AGI - Non aveva colore né odore, ma aveva già avvelenato l'aria. Una nube di diossina, il 10 luglio 1976, si sprigionò dallo stabilimento dell'Icmesa di Seveso, piccola cittadina allora in provincia di Milano (oggi Monza e Brianza). L'incidente venne contenuto e all'inizio nessuno capì cosa fosse successo. La nube, intanto, spinta dal vento si era diffusa nei Comuni vicini. Dopo poche ore, le persone avevano iniziato ad accusare bruciore agli occhi e arrossamenti della pelle. Dopo qualche giorno, erano comparse gravi eruzioni cutanee. Solo diversi giorni dopo l'incidente si capì la gravità della situazione e, a due settimane dal disastro, arrivò l'ordine di evacuare le case.
Oggi, nella zona del disastro, è nato il Bosco delle Querce, attorno al Grande Pioppo, l'unico albero sopravvissuto alla diossina. E qui, a 50 anni di distanza, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i giovani attori di Teatro Contatto, hanno dato vita a un flash mob dal titolo 'Il Bosco del Futuro'. Subito dopo, la cerimonia ufficiale per il 50esimo anniversario del disastro, allestita in una tensostruttura ai margini del Bosco.
Oltre al Capo dello Stato, ci sono il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il ministro dell'Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, la sindaca di Seveso, Alessia Borroni, e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Giuliana Zorzi, che in quel 10 luglio 1976 compiva 18 anni, ha portato la sua testimonianza: "Mia mamma chiuse le finestre perché l'aria era irrespirabile. È stata una festa strana per me, ma non si sapeva nulla. Poi i giorni seguenti si ammalò il mio gattino. Era muto, non poteva lamentarsi. Lo vedevo trascinarsi senza capire cosa stesse succedendo. Il mio papà Gino disse che da due giorni non sentiva più il canto degli uccelli".
Le conseguenze dell'incidente
Furono migliaia i piccoli animali, domestici e non, che perirono. "Il 24 luglio - continua Giuliana - venne emessa l'ordinanza di evacuazione. Ci dissero di preparare una valigia per stare via 15 giorni. Ci trasferirono in un residence a Bruzzano, vicino Milano". In realtà la famiglia di Giuliana, come tante altre, non rientrò più nella sua casa. Anzi, le abitazioni più vicine allo stabilimento dell'Icmesa vennero demolite. "Dopo un anno che eravamo sfollati arrivò la notizia che avrebbero demolito la nostra casa. L'aveva costruita mio padre: volle essere presente, ricordo le sue lacrime", si commuove Giuliana.
"Tra le cose sotterrate, dentro casa, quello che mi manca di più - racconta - è il mio bambolotto, me l'avevano regalato". "Il peso di una tragedia non è solo ciò che distrugge, è ciò che ci costringe a lasciare indietro. Sono tornata a Seveso, abbiamo trovato la forza di ricominciare. Oggi, dove c'era la mia casa, cresce il Bosco delle Querce: è un posto bellissimo, eppure una parte di me continua a cercare la strada di casa", dice ancora.
La commemorazione
Sul palco, Mattarella si è rivolto alla comunità di Seveso: "La vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani. È stato un percorso impegnativo, faticoso, colmo di sacrifici, quando alla speranza si alternava il dolore. Con l'impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita". E ha invitato a respingere "con fermezza" qualsiasi opinione "che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici".
Il Capo dello Stato ha poi ricordato Carlo Galante, l'operaio eroe dell'Icmesa che "entrò nel reparto in cui il reattore aveva innescato il violento getto di vapore letale e al cui interno una nebbia velenosa, potenzialmente mortale, avvolgeva tutto. Con una semplice maschera sul viso, Carlo Galante riuscì ad azionare la valvola del raffreddamento e quell'operazione consentì di limitare l'uscita della sostanza tossica, riducendo un danno, pur ormai gravissimo, che, senza il suo intervento, sarebbe divenuto di gran lunga più devastante".
Da parte sua, il Governatore Fontana ha sottolineato come quella di Seveso fu "una comunità ferita in profondità che seppe trasformare incertezza in voglia di rinascita". La tragedia diede il nome a una norma comunitaria, la Direttiva Seveso, che "rappresentò un passaggio fondamentale: introdusse l'identificazione preventiva dei rischi, pianificazione, controlli, responsabilità chiare".
Infine, la sindaca Borroni ha rivendicato: "Abbiamo creduto nel futuro, accanto alla disperazione 50 anni fa ci furono coraggio e senso del dovere. I cittadini di Seveso trasformarono la paura in responsabilità".