AGI - Achille Occhetto fa Novanta, fra svolte e tornanti della storia che hanno anche la sua firma. L'ultimo segretario del Pci è stato festeggiato al Tempio di Adriano da compagni di viaggio, amici e amiche e da chi ne è ideale erede politico. Da Pier Ferdinando Casini a Elly Schlein, da Luciana Castellina a Francesco Rutelli e Walter Veltroni, in molti si sono presentati sul palco con un libro tra le mani, tra quelli scritti da Occhetto.
L'ultimo segretario del Pci, ma anche il primo del Pds. La svolta della Bolognina, a due giorni dalla caduta del Muro di Berlino, e la Gioiosa Macchina da Guerra da contrapporre al partito appena tenuto a battesimo da Silvio Berlusconi. Tornanti di cui è stato protagonista e di cui è stato testimone diretto. Come ai funerali di Palmiro Togliatti, dove tenne un'orazione funebre in una Piazza San Giovanni gremita da più di un milione di persone. O come quando, da segretario della Fgci, fu inviato dal partito attraverso tutti i paesi del blocco sovietico per valutare le posizioni sulla guerra del Vietnam, dall'Est Europa all'Unione Sovietica per arrivare in Indonesia e in Cina, incontrando Mao Zedong e Ho Chi Minh.
I ricordi di Pier Ferdinando Casini
Oltre a questo, ci sono però i ricordi personali di chi ha 'sfidato' Occhetto sul terreno elettorale come Pier Ferdinando Casini che si definisce la "vittima sacrificale preferita di Achille Occhetto" ricordando la sfida a Borgo Panigale, a inizio anni Novanta: "Occhetto 51 mila preferenze, Casini 17 mila. Pensavo che l'unica per non fare brutta figura sarebbe stato candidarmi contro Occhetto perché nessuno avrebbe osato immaginare una mia vittoria", ricorda divertito Casini.
"Accanto a ogni grande uomo c'è sempre una grande donna, la nostra Aureliana che ho conosciuta dai banchi del consiglio comunale, è stata un assessore molto importante per Bologna", continua il senatore Pd. Poi la svolta della Bolognina su cui, dopo le contestazioni, i dubbi e anche le lacrime di quei giorni, oggi è possibile dire "che non ci sia stato nulla di improvvisato. Quella svolta della Bolognina è stata dettata da coraggio e non da improvvisazione". E se "la Dc è morta perché gli è caduto in testa il Muro di Berlino", come spiega Casini, "Achille Occhetto ha saputo tenere al riparo una parte politica competitor della Democrazia Cristiana: senza quella svolta il Muro sarebbe caduto in testa anche a qualcun altro."
Le prospettive di Luciana Castellina e Gad Lerner
Luciana Castellina ricorda invece i primi anni dell'impegno politico di Occhetto, in quella Casa della Cultura, sotto lo sguardo attento di Rossana Rossanda, in cui si riuniva questo "gruppo di giovani esuberanti". Occhetto, a questo aggiunge, l'incontro con Pajetta, organizzato da Armando Cossutta che "mi chiedeva sempre di prendere la tessera e io rispondevo di no, che ci dovevo pensare perché a quei tempi studiavo. Pajetta allora mi chiese: 'E mi sono laureato io?'. Era reduce da 12 anni di prigionia fascista. Fu allora che decisi di accettare". Un salto avanti di trent'anni, fino al 1989 e all'arrivo di Occhetto al vertice di Botteghe Oscure.
Gad Lerner ricorda: "Ammirai molto la sua relazione sull'Amazzonia, per l'esordio del suo primo intervento come segretario del Pci, era la primavera dell'anno della Bolognina. Quanto lo hanno preso in giro. Volevano che parlasse del rapporto con Craxi, della ciccia vera. Pensavano avessero eletto segretario un tipo un po' troppo originale. Ho ritrovato come l'Unità diede conto di quella relazione: 'Ricchezza e povertà nel rapporto con la natura, l'ecosocialismo, tutti a ridere'. Il tempo è galantuomo. Provo affetto anche per i suoi difetti, si dice che sia stato snob, umorale, ma non si è lasciato imbrigliare dalle liturgie del partito. È stato salvifico", aggiunge Lerner, "per la sinistra italiana."
