AGI - La linea del centrosinistra rimane quella della bocciatura tout court di una legge elettorale considerata "irricevibile" oltre che "inemendabile". È stato ribadito anche questa mattina durante una riunione dei capigruppo in Commissione Affari Costituzionali di Pd, M5s e Avs. Una riunione che si è svolta a ridosso della presentazione dell'emendamento con il quale Fdi, Noi Moderati e Udc propongono di introdurre un sistema con capilista bloccati e fino a un massimo di tre preferenze. Al termine del summit del centrosinistra, è il Movimento 5 Stelle a rispondere con un proprio emendamento, a prima firma del capogruppo Riccardo Ricciardi, che prevede la possibilità di esprimere una o due "preferenze vere" con vincolo di genere. Una reazione che si aggiunge agli emendamenti delle forze di minoranza già presentati allo scadere del primo termine, per rispondere - viene spiegato - alle "forzature del centrodestra che prova a truffare gli italiani con i capilista bloccati". A spiegare la ratio dell'emendamento è il vice presidente M5s, Michele Gubitosa per il quale, con l'emendamento messo a punto da FdI, Nm e Udc "solo i partiti con maggior consenso, tendenzialmente uno o due, eleggerebbero alcuni parlamentari con le preferenze, per il resto si avrebbero quasi esclusivamente dei nominati". Ma non basta: "perché si possa parlare di preferenze è necessario che il cittadino possa scrivere il nome del candidato che predilige scegliendo all'interno di una rosa ampia", aggiunge Gubitosa, "invece secondo la maggioranza i cittadini potranno solo mettere la crocetta su un nome all'interno di una ristrettissima rosa di nomi già inseriti nella scheda e scelti dalla segreteria del partito. Questa è una truffa", conclude, "confezionata nel disperato tentativo di trovare una mediazione all'interno di una maggioranza sempre più ai ferri corti in cui non c'è accordo su nulla".
Il tema del premio di governabilità
Altri punti salienti della proposta M5s sono la soppressione del listone attribuendo i 70 seggi alla Camera e i 35 al Senato relativi al premio di governabilità attraverso liste presentate nei collegi plurinominali, assegnando i seggi secondo le cifre individuali conseguite dai candidati nelle liste, in ordine decrescente, sulla base delle preferenze espresse dagli elettori. Prevista poi una riduzione del premio di governabilità: dai 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato previsti dal testo della maggioranza, a 50 e 25. Infine, la soppressione dell'indicazione del candidato premier. A spiegare la proposta è il vice presidente Cinque Stelle, Michele Gubitosa: "Solo i partiti con maggior consenso, tendenzialmente uno o due, eleggerebbero alcuni parlamentari con le preferenze, per il resto si avrebbero quasi esclusivamente dei nominati. Ma non basta", aggiunge Gubitosa: "Perché si possa parlare di preferenze è necessario che il cittadino possa scrivere il nome del candidato che predilige scegliendo all'interno di una rosa ampia, invece secondo la maggioranza i cittadini potranno solo mettere la crocetta su un nome all'interno di una ristrettissima rosa di nomi già inseriti nella scheda e scelti dalla segreteria del partito. Questa è una truffa, confezionata nel disperato tentativo di trovare una mediazione all'interno di una maggioranza sempre più ai ferri corti in cui non c'è accordo su nulla". Stando a quanto filtra da fonti di centrosinistra, la proposta M5s potrebbe essere votata anche dal resto del campo progressista o, almeno, quello nella formazione Pd-M5s-Avs.
Pronta la battaglia in aula
Perimetro nel quale già si ragiona su quale strategia adottare in occasione del voto in Aula sull'emendamento FdI-Nm-Udc. L'indicazione è quella di "andare avanti nella battaglia in Aula". La tentazione di chiedere il voto segreto per fare emergere le contraddizioni interne al centrodestra è forte, ma c'è da fare i conti con quanti, anche nel centrosinistra, non disdegnerebbero un ritorno al sistema delle preferenze. Per questa ragione, fra i parlamentari di opposizione, c'è chi propone di chiedere il voto segreto per poi non votare l'emendamento, rendendo in qualche modo visibile il non voto. "Stiamo portando avanti come opposizione una battaglia comune perché è fondamentale abbattere il premierato nascosto contenuto in questa riforma e smascherare la pantomima della maggioranza che cerca dio nascondere le liste bloccate dietro finte preferenze". La "battaglia comune, quindi, rimane", è la chiosa.