Opposizioni preoccupate: "Non faremo sconti"

Opposizioni preoccupate: "Non faremo sconti"

Partito democratico, Movimento 5 stelle, Terzo Polo, +Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Autonomie, elencano al Presidente della Repubblica (al quale tutti esprimono la loro fiducia) le loro perplessità e richieste, ma il no al sostegno a un esecutivo a guida Meloni

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© Quirinale 
- Delegazione del Pd ricevuta dal presidente Sergio Mattarella 

AGI - Opposizione “rigorosa”, “ferma”, “senza sconti”. Davanti al Capo dello Stato, nel primo giorno delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, sfilano i leader dei partiti avversari della coalizione di centrodestra, che salirà domani compatta al Colle.

Partito democratico, Movimento 5 stelle, Terzo Polo, +Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Autonomie, elencano al Presidente della Repubblica (al quale tutti esprimono la loro fiducia) le loro perplessità e richieste, ma il no al sostegno a un esecutivo a guida Meloni - seppur con sfumature diverse - è comune. 

Il Partito democratico sarà “convintamente all’opposizione. Un’opposizione ferma – scandisce Enrico Letta - a una maggioranza che è tale in Parlamento ma non nel Paese”.

Il segretario dem ricorda il rapporto della Caritas che mette in evidenza il problema della coesione sociale, e assicura che sul lavoro, sui diritti e sull’ambiente, il partito sarà “vigile” e non “accetterà ambiguità o arretramenti” da parte del governo che verrà.

Ambiguità – insiste - non dovranno esserci anche nella “condanna dei comportamenti criminali di Putin e per il sostegno al popolo ucraino" perché "il posizionamento dell'Italia non può che essere europeista e atlantista". Se così non sarà, avverte, “non potrà durare” a lungo.

Restando sul dossier Ucraina, Letta giudica “un vulnus per la credibilità del Paese” le parole pronunciate nei giorni passati dal presidente di Forza Italia e gli applausi dei parlamentari azzurri che le hanno accompagnate, ma non pone veti sul nome del prosismo ministro degli Esteri.

Il nuovo governo, auspica ancora, si deve mostrare deciso anche sul tema della sanità dicendo “parole chiare sulla campagna vaccinale e sull’impegno a rafforzare la sanità pubblica”.

Agli altri partiti dell’opposizione rilancia la necessità di giungere “a una maggiore convergenza, se si vuole evitare che la legislatura duri 5 anni con lo stesso governo” e sul capitolo riforme si dice pronto ad avviare una discussione con tutti senza però stravolgere l’impianto della Costituzione. 

Il Movimento 5 stelle sarà all’opposizione in modo rigoroso e si aspetta che l’esecutivo che nascerà “sarà a forte vocazione europeista”, che abbia “chiara la collocazione euroatlantica e che sia pronto per affrontare la crisi in atto, che abbraccia la sfera economica e quella sociale".

Giuseppe Conte incontra i cronisti dopo il colloquio con Mattarella e spiega che un accordo con le altre forze che non appartengono alla maggioranza “non è nell’ordine delle cose”.

“Il Pd – sottolinea - farà il suo percorso congressuale, su molte cose potremo ritrovarci, ma non è questo il tempo di coordinare un’opposizione unitaria”.

Il presidente del Movimento auspica poi che il centrodestra metta presto da parte le discussioni interne per dare le risposte urgenti che il Paese attende e sul tema dei diritti assicura che se il nuovo governo "rimetterà indietro le lancette delle nostre conquiste civili, troverà un muro".

Sul conflitto in Ucraina bolla come inaccettabili le parole del presidente di Forza Italia ‘intercettate’ nei giorni scorsi, esprime perplessità su un esponente di FI al ministero degli Esteri e torna a ribadire la necessità di avviare un negoziato di pace. Un nuovo invio di armi? “Riteniamo che non sia più necessario”, risponde, “non credo sia questa la priorità”.  

Carlo Calenda, leader del Terzo Polo, promette “un’opposizione senza sconti” al governo di centrodestra ma “non pregiudiziale”, almeno fino a quando sarà rispettato l’atlantismo del Paese e non saranno messi in discussione i diritti. Azione-Iv, al Colle sono presenti anche i capigruppo Raffaella Paita e Matteo Richetti e la presidente di Iv, Teresa Bellanova, esprime anche preoccupazione per il caro energia che, sostiene Calenda, “rappresenta un rischio per la tenuta sociale del Paese”.

Al Capo dello Stato la delegazione esprime poi il disappunto per le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul conflitto in Ucraina e rispondendo alla stampa dice di rifiutare l’idea che proprio FI possa indicare il nome del prossimo ministro degli Esteri.

Una soluzione simile, dice, “non è concepibile”, anche se, continua, le rassicurazioni sul tema giunte ieri sera da Giorgia Meloni sono “apprezzabili”. Un messaggio Calenda lo invia anche alle altre forze di opposizione. “Siamo pienamente disponibili a intavolare un rapporto – le sue parole - ma questo non può diventare l’unità delle opposizioni ‘contro’, che non gioverebbe al dialogo che si deve instaurare con il governo in una democrazia matura”.

No senza appello, infine, alla possibilità di un sostegno alla maggioranza se questa si dovesse trovare in difficoltà. 

Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, confermano l’opposizione di +Europa a un governo formato da FdI, Lega e FI a partire dal tema dei diritti. Saranno “contro – spiegano - qualsiasi tentativo di spostare l'asse dell'Italia rispetto all'Unione europea” e “di portare l'Italia a un nazionalismo economico corporativo".

Anche l’Alleanza Verdi-Sinistra si prepara a mettere in campo un’opposizione “rigorosa”. Luana Zanella, Eleonora Evi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, dopo l’incontro con il Capo dello Stato sottolineano i “problemi molto gravi e grandi” che vedono per il futuro del Paese “con un governo di destra-centro”, così lo definiscono.

Problemi che vanno dall’emergenza ambientale (Bonelli chiede che il futuro ministro della Transizione ecologica rispetti gli impegni internazionali sottoscritti dall’Italia), al pericolo di “una deriva democratica” che potrebbe compromettere la “libertà e i diritti delle donne”. Sul conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina, Avs pone infine l’accento sulla necessità di individuare una soluzione “il più veloce possibile e definitiva” al conflitto.

Il Gruppo Per le Autonomie del Senato, con Julia Unterberger (Svp) è “orientato a votare contro la fiducia ma non è ancora detta l'ultima parola e decideremo anche in base ai ministri", dice Julia Unterberger (Svp) ricordando i "grandi problemi" avuti nel passato con FdI.

“Devono dimostrarci che hanno cambiato atteggiamento nei confronti delle autonomie, delle minoranze linguistiche e nei confronti dell'Europa", avvisa infine.