AGI - "La cifra della comunicazione di Salvini è sempre stata la superficialità, l'approssimazione. Parla di tanti argomenti senza quasi mai approfondire. Il paragone tra me e Vannacci non sta minimamente in piedi". Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, l'ex presidente della Camera Gianfranco Fini, accostato a Roberto Vannacci da Matteo Salvini.
"Io non me ne sono andato dal Pdl che avevo contribuito a fondare, sono stato dichiarato 'incompatibile' da Berlusconi, che in diretta tv mi disse che se volevo 'far politica', cioè esprimere le mie opinioni non sempre collimanti con le sue, dovevo dimettermi da presidente della Camera. Non ci furono né traditi né traditori, fu l'epilogo di una frattura politica", prosegue Fini.
La convergenza di interessi tra Salvini e Vannacci
Quanto a Salvini e Vannacci, ecco le parole di Fini: "Nulla di minimamente comparabile alla mia storia. La loro è stata una brevissima e spregiudicata convergenza di interessi, senza alcun retroterra e strategia politica. Salvini candidò Vannacci nella furbesca convinzione che gli fosse tatticamente utile e non potesse essere un problema".