Ricercatori italiani con Mattarella: "Con volontà di cambiamento torniamo in Italia"

Ricercatori italiani con Mattarella: "Con volontà di cambiamento torniamo in Italia"

Il Capo dello Stato in visita al Politecnico di Zurigo incontra gli italiani che hanno scelto la Svizzera per fare ricerca attratti dal clima di accoglienza concreta degli atenei stranieri

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© Quirinale 
- Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Confederazione Svizzera Ignazio Cassis al Politecnico federale di Zurigo 

AGI - "Se vedessi la volontà di cambiamento mi pacerebbe tornare in Italia". Noemi si è laureata e specializzata al Politecnico di Milano ma poi ha scelto il Politecnico di Zurigo per fare ricerca e ora partecipa a uno studio sull'uso di esoscheletri nei malati neurologici. Lei e altri 400 ragazzi italiani hanno attraversato la frontiera dopo aver studiato in Italia, attratti dal clima di accoglienza concreta degli atenei stranieri e di quello svizzero in particolare.

"In Italia se fai ricerca ti propongo uno stage, non un lavoro, perché non considerano la ricerca un'esperienza curricolare".

In più, spiega Andrea che studia e lavora nello stesso gruppo, "qui ci sono fortissimi stanziamenti statali per la ricerca, molti finanziamenti privati e soprattutto un sostegno pubblico al collegamento tra chi fa ricerca, chi avvia una impresa e le imprese gia' avviate". Sergio Mattarella li ha incontrati oggi al Politecnico di Zurigo nel suo ultimo giorno di visita di Stato in Svizzera. Un modo per lanciare un segnale, la Repubblica non si è scordata di voi.

E loro apprezzano: "il Presidente è stato molto interessato al nostro lavoro, per noi è una attenzione importante".

Laser a cascata quantica, robotica neurologica, stoccaggio di CO2, cosmologia sperimentale: le loro ricerche di questi ragazzi e dei loro professori sono spesso difficili da spiegare ma cambiano la vita di tutti.

Le biografie di docenti e ricercatori si assomigliano, in fondo: laurea in Italia, spesso al centro nord, specializzazione all'estero e poi la voglia di tornare, frustrata dalle condizioni materiali offerte dal nostro paese. Tommaso Zimbelli ha studiato fisica a Padova, poi a Berlino e a Parigi e da 15 anni insegna a Zurigo. Valentina Cappelletti, ha studiato a Firenze e poi ha scelto la Svizzera per studiare le proteine.

La star è Alessio Figalli, 38 anni, il secondo italiano ad aver vinto la medaglia Field, il corrispondente del Nobel nelle scienze matematiche. Ha studiato a Pisa, Francia e Stati Uniti e da sei anni lavora al Politecnico elvetico. Perché? "Qui mi hanno garantito condizioni migliori, oltre al budget, ho potuto portare alcuni ricercatori con i quali lavoravo in Texas, ho la mia squadra" spiega.

E anche lui fa notare come anche i privati all'estero valutino la ricerca come una esperienza importante, non come una inutile perdita di tempo: "spesso i privati ci fanno concorrenza e assumono i nostri ricercatori con ottimi stipendi".

Mattarella li ascolta, parla con loro e analizza le loro ragioni. Del resto già ieri aveva spiegato che "il fatto che molti giovani, anche con un patrimonio acquisito di conoscenze, lascino l'Italia per fare esperienze altrove, come giovani ricercatori, è positivo se è fatto per libera scelta. Come avviene per tanti Paesi, e come sempre più avverrà in un mondo sempre piu' interconnesso per motivi crescenti. È negativo se avviene per impossibilita' di scelte adeguate nell'ambito del nostro Paese".

Dunque ora "lo sforzo che l'Italia intende fare è di rendere libera la scelta per i nostri giovani che possono trovare, se vogliono, prospettive concrete nel nostro Paese e, se preferiscono andare all'estero per fare esperienze differenti, lo facciano liberamente, ma non perché costretti. Questo è un tema rilevante per il nostro Paese. È molto importante ed è all'ordine del giorno".

"Non abbiamo chiuso la porta all'Italia, ci piacerebbe tornare" dicono i ragazzi quasi all'unisono, "aspettiamo che cambi qualcosa". Alla fine della visita gli studenti italiani gli porgono una bandiera Tricolore e il Presidente la firma, nella speranza che sia un arrivederci.