AGI - Slitta al 14 luglio l'esame in Aula della Camera della legge elettorale. Un rinvio di una settimana che, ufficialmente, viene motivato dal governo con il possibile caos dei treni (uno sciopero e i lavori su una tratta ferroviaria) e con l'appuntamento a Napoli del centrosinistra sul programma.
Per le opposizioni, che confermano "il muro" contro la riforma del centrodestra, lo slittamento è invece dettato dai problemi interni alla maggioranza, ("A me sembra che il disagio sia in maggioranza più che altro. Un disagio tutto politico e non infrastrutturale", osserva ad esempio Riccardo Magi), a partire dal nodo delle preferenze, che la riunione di ieri degli sherpa di FdI, FI, Lega e Noi moderati non ha sciolto.
Legge elettorale, Magi (+Eu): Cercano di modificare Costituzione, opposizione faccia saltare norma pic.twitter.com/zoyVuQ2L06
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Il nodo delle preferenze e il ruolo dei leader
Tanto che - come già successo in occasione della stesura del testo e del successivo accordo di maggioranza - già c'è chi rimanda il momento in cui la matassa sarà sbrogliata a un confronto diretto tra i leader, per il momento non in programma. Eppure sono gli stessi leader a derubricare a tavoli tecnici la questione: "Stanno lavorando tutti i tecnici", taglia corto il vicepremier Antonio Tajani. Idem Matteo Salvini: "Non partecipo a riunioni, non sono ai tavoli, ci sono i tecnici che ne stanno occupando".
Le posizioni dei partiti di Governo sulla legge elettorale
La settimana di tempo in più potrebbe facilitare una soluzione, anche se sul nodo preferenze permangono le criticità già più volte manifestate sia da Forza Italia che Lega. "Questa legge elettorale nasce da un accordo tra i partiti di maggioranza, è una legge che è stata chiesta in primis da FdI e Meloni, nel nome della stabilità". "In virtù di questo accordo di maggioranza abbiamo accettato la riforma della legge elettorale ma non è che ora si possono rimettere in discussione altri pezzi. La nostra posizione è questa: questo testo nasce già da un compromesso, fare sempre il più uno crea delle difficoltà", dice chiaramente il capogruppo leghista Riccardo Molinari.
Legge elettorale, Donzelli: Basta sorprese tra voto e Governo, nome premier sia chiaro nel programma pic.twitter.com/ExPGnsHaKj
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FdI non arretra sulle preferenze
In FdI si insiste sulle preferenze, ricordando che si tratta di una battaglia storica del partito e, stando a quanto riferiscono diversi parlamentari, la linea della premier resta ferma sul punto.
Ma, allo stesso tempo, c'è chi, nel centrodestra, non esclude la possibilità che, alla fine, le preferenze non entreranno nel testo: la compattezza della coalizione viene prima di ogni cosa, sarebbe in quel caso la motivazione con cui metterci una pietra sopra. Del resto, osservano dalle opposizioni, il voto segreto potrebbe rappresentare un'insidia e quindi, è la convinzione, alla fine "faranno marcia indietro".
Le critiche delle opposizioni
Chi non ha nessuna intenzione di innescare la retromarcia sulla battaglia è l'opposizione: "A destra passano le notti a incontrarsi nei palazzi e le giornate a rispondersi a colpi di agenzia, sempre sullo stesso tema, come garantire sé stessi. La domanda è semplice: il tempo di occuparsi dell'Italia quando pensano di trovarlo? Questo spettacolo è durato anche troppo. È ora che si occupino dei problemi reali del Paese", incalza la leader del Pd Elly Schlein. E Avs rincara: "Capiamo che la destra abbia molte difficoltà a trovare una 'quadra', perché la legge che piace a Meloni, che potremmo chiamare Vampirellum, piomberebbe sugli alleati come un vero disastro. Fratelli d'Italia vuole fare l'assopigliatutto, i suoi alleati ovviamente non ci stanno".
Alla segretaria dem replica il ministro Luca Ciriani: "Schlein si informi su cosa fa Parlamento, perché il Parlamento non si sta occupando di legge elettorale, anzi in questa settimana si sta occupando di tutto tranne che di legge elettorale".
L'affondo di Vannacci
Che la riforma elettorale alla fine non vedrà la luce - come ipotizzano alcuni deputati nei conciliaboli in Transatlantico - lo dice chiaramente Roberto Vannacci sui social, attribuendo la 'colpa' al suo partito: "Se Futuro nazionale continuerà a crescere nei sondaggi Meloni farà arenare anche la nuova legge elettorale rinunciando al premio di maggioranza" sentenzia l'ex generale.