AGI - Un "patto tra nazioni libere che scelgono di lavorare insieme perché si fidano l'una dell'altra". Non è solo una formula evocativa, ma il modo in cui l'Italia, attraverso il Piano Mattei, cerca di ritagliarsi sempre di più il ruolo di ponte con il continente al di là del Mediterraneo e guadagnarsi la sua fiducia. Così, Giorgia Meloni - arrivata in giornata ad Addis Abeba dopo il vertice tenuto ieri a Bruxelles sulla competitività dell'UE - ha definito la chiave politica con cui l'Italia cerca di proseguire quel rapporto con l'Africa avviato due anni fa e che prosegue in un'ottica ormai non più nazionale, ma globale.
Nella capitale etiope, il secondo vertice Italia-Africa diventa così il banco di prova di una strategia che intreccia cooperazione economica, sicurezza energetica, gestione dei flussi migratori, supporto alla formazione, ma anche competizione geopolitica. Nel suo intervento con cui ha aperto il summit, Meloni ha infatti descritto il Piano Mattei come uno strumento fondato sulla fiducia reciproca e sulla capacità di individuare insieme "le aree di collaborazione nelle quali poter fare la differenza in un'ottica di benefici condivisi".
Partenariato tra pari e architettura finanziaria
Al centro, ancora una volta, l'idea di superare l'approccio tradizionale alla cooperazione, sostituendo la logica dell'assistenza con quella del "partenariato tra pari", con tempi certi e risultati misurabili. La premier ha sottolineato che il Piano oggi può contare su un'architettura finanziaria solida, costruita anche grazie alla collaborazione con la Banca Mondiale e la Banca africana di sviluppo, grazie alle quali sono stati "mobilitati miliardi di euro tra risorse pubbliche e private". Il Piano diventa così una piattaforma di sistema che coinvolge imprese, università, ricerca e cooperazione, trasformando la presenza italiana in Africa in una strategia coordinata di diplomazia, finanza e capacità industriale.
Il valore politico del vertice di Addis Abeba
Meloni, durante il vertice - e poi nelle dichiarazioni congiunte rese insieme al presidente dell'Unione Africana João Lourenço e al presidente della Commissione dell'Unione Africana Mahmoud Ali Yossouf - ha ribadito l'ambizione di costruire "un modello di cooperazione fondato su fiducia e rispetto reciproco, da pari a pari, lontano da qualsiasi approccio paternalistico". Ecco perché il vertice di Addis Abeba ha quindi un valore politico simbolico: continuare a consolidare una cornice narrativa e strategica stabile nelle relazioni Italia-Africa.
Nuove iniziative finanziarie: debito e clima
Sempre nell'ottica di sostegno al continente, dal vertice, emerge poi una novità significativa che annuncia Meloni stessa al termine della giornata. "Verrà lanciata un'ampia iniziativa di conversione del debito per progetti congiunti di sviluppo, e soprattutto - ed è questa la notizia - l'inserimento di clausole di sospensione del debito per nazioni colpite da eventi climatici estremi verrà lanciata", ha dichiarato la presidente del Consiglio. Un altro passo che rafforza l'impegno italiano nel supporto concreto allo sviluppo africano e ai territori più in difficoltà.
Piano Mattei come leva europea e stabilità
Anche in un'ottica europea, il Piano Mattei diventa quindi una leva per rafforzare la posizione italiana all'interno del vecchio continente, integrando sviluppo africano e stabilità regionale con sicurezza energetica, controllo delle rotte e crescita economica. Dalla capitale etiope - dove domani Giorgia Meloni parteciperà come ospite d'onore ai lavori del vertice dell'Unione Africana - emerge dunque un messaggio chiaro: la volontà di rendere il Piano Mattei lo strumento con cui l'Italia prova a strutturare in modo sempre più stabile il proprio rapporto con l'Africa. Ma soprattutto, tra innovazioni finanziarie, cooperazione strategica e partenariato multilaterale, Roma lancia un messaggio chiaro: sostenere lo sviluppo africano conviene a tutti, e la fiducia reciproca è il vero (e unico) motore di una collaborazione che vuole durare nel tempo.