AGI - Umberto Bossi nasce a Cassago Magnago, in provincia di Varese, il 19 settembre del 1941, primo dei tre figli dell'operaio Ambrogio Bossi e della portinaia Ida Mauri. Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università di Pavia, senza però arrivare al diploma di laurea. In gioventù, ha anche una breve esperienza come cantante: con il nome d'arte di Donato partecipa al Festival di Castrocaro.
L'incontro con le idee autonomiste e federaliste avviene per caso, nel 1979, a 38 anni: un giorno, entrando nell'Università di Pavia, nota un volantino dell'Union Valdôtaine di Bruno Salvadori, partito autonomista della Valle d'Aosta. Ed è il rapporto con Salvadori, che conosce poco dopo, il punto di svolta che segna definitivamente il suo coinvolgimento in politica. Sempre al 1979 risale la storica amicizia con Roberto Maroni, che, nel 2012, prenderà il suo posto alla guida della Lega, prima di lasciare il movimento a Matteo Salvini, nel dicembre del 2013. Due anni dopo l'improvvisa morte di Salvadori, in un incidente stradale nel 1980, con Maroni, Bossi crea un giornale, 'Lombardia Autonomista', mentre l'amico Bobo non è presente il 12 aprile del 1984 quando, davanti a un notaio di Varese, l'Umberto fonda la Lega autonomista lombarda, insieme alla seconda moglie Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Giuseppe Leoni, Marino Moroni ed Emilio Sogliaghi.
L'ascesa politica e la fondazione della Lega Nord
Alle elezioni amministrative del 1985, la Lega elegge i primi rappresentanti nei Comuni di Varese e Gallarate e nella provincia di Varese (Maroni è tra questi). Alle politiche del 1987, Bossi si candida sia alla Camera, ottenendo un seggio nella circoscrizione Como-Sondrio-Varese, poi assegnato a Giuseppe Leoni in sua sostituzione, sia a Palazzo Madama, venendo eletto per la prima volta senatore nel collegio di Varese (da qui il soprannome di 'senatùr', ovvero senatore in dialetto varesino). A febbraio del 1991 la grande intuizione di federare tutti i movimenti autonomisti settentrionali (Liga Veneta, Piemonte Autonomista e altre leghe minori), nel congresso di Pieve Emanuele che dà vita alla Lega Nord, di cui viene eletto segretario federale. Alle politiche del 1992, la Lega segna un boom e Bossi venne rieletto, questa volta alla Camera. Nello stesso anno esplodono le inchieste di Tangentopoli, evento che vede il leghista inizialmente tra i più convinti sostenitori del pool di Milano. Ma anche Bossi e la sua Lega vengono coinvolti nel 1993 per una questione legata a un finanziamento illecito di 200 milioni di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison. Il 1994 è l'anno del primo accordo con Berlusconi, in seguito alla discesa in campo annunciata dal Cavaliere il 26 gennaio. Ma l'intesa dura pochi mesi, da maggio a dicembre, e il primo governo Berlusconi cade proprio a causa delle dimissioni dei ministri leghisti, che si rendono protagonisti del 'ribaltone' contro il "Berluskaiser" (il soprannome inventato da Bossi) e favoriscono la nascita del governo 'tecnico' formato nel gennaio 1995 da Lamberto Dini.
La fase secessionista e il ritorno al centrodestra
La frattura con il fondatore di Forza Italia segna il primo, drammatico, terreno di scontro con Maroni, allora ministro dell'Interno, che non appoggia la decisione del capo. Ed è anticipata dal famoso 'patto delle sardine', dal nome del piatto offerto da Bossi al segretario del Pds Massimo D'Alema e a quello del Ppi Rocco Buttiglione, in un incontro tenutosi il 23 dicembre nella casa romana del leghista. Dal 1996, Bossi dà vita alla fase secessionista del Movimento, con la grande manifestazione sul Po, e la dichiarazione di indipendenza della Padania, pronunciata il 15 settembre sulla riva degli Schiavoni a Venezia (rito poi ripetuto fino alle sue dimissioni). All'opposizione durante i governi di centro-sinistra, Bossi riallaccia i rapporti col Polo di centrodestra in occasione delle elezioni regionali del 2000, costituendo l'anno successivo una nuova coalizione, chiamata Casa delle libertà. L'alleanza vince le elezioni politiche del 2001, anche se i voti della Lega Nord scendono al 3,9% alla Camera, al 4,2% al Senato. Il senatur diventa ministro delle Riforme e per la devoluzione.
L'ictus, la riabilitazione e le dimissioni
L'11 marzo del 2004 viene ricoverato d'urgenza all'ospedale Cittiglio e poi trasferito a Varese in seguito a un ictus. La riabilitazione lo costringe a una lunga degenza ospedaliera nella clinica Hildebrand di Brissago, in Svizzera, tenuta per lungo tempo (ben 51 giorni) segreta, e a una faticosa convalescenza, che lo portano a una lunga interruzione dell'attività politica. Gradualmente, riprende l'attività e il suo ruolo di ministro malgrado la malattia che gli ha provocato l'emiparesi del lato sinistro del corpo. In seguito allo scandalo sulla gestione dei fondi del partito da parte del tesoriere Francesco Belsito, si dimette da segretario durante una riunione del consiglio federale, che nomina un triumvirato formato da Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago. Maroni sarà eletto nel congresso del primo luglio di quell'anno.
Il ritorno e l'eredità politica
Al raduno di Pontida del 2013, Bossi ritorna sulla scena politica e, in vista delle elezioni primarie per la scelta del successore di Maroni, si candida alla segreteria, sfidando Salvini, allora europarlamentare e segretario della Lega Lombarda. L'anziano fondatore ottiene il 18,34% dei voti contro l'81,66% del giovane delfino di Maroni, che assume la guida del partito. Alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene ricandidato alla Camera, come capolista per la Lega nel collegio plurinominale Lombardia 2 - 01, venendo rieletto deputato per la XIX legislatura. L'ultima sua apparizione a Montecitorio è per l'elezione del leghista Lorenzo Fontana alla presidenza della Camera. Dopo anni caratterizzati da visioni diverse - 'nordista' uno, 'sovranista' l'altro - quando parlava di Bossi, Salvini di recente amava solo dire dell'anziano "Capo": "Senza Umberto Bossi non saremmo dove siamo ora".