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Le 'ombre russe' che preoccupano il Partito democratico

Le 'ombre russe' che preoccupano il Partito democratico

Il segretario del Pd ha chiesto al governo di fare chiarezza sulle rilevazioni di fonti di Intelligence statunitensi su presunti finanziamenti russi a partiti europei. Nel Pd c'è la netta percezione che, al di là dei contenuti del dossier, una sorta di "corto circuito" si sia verificato in capo al Copasir

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© Stefano Nicoli / NurPhoto / Afp 
- Enrico Letta 

AGI - L'ombra di Mosca si allunga sulle elezioni italiane. Secondo fonti di intelligence statunitensi, il Cremlino avrebbe finanziato partiti in oltre venti Paesi europei.

Non è ancora chiaro se tra questi ci sia anche l'Italia, nè quali sarebbero i partiti destinatari di circa 300 milioni di dollari dalla Russia, ma la notizia desta forte preoccupazione, soprattutto nel Partito Democratico.

Enrico Letta chiede al governo di fare chiarezza: "Chiediamo al governo verità prima del voto. Se il governo ha evidenze, occorre che queste evidenze divengano immediatamente oggetto del dibattito in Italia", dice il leader dem: "Vogliamo che sia fatta chiarezza perchè questa è una vicenda gravissima, aggiunge Letta.

"Da quando la Russia ha cominciato la sua aggressione a un pezzo d'Europa, è cominciato anche il suo infiltrarsi all'interno del sistema politico europeo", aggiunge.

Nel Pd c'è la netta percezione che, al di là dei contenuti del dossier statunitense, una sorta di "corto circuito" si sia verificato in capo al Copasir.

In particolare, dalle parti del Nazareno, hanno destato stupore le parole del presidente del Comitato per l'ordine e la sicurezza - nonchè senatore di Fratelli d'Italia - Adolfo Urso dopo il confronto con Franco Gabrielli: "Mi sono confrontato con il sottosegretario con delega ai servizi segreti, Franco Gabrielli. Al momento al governo è stato escluso che l'Italia compaia in questo dossier", sono state le parole di Urso che, osservano dal Pd, "non è portavoce di Gabrielli".

Ma a preoccupare i dem sono soprattutto le parole definite "sibilline" con cui Urso ha difeso la posizione del centrodestra sulla Russia e la crisi in Ucraina: "La Lega e le altre forze del centrodestra in Parlamento hanno sempre sostenuto tutte le decisioni a sostegno dell'Ucraina", compreso l'invio di armi, ha spiegato per poi aggiungere: "Lo stesso non si può dire per la sinistra". 

Una presa di posizione che, rilevano nel Pd, "contrasta con il modo istituzionale con cui ha sempre interpretato il suo ruolo".

Da qui le prese di posizione dei membri della segreteria dem. "Chi ha responsabilità istituzionali si esprimesse nelle sedi competenti e opportune, senza giungere a conclusioni affrettate che rischiano di alimentare anziché spegnere la confusione sul tema", dice il responsabile Sicurezza del Pd e membro del Copasir, Enrico Borghi.

Per il Pd, l'unica sede deputata a occuparsi di questa vicenda è proprio il Comitato, "da convocare il prima possibile: si ratta di un tema di carattere nazionale" che, se dovesse investire anche partiti italiani, prefigurerebbe un alto tradimento", dicono dal Nazareno invocando "massima cautela" nel rilasciare dichiarazioni. Ma a rincarare la dose di timori e sospetti arriva la dichiarazione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, secondo il quale "quello russo potrebbe non essere l'unico dossier". 

In ogni caso, il presidente del Copasir, in visita a New York, ha chiesto che "l’amministrazione Usa fornisca immediate ed esaurienti informazioni al governo italiano sul dossier sui finanziamenti russi a partiti ed esponenti politici di alcuni Paesi".

Tra i dem non c'è, tuttavia, la percezione che un caso come quello che si è aperto possa portare voti. Quello che il Pd chiede con il suo segretario è di fare chiarezza e chiudere la vicenda prima del 25 settembre per non gettare ombre sul voto e per un dovere di chiarezza nei confronti dei cittadini. Anche perchè la campagna elettorale in corso, fanno notare ancora dal Pd, non difetta in messaggi fumosi e fake news.

Ultimo caso segnalato dai dem è quello rilanciato da un post di Carlo Calenda. Il leader di Azione ha preso per buono lo screenshot di una giornalista che rilanciata la notizia - falsa - della 'precettazione' da parte di una dirigente pubblica pugliese ai dipendenti perché partecipassero a un incontro elettorale del Partito Democratico.

Uno 'scivolone' che desta "stupore" nel Pd "per l'utilizzo spregiudicato e un po' ridicolo delle fake news". Prima di Calenda, era stato Beppe Grillo a postare un video falso sul voto degli italiani all'estero, dopo il quale il Pd ha fatto un esposto.

Un errore, quello del leader terzopolista, che al Nazareno attribuiscono alla "compulsività con cui utilizza i social network" e chi si esprime anche con gli attacchi di oggi a Luigi Di Maio, bersaglio delle battute di Calenda per il video in cui si vede il ministro sollevato dal personale di una trattoria di Napoli: "Ha usato gli stesso argomenti utilizzati contro Sanna Marin", è il commento del Nazareno.

Non è, d'altra parte la prima volta che il leader di Azione mette nel mirino il fondatore di Insieme per il Futuro. "Prima ha utilizzato la storia del bibitaro", ricordano, "ora questo. Calenda dimostra di avere dei pregiudizi e la tracotanza di chi si sente superiore agli altri".

Nonostante le polemiche, Enrico Letta continua il suo tour de force, convinto che la rimonta nei collegi in bilico sia alla portata. Una convinzione suffragata dai dati "incoraggianti" che circolano al Nazareno e che sono il frutto della polarizzazione impressa a questa campagna, sempre più simile a un 'duello' fra Letta e Meloni.

 

 

Da qui il "nervosismo" che i dem attribuiscono a Giuseppe Conte, oggi protagonista di uno scambio su Twitter con il leader dem e con il ministro del Lavoro Orlando. Letta esprime soddisfazione per l'emendamento soppressivo del governo all'emendamento che conteneva una deroga al tetto degli stipendi dei manager pubblici.

A stretto giro replica Conte: "Eppure l'avete votato, Enrico. Un bel tacer non fu mai scritto", cinguetta l'ex premier riferendosi al sì del Pd al Senato alla deroga.

"Giuseppe, ci avete messo più di due anni a cambiare i decreti Salvini su nostra pressione. Noi poche ore per chiedere una correzione ad una norma sottovaluta e non voluta da noi", è la controreplica dem con il titolare del Lavoro Andrea Orlando. "Conte finge di non sapere che in commissione" l'emendamento "l'hanno votato anche loro e che il Partito Democratico è stato il primo a chiederne la soppressione con un ordine del giorno", ricordano i dem.