AGI - Un esercito del bene, quello degli infermieri. Una immagine non certo casuale quella utilizzata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ospite questa mattina dell'assemblea Fnopi a Roma. Per le origini stesse del mestiere dell'infermiere. Per i teatri di guerra in cui negli ultimi anni si distinguono per coraggio e umanità. E per l'eroismo dimostrato anche in Italia durante i mesi drammatici dell'epidemia da Covid.
Tutto questo Mattarella ha ricordato nel ringraziare questo esercito che, tuttavia, soffre di una forte carenza di organico. "Le infermiere e gli infermieri raccolti nelle associazioni nazionali costituiscono un vero e proprio esercito del bene", dice il Capo dello Stato ricordando la pioniera della professione infermieristica, Florence Nightingale, nata a Firenze nel 1820.
Le origini della professione
Su queste origini si sofferma Mattarella anche per sottolineare la necessità di difendere il diritto internazionale: "La forte etica personale, di cristiana solidarietà, che aveva animato Nightingale, aveva trovato espressione sui campi di battaglia prima ancora che nelle epidemie che si manifestavano. L'innesco per la creazione di un Diritto internazionale umanitario durante i conflitti fu prezioso e meriterebbe ben diverso rispetto", ammonisce il Capo dello Stato.
I conflitti di oggi
Il pensiero non può che andare ai teatri di guerra di oggi e alle immagini che rimbalzano sui media e i social media e che vedono protagonisti, e spesso vittime, medici e paramedici impegnati a salvare vite: "Non esito a paragonare a gesti eroici quelli compiuti dai vostri colleghi, a Gaza, dove un sistema sanitario, già fragile, è stato demolito, distrutto, come anche altrove è avvenuto".
Eroi come quelli che si sono distinti durante i mesi del Covid a cui Mattarella riserva un tributo speciale, senza omettere di ricordare chi quella pandemia tenta di derubricarla a semplice influenza: "Tengo particolarmente a ricordare il contributo decisivo, l'appassionata dedizione che vi ha contraddistinto in occasione della pandemia da Covid, drammatica, lunga emergenza - che voi avete vissuto con sacrifici immani e con diverse vittime - e che qualcuno, con sprezzo dei defunti di quei tragici giorni, cerca di derubricare a poco più di una leggera influenza.
Portando a dimenticare gli sforzi spesso eroici e le sofferenze di medici e infermieri, di tutto il personale sanitario". Nella giornata nazionale dell'infermiere, il Presidente ribadisce dunque "la gratitudine della Repubblica per ciò che avete fatto. E per quello che continuate a fare ogni giorno, infondendo fiducia, testimoniando umanità e solidarietà, preziose insieme ai trattamenti di terapia".
Il messaggio di solidarietà
Poi, rivolgendosi al presidente Fnopi, Mangiacavalli, ne riprende il motto "Nessuno si salva da solo" che nei giorni del Covid "non fu soltanto il riconoscimento del limite umano, ma una presa di coscienza, un salto nei rapporti delle nostre comunità". Solidarietà e cura non possono avere carattere di eccezionalità", avverte ancora Mattarella.
E se la professione "è motore" dell'universalità del diritto alla salute, "gli infermieri sono oggi 462 mila. Sappiamo che si tratta di un numero insufficiente rispetto alle esigenze di cura delle popolazioni. È un tema che non appare eludibile", sottolinea il Presidente, "e che interpella formazione e considerazione della centralità di questa funzione per il corretto funzionamento della nostra società".
Retribuzioni e fuga all'estero
Considerazione che passa anche per una retribuzione adeguata: "Dobbiamo evitare che i nostri giovani professionalizzati vadano all'estero per trovare riconoscimenti e retribuzioni migliori di quelle che offriamo. La sanità è un pilastro del welfare, del modello sociale europeo".
"Il diritto universale alla salute rappresenta una pietra angolare della nostra democrazia e della nostra stessa libertà. Non dovrebbe esservi neppure bisogno di ricordare che il necessario radicamento dei servizi di cura non può tollerare disparità tra territori - a partire dalle aree interne dell'Italia: come a dire un diritto alla salute diseguale per i cittadini", conclude.