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L'Italia revoca 10 onorificenze a russi per indegnità, tra loro un vice presidente della Duma e due viceministri

L'Italia revoca 10 onorificenze a russi per indegnità, tra loro un vice presidente della Duma e due viceministri

I decreti sono stati firmati dal Presidente della Repubblica lo scorso 8 agosto e pubblicati in Gazzetta ufficiale il 20. Tra le personalità coinvolte anche imprenditori e manager

Ucraina Italia revoca 10 onorificenze russi indegnita

 Sergio Mattarella

AGI - Ci sono due viceministri, uno dei vicepresidenti della Duma e una serie di manager e banchieri tra i 10 cittadini russi, a cui l'Italia ha revocato "per indegnita'" le onorificenze che aveva loro conferito in passato.

Al viceministro degli Esteri, Evghenyj Ivanov, è stata revocata l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia, come anche al vicepresidente della Camera bassa del Parlamento, Aleksey Gordeev e al presidente dell'Unione russa degli Industriali e degli Imprenditori, Aleksandr Shokhin. Al viceministro degli Esteri ed ex rappresentante permanente della Russia presso la Nato, Aleksandr Grushko, revocata invece l'onorificenza del Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella d'Italia. Si tratta del funzionario piu' alto in carica nella lista ad essere stato colpito dal provvedimento.

E' stata poi revocata l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine della Stella d'Italia a: Aleksandr Djukov, a capo di Gazprom Neft; Andrei Melnichenko, principale azionista e membro del consiglio di amministrazione del produttore di fertilizzanti EuroChem e il cui mega yacht A e' stato sequestrato a marzo dalle autorita' italiane nell'ambito delle sanzioni per la guerra in ucraina; Kirill Dmitriev, a capo del Fondo russo per gli investimenti diretti; Dmitri Konov, ex numero uno del colosso petrolchimico Sibur; Herman Gref, a capo di Sberbank e Oleg Belozerov, direttore generale delle Ferrovie russe.

A maggio, l'Italia aveva revocato sempre "per indegnità" l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella d'Italia al premier russo, Mikhail Mishustin, e a Denis Manturov, ministro dell'Industria e del commercio.