L'impatto di Occhetto secondo Mentana e Rutelli
Enrico Mentana sfiora appena il ricordo del confronto fra Berlusconi e Occhetto, "il braccio di ferro" in diretta Tv, che segnò l'inizio della Seconda Repubblica e che vide la Gioiosa Macchina da Guerra della sinistra schiantarsi contro la creatura politica del Cavaliere. Il nome di Francesco Rutelli è legato soprattutto alle giunte romane: "Fu Achille Occhetto a decidere di candidare qualcuno estraneo alla tradizione comunista come sindaco di Roma. Voglio dare atto ad Achille della sua lucidità e della sua visione. Perché era attuale quella scelta? In una stagione in cui si parlava molto di società civile fece scelte che si rivolgevano a esperienze diverse da quelle del suo partito. Fu una pagina rara di scelta di figure politiche su cui puntare." Pochi mesi dopo la Bolognina.
Walter Veltroni sulla svolta della Bolognina
Walter Veltroni ricorda quel passaggio come un "momento duro". Achille Occhetto, dice Veltroni, "è stato al tempo stesso capace di salvaguardare un'identità, rigenerando un'identità. Non un oggetto da tenere in salvaguardia antiquariale, ma come strumento nobile capace di adattarsi, rimanendo se stessa dentro il tempo della storia. La svolta della Bolognina fu un momento duro. Noi non sapevamo cosa avrebbe detto Occhetto. Però lo sapevamo perché era obbligatorio, era necessario, e non farlo sarebbe stato uno svendere quell'identità e quel patrimonio."
Elly Schlein e le riflessioni attuali di Occhetto
La svolta è stata anche il prologo di quello che sarebbe accaduto vent'anni dopo con la nascita del Pd. Lo ricorda Elly Schlein, segretaria dem che saluta Occhetto leggendo le prime righe della sua autobiografia: "C'era una volta a Torino un bambino nato senza respirare, quel bambino ero io, non volevo nascere, qualcosa mi aveva insospettito." Schlein aggiunge: "Per fortuna ci sei. Quello che mi colpisce di Achille e che ho sempre ammirato è questo sguardo sempre rivolto al futuro, curioso e senza giudizio, un interlocutore formidabile anche per le nuove generazioni. Credo che la comunità del Pd debba moltissimo ad Achille Occhetto, più di quanto Achille sia disposto ad ammettere. Quindi ti esprimo gratitudine per le scelte difficili che ti sei caricato sulle spalle e la perseveranza con cui le hai portate avanti. Senza quel coraggio e quella capacità di cambiare oggi non saremmo qui dove siamo, non ci sarebbe nemmeno il Pd, con il nostro sforzo quotidiano di attingere al meglio delle sue culture e storie."
Il festeggiato ci tiene a sottolineare che "questa non è una celebrazione post mortem, sono vivo e combatto in mezzo a voi." Poi offre una sua lettura del momento politico nazionale e internazionale. "Sono nato nel fascismo e oggi dove siamo? Prima del fascismo avevamo alle spalle lo Statuto Albertino, avevamo giovani nazionalisti. Noi alle nostre spalle abbiamo la Costituzione repubblicana, i nostri giovani hanno fatto l'Erasmus. E mentre noi discettavamo di fascismo non ci rendevamo conto che la democrazia diventava una pelle di zigrino. Dopo 80 anni ci troviamo di nuovo davanti a uno spartiacque storico che non può venire affrontato rimanendo sugli spalti." Il giudizio sulle responsabilità di quanto accade è duro: "Due criminali stanno come all'inizio della mia vita incendiando il mondo. Criminali non è un insulto, ma uno status giuridico. Netanyahu è stato giudicato criminale dalla Corte Penale Internazionale. L'altro è un aggressore come Putin. Per loro criminali è un titolo giuridico. La cosa più vergognosa è che insieme hanno cominciato una guerra imperialista per tutta l'area mediorientale, facendosi vergognosamente scudo della lotta del popolo iraniano. Mi auguro che vinca il glorioso popolo iraniano così come mi auguro che i due criminali scompaiano."