AGI - È notte quando il centrodestra raggiunge l'accordo sulla riforma della legge elettorale. È mattina quando le opposizioni innalzano un muro: "È irricevibile", tuona il Pd. E le altre forze di minoranza attaccano: "È solo un modo per distrarre l'attenzione dal referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, perché hanno paura e così lanciano un'esca". Insomma, per il centrosinistra di legge elettorale, semmai, si potrà parlare solo dopo il 22 e 23 marzo. Ma il centrodestra tira dritto e respinge le accuse: "Critiche preconcette", afferma il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, tra gli artefici dell'intesa raggiunta dalla coalizione di governo assieme a Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per FI.
Il modello su cui convergono i partiti di maggioranza è quello noto ormai da mesi, un proporzionale corretto con premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge almeno il 40 per cento dei consensi. Premio che assegna al vincitore, attraverso dei 'listini', 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. La soglia di sbarramento resterebbe fissata al 3%, come è nella vigente legge, così come la più alta soglia al 10% per le coalizioni. Si tratta per il momento di un accordo di massima, a cui mancano ancora alcuni tasselli, primo fra tutti le preferenze.
Che non compaiono nel testo su cui gli sherpa del centrodestra hanno siglato l'intesa, ma sulle quali FdI sarebbe intenzionata a tornare alla carica attraverso un emendamento da presentare durante l'esame in Parlamento (l'iter dovrebbe partire da Montecitorio, mentre il testo è stato depositato sia alla Camera che al Senato). Altro nodo da dirimere il numero e la grandezza dei collegi, visto che la riforma cancella con un colpo di spugna tutti quelli uninominali, previsti ora dal Rosatellum, sistema misto tra proporzionale e maggioritario. L'ultima parola sugli 'aggiustamenti' da apportare la daranno i leader della coalizione, che dovrebbero tornare a incontrarsi a breve, viene spiegato. Tra le novità anche il ballottaggio, che sarebbe tuttavia - viene spiegato - una soluzione "residuale", in quanto scatterebbe solo se nessuna delle due prime coalizioni dovesse incassare tra il 35 e il 40% dei voti. Confermato anche l'obbligo di indicazione del candidato premier nel programma di coalizione da depositare al Viminale. Con la riforma del centrodestra, viene spiegato, la nuova scheda elettorale non sarebbe molto diversa da quella attuale: figurerebbero i due o tre nomi individuati dalla coalizione per la circoscrizione, al posto del nome del candidato al collegio uninominale attuale, e sotto le liste dei partiti collegati. La nuova legge elettorale mira a "garantire stabilità" con un premio di maggioranza "non eccessivo" e per questo c'è chi nel centrodestra ha già battezzato il sistema di voto con il nome di 'Stabilicum'.
La reazione delle opposizioni e il nodo referendum
Se il centrodestra, soddisfatto dall'accelerazione impressa alla riforma del sistema di voto - voluta in primis dal partito della premier - si appresta a definire gli ultimi tasselli, le opposizioni fanno subito sapere che di legge elettorale se ne parla solo dopo l'esito del referendum, convinte che sia solo una 'mossa' tattica della presidente del Consiglio e della sua maggioranza, che si "trovano in forte difficoltà e tentano così di distogliere l'attenzione". Ma, avverte ad esempio Nicola Fratoianni di Avs, "non ci provate. È un tentativo bislacco, ma non ci caschiamo: fino al 23 marzo noi parleremo solo di referendum perché siamo convinti che il No vincerà'". Ancor più netta la chiusura del Pd: "Questa accelerazione è il frutto della preoccupazione per l'esito referendario, però la fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere quando si mette mano alle regole fondamentali", dice Elly Schlein che comunque valuta come "inaccettabili" i contenuti finora emersi. "In un paese normale, un paese attraversato da tante emergenze economiche e sociali, ci saremmo aspettati, da un governo e una maggioranza seri, un vertice notturno per reperire più risorse per Niscemi, per approvare magari il salario minimo. Invece la loro priorità oggi, la loro unica preoccupazione, è solo quella di garantire se stessi, cambiando la legge elettorale in modo irricevibile", affermano in una nota congiunta i capigruppo Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti.
Le critiche di Movimento 5 stelle e Più Europa
Stessa linea dal Movimento 5 stelle: "Hanno fatto notte per trovare l'accordo sulla legge elettorale. Danno l'anima per le riforme per salvare i politici dalle inchieste. Continuano però a chiudere gli occhi davanti a lavoratori sfruttati e sottopagati", è l'affondo di Giuseppe Conte. Tranchant il segretario di Più Europa Riccardo Magi: "È un mostro, un miscuglio incoerente di diversi sistemi. Questa bozza è molto peggio della 'legge truffa del 1953' e somiglia di più alla legge Acerbo del 1923".
La difesa della maggioranza: stabilità e governabilità
La maggioranza, da parte sua, difende l'impianto e insiste sulla necessità di garantire stabilità: "La legge elettorale dovrà garantire governabilità e rappresentanza. Sono i principi fondamentali che ispirano la riforma. Stiamo lavorando affinché diventino i pilastri della nuova legge elettorale e ci auguriamo che anche le opposizioni diano il loro concreto contributo", sostiene il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. E il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo osserva: "Per noi l'importante è dare credibilità sui programmi. La gente ci giudicherà su quello, non su quelle che saranno le regole del gioco. Sulla legge elettorale l'auspicio è che ci possa essere un confronto con tutte le forze". La legge elettorale a cui lavora la maggioranza deve dare "stabilità al Paese, tradurre in modo chiaro il voto dei cittadini e assicurare all'Italia un governo forte e credibile", sottolinea il vicesegretario azzurro Stefano Benigni.