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La Camera approva la manovra all'alba dopo l'ok alla fiducia. Leo: "Adesso la riforma del fisco"

La Camera approva la manovra all'alba dopo l'ok alla fiducia. Leo: "Adesso la riforma del fisco"

Giorgetti: "L'importante è atterrare". I sì stamane sono stati 197, i no 129. Esame del senato dal 27 dicembre. Approvata dal governo la nota di variazioni al bilancio.  Nella manovra non solo energia, anche night-club e cammini religiosi

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© Armando Dadi / AGF 
- La Camera dei deputati

AGI - La Camera ha dato il via libera alla legge di Bilancio con 197 sì e 129 no. Il testo, che deve essere approvato definitivamente entro il 31 dicembre per evitare l'esercizio provvisorio, passa ora all'esame del Senato per la seconda lettura. Nella serata di ieri il governo aveva incassato la fiducia con 221 voti favorevoli e 152 contrari.

A partire dai primi mesi del 2023 il governo lavorerà al "cantiere delega fiscale, partendo da ciò che è già stato fatto nella precedente legislatura, ma con l'obiettivo di una normativa più puntuale nel definire i principi di delega, per un intervento di ampio respiro". Lo afferma il viceministro all'Economia, con delega al Fisco, Maurizio Leo, in un'intervista a Repubblica, spiegando che l'intenzione è di "fare ancora di più sull'equità orizzontale puntando a limitare disallineamenti nella tassazione". Sull'Irpef l'idea è di "partire dal 'modello duale' già discusso, distinguendo i redditi da lavoro, soggetti a una progressività, sebbene addolcita, da quelli da investimento in capitale e immobili, soggetti a un'imposta proporzionale"; l'obiettivo è "introdurre anche il quoziente familiare". è intenzione del governo - prosegue Leo - addolcire le aliquote Irpef, "con la prospettiva di ridurle anche a tre, ferma restando la necessità di individuare le dovute coperture, senza scostamenti di bilancio".

L'ultimo scontro

L'ultimo scontro tra maggioranza e opposizioni sull'avvio del taglio del reddito di cittadinanza operato dalla manovra economica si consuma sulla parola congrua. La legge di bilancio avvia il percorso di rimodulazione del reddito per coloro che tra i 18 ed i 59 anni vengono ritenuti occupabili, con la riduzione del sussidio a 7 mesi nel 2024 e la riformulazione della misura nel 2024 restringendone la platea. E poi introduce una serie di altri paletti. Un emendamento approvato in Commissione Bilancio, a prima firma di Maurizio Lupi di Noi Moderati, dispone che se si rifiuta anche la prima offerta di lavoro, si perde il diritto.

Nel testo della modifica viene soppressa la parola 'congruà dalla norma. Si intendeva offerta 'congruà quella che valutava "la coerenza tra offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate; la distanza del luogo di lavoro dal domicilio (entro 80 chilometri) e i tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico (raggiungibile in 100 minuti)". Ma su questo passaggio è scontro di interpretazioni normative.

La deputata Pd Maria Cecilia Guerra fa notare che l'emendamento Lupi "cancella la parola congrua dove era superflua, ossia nel testo base della manovra dove si diceva che il beneficiario del reddito di cittadinanza deve accettare la prima offerta congrua". La deputata dem sottolinea: "Non si modifica il resto della norma, che si rifà ai sensi del decreto sul reddito, in cui si definisce la congruità dell'offerta, con un rimando anche al Jobs Act". Lupi, però replica che "non c'è stato nessun problema tecnico ma una riformulazione complessiva del governo di un emendamento che avevamo presentato". Poi aggiunge: "Il governo ha voluto fare un passaggio più moderato".

Giorgetti: come le turbolenze in aereo

"è come con gli aerei quando c'è un pò di turbolenza, l'importante è atterrare". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, parlando in Transatlantico con i cronisti, interpellato in merito alla concitazione vissuta nelle ultime battute della manovra economica. Mentre era assieme al ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, Giorgetti ha replicato scherzando: "Non vi impressionate, siete giovani. Sono qui con il ministro Pichetto e abbiamo visto 50 anni di manovre in due, ne abbiamo viste di tutti i colori".

"Ma no, sono stanchi hanno lavorato tanto". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, parlando in Transatlantico con i cronisti, interpellato sulle polemiche di alcuni esponenti di FdI relativamente all'assenza dei tecnici del Mef e la Ragioneria generale dello Stato durante la seconda nottata dei lavori in Commissione Bilancio.