule parlamentari, ma anche fuori, in occasione della battaglia sulla legge elettorale. "Tutti i leader in piazza il 15 settembre", è l'appello lanciato da Riccardo Magi che spera così di rinvigorire quel "Fronte del No" risultato vincente al referendum sulla giustizia. Una "battaglia per la Costituzione", la definiscono nel Pd, consapevoli che la vera posta in gioco è l'elezione del Presidente della Repubblica, nel 2029: in un Parlamento dominato dalla destra per mezzo di un "premio di governabilità sproporzionato", spiegano i dem, Giorgia Meloni e i suoi avrebbero carta bianca nella scelta del Capo dello Stato.