Il nuovo Parlamento eleggerà i presidenti di Camera e Senato a tempo di record

Il nuovo Parlamento eleggerà i presidenti di Camera e Senato a tempo di record

La prima seduta di Camera e Senato è convocata per giovedì 13 ottobre, ma già da lunedì prossimo deputati e senatori, soprattutto quelli eletti per la prima volta, varcheranno i portoni dei due palazzi per l'adempimento delle incombenze burocratiche (dalla registrazione alla foto per il tesserino parlamentare fino all'assegnazione dell'account personale)

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La sala del mappamondo

AGI - Mancano otto giorni all'avvio della XIX legislatura. E al massimo entro il week end della prossima settimana, e salvo sorprese, si conosceranno i nomi dei nuovi presidenti dei due rami del Parlamento.

La prima seduta di Camera e Senato è convocata per giovedì 13 ottobre, ma già da lunedì prossimo deputati e senatori, soprattutto quelli eletti per la prima volta, varcheranno i portoni dei due palazzi per l'adempimento delle incombenze burocratiche (dalla registrazione alla foto per il tesserino parlamentare fino all'assegnazione dell'account personale).

Sarà un primo 'giorno di scuola' segnato da una novità assoluta: ad occupare gli scranni dei due emicicli ci saranno 345 deputati e senatori in meno, conseguenza della riforma costituzionale targata M5s che ha tagliato il numero degli eletti: da 630 a 400 a Montecitorio, da 315 a 200 a palazzo Madama.

Come cambia l'aula con il taglio dei parlamentari

Un 'vuoto' che sarà reso plasticamente anche dalla disposizione in Aula: le ali 'estreme' dei banchi dell'emiciclo della Camera saranno ridotte (sono circa un'ottantina le postazioni adibite al voto che andranno in pensione), anche se non eliminate del tutto, per grantire la capienza in occasione delle sedute comuni. A Montecitorio la vera novità sarà il nuovo display elettronico, posto alle spalle dello scranno più alto riservato alla presidenza, che non solo rendiconterà le votazioni, ma darà conto anche di ogni singolo documento che si sta per approvare o bocciare e, soprattutto, proietterà l'immagine video del deputato che sta intervenendo in Aula.

Spetterà alla senatrice a vita Liliana Segre e al vicepresidente uscente di Montecitorio, il renziano Ettore Rosato, 'dirigere' i lavori della prima seduta dei due rami del Parlamento. A stabilire a chi spetta il compito di presiedere la prima seduta di Camera e Senato sono i regolamenti.

A Montecitorio il compito è assegnato al più anziano per elezione tra i vicepresidenti della legislatura precedente, quindi Rosato. Al Senato il ruolo viene affidato provvisoriamente al più anziano di età, quindi il presidente emerito Giorgio Napolitano. Ruolo che ha già svolto all'avvio della legislatura appena conclusasi. Ma le condizioni di salute dell'ex presidente della Repubblica fanno propendere per un passaggio del testimone a favore della senatrice a vita Liliana Segre.

I rispettivi presidenti provvisori procederanno quindi alla proclamazione degli eletti. A seguire, si alzerà il sipario sul primo 'atto politico' della nuova legislatura, ovvero l'elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato, che succederanno a Roberto Fico e Elisabetta Casellati.

Come si eleggono i presidenti di Camera e Senato

A palazzo Madama, visti i numeri della nuova maggioranza, il nuovo presidente potrebbe essere eletto già al primo scrutinio, quindi giovedì stesso, mentre a Montecitorio sarà necessario attendere almeno la quarta votazione, che dovrebbe svolgersi tra venerdì pomeriggio e sabato mattina.

L'elezione del presidente della Camera ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza dei due terzi dei componenti (267 deputati), dal secondo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti calcolando anche le schede bianche. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti.

Dunque, poiché il centrodestra conta 237 deputati, e la maggioranza assoluta richiesta è pari a 201, è presumibile ritenere che sarà eletto il successore di Roberto Fico solo dal quarto scrutinio (a meno che il centrodestra non opti per assegnare la presidenza all'opposizione, in quel caso l'elezione potrebbe avvenire sin dai primi scrutini, ma al momento l'ipotesi non è sul tavolo). Quindi, a seconda che si proceda con due votazioni al giorno o una, la proclamazione è attesa tra venerdì 14 ottobre, nel pomeriggio, o la mattina di sabato.

Per eleggere il presidente del Senato, invece, alla prima e seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta dei voti dei componenti. Se le due votazioni vanno a vuoto, il giorno successivo si procede ad una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.

Qualora nella terza votazione nessuno risulti eletto, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa.

A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. Il centrodestra può contare su almeno 113 senatori (mancano all'appello 6 seggi che il Viminale non ha ancora assegnato) e poiché la maggioranza assoluta è pari a 104 (vanno computati nel calcolo anche i 6 senatori a vita), il nuovo presidente di palazzo Madama si prevede possa essere eletto già al primo scrutinio.

Che succede dopo l'elezione dei presidenti

Una volta eletti i due presidenti, si procede all'elezione di quattro vicepresidenti, di tre Questori e di otto segretari che costuiscono l'Ufficio di Presidenza. Intanto, entro due giorni dalla prima seduta, i deputati devono dichiarare al segretario generale della Camera a quale Gruppo appartengono, mentre i senatori hanno un giorno in più a disposizione.

A seguito del taglio dei parlamentari, il Senato, proprio sul finire della legislatura lo scorso luglio, ha approvato delle modifiche al regolamento per adeguarlo al nuovo assetto di palazzo Madama. Nessuna modifica è stata invece apportata al Regolamento di Montecitorio che, in ogni caso, dovrà essere 'ritarato' in corso d'opera sulla base dei nuovi numeri.

Per costituire un gruppo parlamentare alla Camera occorre un numero minimo di 20 deputati, al Senato i componenti necessari erano 10 e sono stati ridotti a 6. Entro quattro giorni dalla prima seduta (quindi entro lunedì 17 ottobre), il presidente della Camera indice le convocazioni, simultanee ma separate, dei deputati appartenenti a ciascun Gruppo parlamentare e di quelli da iscrivere nel Gruppo misto per procedere all'elezione dei rispettivi capigruppo.

A palazzo Madama il nuovo regolamento dispone che i gruppi vengano convocati per l'elezione del proprio presidente "entro sette giorni dalla prima seduta" (quindi entro giovedì 20 ottobre). I passaggi tecnici e burocratici proseguono poi, una volta costituiti i gruppi parlamentari, con la nomina - a Montecitorio - dei componenti della Giunta per il Regolamento, della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e della Commissione per la biblioteca e per l'archivio storico, dandone comunicazione al Senato. E così via.

Ma i passaggi necessari perché il Parlamento in seduta comune sia pronto a 'ospitare' il nuovo presidente del Consiglio per il voto di fiducia sono i primi: elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento, composizione dei gruppi ed elezione dei rispettivi capigruppo.

Questo perché i due presidenti e i capigruppo partecipano alle consultazioni al Quirinale. Dunque, sfogliando il calendario, è ipotizzabile che le consultazioni al Colle possano iniziare lunedì 17 ottobre e che il governo si presenti in Parlamento per la fiducia non prima di fine mese. Recita la Costituzione: "Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia".