AGI - La battuta pungente, in Aula ma anche nelle aule di giustizia. La visione di un Sud diverso; quella di una Napoli che recuperava identità, a partire dal nuovo centro direzionale; di una Dc 'moderna'. Paolo Cirino Pomicino, 'o ministro per antonomasia per i napoletani, poiché è stato titolare ministero della Funzione pubblica (1988-1989) nel governo De Mita e di quello del Bilancio e della programmazione economica (1989-1992) nel VI e VII governo Andreotti, dentro la 'balena bianca' veniva proprio dalla corrente andreottiana, ed era finito nel calderone giudiziario che chiuse la Prima Repubblica, nome eccellente nei tempi di Mani Pulite. Solo la procura di Napoli aprì 16 procedimenti a suo carico, 14 diventati processi e in tutti i casi finiti con una assoluzione. Tutti puntualmente commentati da lui nel suo blog.
L'ultima volta che fu avvistato a Montecitorio, era il 2023, e la sua presenza era legata alla camera ardente allestita per l'ex presidente Giorgio Napolitano.
Le origini e l'ingresso in politica
Paolo Cirino Pomicino era nato a Napoli il 3 settembre 1939, quinto di sette figli di Salvatore Cirino e Clara, media borghesia napoletana con la politica in casa, dato che il nonno era stato deputato con Giolitti. Medico con laurea con il massimo voti e specializzazione in neurologia, nel 1970 Cirino Pomicino varca la porta delle istituzioni come consigliere comunale della sua città.
La carriera nella Democrazia Cristiana
Dc la sua scelta di campo, dentro la quale scala velocemente le tappe, diventando delegato al congresso nazionale nel 1973 e poi entrando nella direzione e nel consiglio nazionale. La sua posizione è opposta a quella dell'altro big campano del partito, Antonio Gava.
Gli anni da ministro e la questione meridionale
Entra alla Camera la prima volta nel 1976, per essere rieletto nel 1979, nel 1983, nel 1987 e nel 1992, restandovi fino al 1994 data che segna con la chiusura della XI legislatura la fine della Prima Repubblica. I suoi anni da ministro del Bilancio per la seconda volta coincidono con quelli del cosiddetto Caf, l'alleanza politica tra Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani. La sua azione politica si condensava, come quella di Andreotti, nella concertazione e nella ricerca di interlocuzione continua con alleati e opposizione. La sua saldatura in Campania con il liberale Francesco de Lorenzo e il socialista Giulio Di Donato venne ribattezzata a Napoli l'epoca dei viceré, e tra gli anni '80 e '90 condizionò il dibattito urbanistico ed economico nel capoluogo campano e più in generale del Sud, riportando sui tavoli di discussione con forza il tema della questione meridionale.
Il ritorno in politica dopo Tangentopoli
Dopo Tangentopoli, il ritorno in politica nei primi anni 2000, e l'elezione nel 2004 al Parlamento Europeo con l'Udeur di Clemente Mastella, suo ex compagno nella Dc, con l'iscrizione nel Ppe.
Nuovi incarichi e il trapianto di cuore
Alle elezioni politiche del 2006 viene rieletto alla Camera nella lista formata dalla Dc insieme al Nuovo Psi, e diviene presidente di quel gruppo parlamentare. Il 9 aprile 2007, un delicato trapianto di cuore dopo l'infarto l'anno precedente. Nel 2010, al Convegno di Saint Vincent, organizzato da Gianfranco Rotondi e Carlo Giovanardi, annuncia la propria adesione all'Unione di Centro. Otto anni dopo, è al lancio di Noi con l'Italia - Udc. Alle elezioni europee del 2019 annuncia il proprio supporto al Partito Democratico e poi si orienta verso il partito di Giuseppe De Mita, L'Italia è Popolare.
L'eredità e gli stereotipi
Negli ultimi tempi, la sua voce non è mai mancata, attraverso interviste argute, a sottolineare passaggi importanti della vita di Napoli. Ma molti sono gli stereotipi legati al suo nome, perché la Prima Repubblica era stata travolta da casi di corruzione ("Noi eravamo onesti, questi sono zero", disse in una intervista, dedicando al tema un libro, 'Il grande inganno', nel quale sottolineava come Mani Pulite avesse fatto spazio al populismo), tutti riassunti, nel 2008, dal suo ritratto fatto dall'attore Carlo Buccirosso nel film di Paolo Sorrentino 'Il divo'.