Scintille sul fisco. Letta propone la tassa di successione per i plurimilionari

Scintille sul fisco. Letta propone la tassa di successione per i plurimilionari

Renzi, "una follia, possiamo morire gratis?". Meloni, "tuteliamo chi produce ricchezza". Il segretario dem rilancia sulla dote per i 18enni da finanziare con una patrimoniale. Salvini all'attacco: "La Lega è per la flat tax e la pace fiscale". Sisto (FI): "Tra i dem e le tasse amore sincero e duraturo".

Tassare super ricchi coro di no a proposta Letta

© Riccardo Fabi / NurPhoto / NurPhoto via AFP  -  Enrico Letta

AGI - Mentre nel campo del centrosinistra il sudoku delle alleanze fatica a trovare una soluzione, con Carlo Calenda e Matteo Renzi che piantano paletti e dettano condizioni, minacciando di correre in competizione con il Pd dando vita al cosiddetto terzo polo, si scalda la campagna elettorale ed è subito polemica sulla proposta di una tassa di successione sui grandi patrimoni per destinare risorse a favore dei 18enni, idea rilanciata dal segretario dem Enrico Letta. "Dote 18enni" è una delle prime idee messe in campo dal leader dem dopo l'elezione alla guida del Nazareno. E già allora fece insorgere il centrodestra, ma non suscitò particolari entusiasmi nemmeno tra i 5 stelle, tentati dal 'campo largo' lettiano destinato poi a deflagrare con la crisi del governo Draghi.

Ora Letta ci riprova, insistendo sulla necessità che i super ricchi si facciano carico delle nuove generazioni, in balia del precariato e travolti da due anni di pandemia. E' una proposta che "porteremo avanti, ovviamente sarà finanziata con una tassa di successione per i patrimoni plurimilionari.

L'altra volta quando ne parlai tutti cominciarono a dire 'ah, si toccano le successioni!', ma è giusto che chi ha un patrimonio plurimilionario lasci qualcosa alla società e se quel qualcosa viene ridato ai giovani, che oggi sono attanagliati dalla precarietà, credo sia il senso di generazioni che si aiutano", ha spiegato il leader dem. Parole che incassano subito un coro di no: da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, passando per Matteo Renzi e Carlo Calenda. Non è la prima volta che il tema delle tasse irrompe in campagna elettorale, marcando una netta frattura tra le forze di sinistra e il centrodestra.

E non è un mistero che le tasse siano un terreno scivoloso a poco più di un mese dalle urne, tanto più in un momento di crisi economica, con la guerra in Ucraina e il caro energia che incombono e in vista di un autunno che si preannuncia 'caldo'. 

 

 

"Chi sceglie il Pd sceglie più tasse, chi sceglie la Lega sceglie la Flat Tax al 15% e la Pace Fiscale. Chi non sceglie, poi non si lamenti", scrive Matteo Salvini sui social. 

"Letta lo ammette: la patrimoniale è il pilastro del suo programma. Il 25 settembre gli italiani potranno scegliere: votare il Pd che vuole più tasse e colpire i patrimoni, oppure votare Fratelli d'Italia che non vuole più tasse e che si batterà per tutelare chi produce ricchezza e crea lavoro", è la risposta della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. 

"Letta si conferma ossessionato dai sacrifici fatti negli anni dalle famiglie italiane. Come sempre l'unica ricetta del Pd, da buona tradizione della sinistra, è quella di tassare i risparmi di chi si è rimboccato le maniche alla ricerca della stabilità e per assicurare un futuro ai propri figli", afferma Licia Ronzulli, fedelissima di Berlusconi.

"I giovani non si aiutano con l'assistenzialismo sfrenato fatto di mance e bonus, ma con interventi strutturali che abbiano un impatto positivo sul mercato del lavoro", incalza la parlamentare azzurra. La proposta dem non sfonda nemmeno al centro. Anzi.

Caustico il leader di Italia viva: "Purtroppo il Pd ha iniziato la campagna elettorale in modo incredibile. Letta ha posto il tema di mettere la tassa di successione e di candidare Di Maio in Emilia Romagna. Aumentare la tassa di successione è folle, paghiamo tante tasse, possiamo almeno morire gratis?", chiede retoricamente Renzi.

Mostra scetticismo anche Giuseppe Conte, che osserva: "I giovani non vogliono una dote, vogliono la speranza per il proprio futuro, vogliono un'opportunità concreta di lavoro, non il lavoro precario di un giorno o una settimana", spiega il presidente M5s. L'idea non piace nemmeno al leader di Azione: "Ai diciottenni non serve una dote ma un'istruzione di qualità e meno tasse sul lavoro", taglia corto Carlo Calenda.

Ad accogliere con favore la proposta lettiana è invece Sinistra italiana. Per il responsabile economia, Giovanni Paglia, è "una buona cosa, anche se mi convince molto di più la nostra proposta di patrimoniale progressiva. Non condivido invece il bonus di 10.000 euro ai giovani: se il problema sono precarietà e salari, interveniamo su quelli. Comunque finché si parla di tassare i milionari e ampliare i diritti è un bene", conclude.

Si schiera al fianco del segretario dem Enzo Maraio, che bacchetta il centrodestra, capace solo di fare "tanta retorica con proposte inutili e non realizzabili sulle tasse e nessuna concretezza", mentre "l'idea di Enrico Letta è seria e può far scattare finalmente nuove opportunità per i nostri ragazzi", dice il segretario del Psi.

 

 

Letta non entra nella polemica, ma non disdegna di replicare a muso duro a Meloni: "Dico solo che per fortuna non eravate al governo durante la pandemia. I giovani rischiavano poco ma contagiavano come gli altri. Si sono sacrificati per salvare la vita di tanti più fragili. La forza della società è la solidarietà non il salvarsi ognuno per conto proprio", scrive sui social, dopo che la leader di FdI aveva scritto: "Secondo Enrico Letta i giovani sono stati rinchiusi in casa durante la pandemia, nonostante rischiassero davvero poco. Ora te ne accorgi Letta?".