AGI - La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il titolare dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha visitato oggi il Museo del Presente "Giovanni Falcone e Paolo Borsellino" di Palermo per la Cerimonia di svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie e collega Francesca Morvillo il 23 maggio 1992 e l'autista Giuseppe Costanza, sopravvissuto alla strage.
Meloni, svelare l'auto di Falcone è un'emozione tagliente che mette di fronte alla storia
"Oggi non è facile prendere la parola, dopo avere assistito allo svelamento della Croma bianca, l'emozione è penetrante, tagliente, ti mette di fronte alla storia, con al S maiuscola, fatta di sangue, carne, che cambia il corso degli eventi, le traiettorie delle nostre scelte. 34 anni fa c'era chi voleva minimizzare, non si poteva neppure pronunciare il nome della mafia, e la strage di Capaci cambia tutto, nessuno ha più potuto fingere di non sapere o accettare di essere complici". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, al Museo del presente, dopo lo svelamento della Fiat Croma bianca su cui viaggiava Giovanni Falcone.
Meloni, non arretriamo di un passo, diritto alla verità sulle stragi
"Facciamo un giuramento che va onorato con i fatti difendendo e rafforzando quella legislazione antimafia che porta il nome di questi eroi che e' diventato un modello internazionale, impedendo che anche un solo boss lasci il 41 bis in assenza delle condizioni necessarie, costruendo una legislazione che salvi i bambini dalla condanna a crescere come mafiosi per colpa dei loro genitori, facendo in modo che nessun testimone possa essere lasciato solo, lavorando tutti insieme perche' l'Italia non arretri di un solo passo nella lotta alla mafia, nella caccia ai latitanti, nella restituzione dei beni della criminalita' ai cittadini e facendo piena luce sulle pagine ancora oscure su quei terribili anni della nostra storia, perche' il popolo italiano ha diritto di conoscere la verita' e ogni sforzo per raggiungerla deve essere sostenuto". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, dopo lo svelamento della Fiat Croma su cui viaggiava Giovanni Falcone, al Museo del presente Giovanni Flcone e Paolo Borsellino, a Palermo. "Lo dobbiamo a noi, certo - ha aggiunto- ma soprattutto a loro, a tutti gli eroi caduti per mano mafiosa. Continueremo a fare la nostra parte con lo stesso impegno che abbiamo per essere degni di loro e insieme degni di questa nazione meravigliosa".
Poco prima la presidente del Consiglio aveva presieduto il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, in prefettura, mentre nel tragitto tra l'aeroporto e il capoluogo aveva posto un mazzo di fiori davanti alla stele che ricorda le vittime della strage di Capaci. Ad accogliere la premier, tra gli altri, Maria Falcone, il presidente della Regione Renato Schifani, e il sindaco Roberto Lagalla. L'autovettura, custodita per 14 anni nella teca di vetro sulla Piazza d'Armi della Scuola di formazione e aggiornamento del Corpo di Polizia penitenziaria "Giovanni Falcone" di Roma, è stata ceduta temporaneamente alla Fondazione Falcone nell'ambito di un progetto per valorizzare e tramandare la memoria delle vittime delle stragi mafiose. A testimonianza del legame della Croma con la Penitenziaria, il dispositivo di sicurezza per l'evento verrà garantito dal Gruppo operativo mobile del Corpo. Tra i presenti anche l'imprenditore Tommaso Dragotto, la cui impresa, la Sicily by car, è stata bersaglio della banda del Kalashnikov, e l'ex calciatore Fabrizio Miccoli, riconciliatosi di recente con Maria Falcone, dopo la condanna a tre anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso e soprattutto quella frase "Quel fango di Falcone".
Lotta alle mafie, la premier: "A Palermo lo Stato c'è"
"Lo Stato c'è e vuole essere sempre presente con determinazione, senza mai indietreggiare" nella lotta alla criminalità organizzata, ha dichiarato ancora il capo dell'esecutivo, aggiungendo che "questo è il modo più serio per onorare chi ha dato la vita per lo Stato", alludendo alle vittime della mafia negli ultimi decenni come i magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che furono uccisi negli agguati di via D'Amelio e Capaci 34 anni fa. E ha assicurato, nel giorno dell'operazione della Dda che ha sgominato la banda dei kalashnikov: "Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce".
Meloni, bene il gioco di squadra ma possiamo fare di più, anche con l'Esercito"
Abbiamo dimostrato la capacità di fare gioco di squadra, un'attenzione reale e costante che deve essere rafforzata e siamo qui per capire come assicurare il massimo sostegno alle vittime. Lo Stato c'e', non lascia sole le persone, ma possiamo riuscire a fare di piu' e a fare meglio, fissandoci come obiettivo quello di trovare nel piu' breve tempo possibile le soluzioni per avviare una operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio, a partire dai quartieri piu' a rischio, come lo Zen, ma non solo". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, partecipando al Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura, a Palermo. Un presidio, spiega la presidente del Consiglio, "con le forze di polizia, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell'Esercito, in operazione congiunte, intervenendo se necessarie sulle norme che disciplinano Strade sicure: e' il passo successivo necessario per rafforzare quanto gia' fatto per stroncare l'escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo"
M.Falcone, questa Croma non sia segno di sconfitta ma di rinascita
Una commossa Maria Falcone ha preso parte allo svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie e giudice Francesca Morvillo e l'autista Giuseppe Costanza, il 23 maggio 1992, nel giorno della strage. "Non avevo mai visto questa Croma e adesso questi 34 anni mi sono caduti tutti addosso", ha detto davanti alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Museo del presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Palermo. "Museo del presente perché è una memoria viva", ha aggiunto, "di quegli uomini dello Stato che non si sono sottratti al sacrificio. Giovanni è stato chiamato alla guerra di un nemico che non si sapeva come combattere, ma ci è riuscito e ha lasciato una legislazione invidiata in tutto il mondo. Per questo l'arrivo di questa Croma non deve essere ritenuto un segno di sconfitta ma di rinascita".