AGI - Fuori il consenso, "libero e attuale", dentro il dissenso: il testo riguardante le nuove norme in materia di violenza sessuale cambia ancora, per volontà della presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno. Un tentativo di superare le remore di chi nel centrodestra considerava la formula "consenso libero e attuale" troppo vaga e, per questo, soggetta a troppe interpretazioni.
Così, dopo l'approvazione unanime della Camera dei deputati, facilitato anche dall'accordo tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein, la norma è stata cambiata nel passaggio in Commissione al Senato, tra le proteste dei dem che accusano la maggioranza di rinnegare il patto tra le due leader.
"L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso", si legge nel nuovo testo. Le opposizioni, però, insorgono con il Partito Democratico in testa: "La proposta della presidente Bongiorno rappresenta un passo indietro, non solo rispetto all'accordo tra Schlein e Meloni che aveva portato all'approvazione del testo sul consenso alla Camera e rispetto alle stesse dichiarazioni di Bongiorno, ma anche rispetto alla giurisprudenza vigente e rischia quindi di rappresentare una scelta pericolosa", tuonano i capigruppo di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia. In una nota congiunta, denunciano "la forzatura compiuta oggi al Senato" che "stravolge il senso della legge che aveva l'obiettivo di tutela delle vittime rileggendo in senso limitativo le sentenze della Corte Costituzionale. Un comportamento spregiudicato", attaccano ancora Braga e Boccia, "che fa emergere tutte le contraddizioni interne alla maggioranza e le pressioni della Lega che non ha mai creduto alla proposta".
Le critiche alla proposta Bongiorno
La relatrice della proposta alla Camera, Michela De Biase, definisce la proposta Bongiorno "retrograda e pericolosa". E, sul piano politico, "non possiamo non sottolineare che Bongiorno tradisce un impegno unanimemente preso da tutte le forze presenti in Parlamento. Spiace che un testo così retrogrado arrivi proprio da chi ha professionalmente trattato questi temi".
La difesa della senatrice Bongiorno
La senatrice della Lega rivendica la scelta spiegando che la nuova norma "mette al centro la tutela della donna, sottolineando che ogni atto contro il consenso della vittima è violenza sessuale. Si supera così decisamente l'obsoleta struttura della norma vigente che condiziona la punibilità a positive condotte di violenza, minaccia o abuso di autorità da parte dell'autore del reato". Dunque, per Bongiorno, "la tutela della vittima è a 360 gradi, perché la norma - e anche questa è una importante innovazione - punisce la violenza sessuale anche quando la persona si è trovata nell'impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall'imbarazzo". Parole che non convincono le opposizioni.
Le opposizioni denunciano la rottura del patto
Anzi: in una nota congiunta tutti i capigruppo di opposizione a Palazzo Madama, da Francesco Boccia del Pd a Stefano Patuanelli del M5S, passando per Raffaella Paita (Iv), Peppe De Cristofaro (Avs) e Marco Lombardo (Azione) denunciano la rottura del patto con Meloni: "A Montecitorio era stato raggiunto un risultato alto e condiviso, costruito sull'unità trasversale delle donne e su un principio semplice, chiaro, universale: solo sì è sì", spiegano. "La proposta avanzata oggi dalla presidente Bongiorno cancella quell'impegno assunto direttamente dalla Presidente del Consiglio Meloni, rappresenta un arretramento gravissimo rispetto a quel traguardo, rispetto alla parola data dal Governo e rispetto a una conquista che aveva unito il Parlamento e il Paese. La volontà non è consenso. Offuscare questa distinzione significa far male e indebolire la tutela delle donne e tradire lo spirito di quell'intesa". Si rammarica il segretario di Più Europa, Riccardo Magi che parla di "accordo al ribasso con le frange più retrograde del centrodestra di governo. Spiace che una giurista come l'avvocato Bongiorno, che professionalmente e personalmente si è spesa su questo tema, abbia sacrificato per logiche politiche un buon testo, quale era quello precedente, che andava nella direzione delle soluzioni normative adottate da numerosi Paesi europei, in linea con la Convenzione di Istanbul, ponendo al centro il consenso".