Lo scontro nell'opposizione sulle vicepresidenze delle Camere

Lo scontro nell'opposizione sulle vicepresidenze delle Camere

Sciolto questo nodo partirà la nuova sfida interna alle opposizioni per eleggere i presidenti delle commissioni di garanzia, Vigilanza Rai e Copasir in cima a tutte

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© Alessandro Serranò / Afg - Montecitorio

AGI - Le ultime ore prima del voto sugli uffici di presidenza di Camera e Senato non sono valse a dirimere le tensioni e dipanare i nodi sulle caselle spettanti all'opposizione. Fra Partito Democratico e Azione-Italia Viva il canale del dialogo rimane chiuso e anche le voci che parlavano di un imminente incontro fra la presidente dei senatori renziani, Raffaella Paita, e il senatore dem Marco Meloni -regista dell'operazione sugli uffici di presidenza - è stata smentita da fonti del Nazareno.

Il segretario Enrico Letta ha riunito i deputati per fare il punto della situazione e ha confermato lo schema che vede Anna Ascani vicepresidente della Camera, Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, con Stefano Vaccari e Chiara Braga come segertari d'Aula. Al Senato, invece, lo stesso Marco Meloni sarebbe stato indicato per il ruolo di questore.

Lo schema del Pd conferma la volontà del segretario di perseguire la linea della parità di genere: oltre alle due vicepresidenti e alla segretaria d'Aula, sono state confermate le due capogruppo dem di Senato e Camera, Simona Malpezzi e Debora Serracchiani.

Senza questa 'prorogatio', le due nuove capogruppo avrebbero avuto davanti un mandato a breve termine, fino alle primarie che si dovrebbero tenere nella prima metà di marzo per eleggere il nuovo segretario. Dopo quel passaggio, infatti, il nuovo leader dem avrebbe dovuto sottoporre a una verifica le capogruppo per decidere se sostituirle. Un mandato a breve termine che, in una fase di costruzione dell'opposizione di centro sinistra, il Partito democratico e i suoi alleati non possono certo permettersi.

Dall'altra parte della barricata, Azione e Italia Viva protestano per quella che considerano una "conventio ad escludendum". Secondo renziani e calendiani, i dem si sarebbe "acconciati" con i Cinque Stelle per farli fuori dagli incarichi di peso negli uffici di presidenza.

I renziani, in particolare, chiedevano "almeno una vicepresidenza", come riferiscono fonti di Italia Viva, rivendicando di avere "tanti parlamentari competenti per quei ruoli". Nella serata di ieri, però, il presidente di Azione, Matteo Richetti, ha risposto picche all'invito del dem Marco Meloni di sedersi a un tavolo per discutere degli incarichi.

Meloni, infatti, avrebbe detto a Richetti che la questione dei vicepresidenti rimaneva fuori dal tavolo e che si sarebbe discusso solo di vicesegretari e questori (versione di Azione). E anche l'incontro fra Marco Meloni e Raffaella Paita, dopo che alcune voci di Palazzo lo avevano dato per probabile, è stato smentito da fonti dem.

Da qui la decisione di Azione, seguita da Italia Viva, di non partecipare al voto sugli uffici di presidenza. Dopo aver eletto capigruppo Francesco Silvestri alla Camera e Barbara Floridia al Senato, il Movimento 5 Stelle punta su Alessandra Todde o Chiara Appendino come vicepresidente della Camera e su Mariolina Castellone (in pole) o Stefano Patuanelli a Palazzo Madama.

Subito dopo partirà la nuova sfida interna alle opposizioni per eleggere i presidenti delle commissioni di garanzia, Vigilanza Rai e Copasir in cima a tutte.