AGI - Cinque motivi per votare No. Il Movimento 5 Stelle lancia la sua campagna referendaria a partire da un volantino da scaricare online e stampare. Si tratta del primo di una serie di materiali che i Cinque Stelle mettono a disposizione dell'elettorato, compresa una campagna social mediatica che si arricchirà di card esplicative e grafiche. Si parte, però, dalle ragioni sottese alla scelta del Movimento, schierato per il no.
«La riforma scardina un pilastro della Costituzione: la legge è uguale per tutti. Con la riforma avremmo una giustizia a due velocità, indulgente con i potenti e spietata con i comuni cittadini. Votando NO difendiamo i principi della Costituzione e lavoriamo per correggere i veri difetti della giustizia», spiega il volantino. «Questa non è la riforma della giustizia ma della magistratura. La sua approvazione non risolverebbe i problemi della giustizia, come la lentezza e l'inefficienza. Per risolverli, servono nuove assunzioni e ammodernamento delle strutture e degli strumenti digitali. La riforma invece punta solo a indebolire la magistratura», è la seconda ragione per votare no.
Indebolire il potere giudiziario e creare una casta intoccabile
Il terzo motivo: «Vogliono indebolire il potere giudiziario e creare una casta di politici e potenti intoccabili». E si spiega: «La riforma aumenterebbe l'influenza della politica sulla giustizia. Il governo che ha attaccato continuamente la magistratura, ora vuole stravolgerla. I suoi organi di autogoverno, condizionati dai politici, non la difenderebbero più dagli attacchi esterni e dopo i pubblici ministeri finirebbero sotto le direttive del governo, così come funziona negli Stati dove c'è la separazione delle carriere».
Pm non più imparziali: il modello americano
E ancora: «Pm non più imparziali ma super-accusatori verso i cittadini comuni. I Pm separati dai giudici perderebbero imparzialità e diventerebbero avvocati dell'accusa, disinteressati a cercare le prove a discolpa degli indagati. Andremmo così verso il pericolosissimo modello americano in cui i cittadini senza santi in paradiso spesso sono condannati in partenza».
Sprechi e costi: 70 milioni l'anno per indebolire la giustizia
Infine il tema degli sprechi: «Oltre 70 milioni l'anno sprecati, con quei soldi ogni anno potremmo pagare 60ati in più. Passare da un Csm a due e creare l'Alta Corte disciplinare costerebbe allo Stato circa 72 milioni in più l'anno, non per avere una giustizia più efficiente e a misura di cittadini ma per avere un potere giudiziario indebolito a vantaggio della casta».
L'obiettivo della campagna informativa del Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle prende così la rincorsa in vista del 22 e 23 marzo, data del referendum sulla separazione delle carriere. Ai Cinque Stelle non basta il sostegno offerto al Comitato per il No presieduto da Giovanni Bachelet con l'iniziativa unitaria di sabato scorso accanto a Maurizio Landini, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: una fonte parlamentare spiega infatti che «il tempo è poco, ma sappiamo che c'è la necessità di fare una campagna informativa, e non solo sul voto».
L'obiettivo è quello di mettere i cittadini nella condizione di conoscere la legge nel dettaglio, anche perché «ne va della democrazia: con questa legge, la magistratura perde la propria autonomia e viene subordinata alla politica», è il ragionamento. La campagna seguirà due tracciati paralleli: da una parte la dimensione multimediale e social, con contenuti come schede, video, grafiche. Su questo, lunedì Conte ha tenuto una riunione con i direttivi di Camera e Senato con i quali ha discusso dei dettagli di questi contenuti. Dall'altra una campagna «capillare» sul territorio che vedrà in prima fila Giuseppe Conte, ma anche i 'titolari' della materia nel Movimento: Giuseppe Antoci, Roberto Scarpinato e Cafiero De Raho.
«La legge è uguale per tutti: deve essere una frase reale», è uno dei claim che sarà utilizzato nella campagna: «Vogliono creare casta politici impuniti e intoccabili. Spiegheremo con esempi più pratici per quale motivo questa riforma non va a incidere sulla efficienza della giustizia, non offre garanzie ai cittadini, ma solo alla politica», viene spiegato da una fonte M5S. Tra i Cinque Stelle circola un cauto ottimismo alimentato anche da alcuni sondaggi che vedono restringersi il gap tra il fronte del Sì e quello del No. «La data del 22 marzo scelta dal governo denota la fretta dell'esecutivo e un certo timore di aver scommesso con troppa sicurezza sulla vittoria, visto che il margine di distacco tra il sì e il no si è ridotto», osserva un M5S.